Touristi per caso: Da Liegi a Porrentruy
09 Luglio 2012
«Scrivere non è una professione ma una vocazione d’infelicità». Georges Simenon a The Paris review nel ’55 poteva immaginare quanto sarebbero state vere le sue parole oggi in Italia? «Ha da passà ‘a nuttata», diceva Gennaro alla moglie Amalia nella Napoli milionaria! del dopoguerra di De Filippo… E allora raccontiamo questa prima settimana di Tour partito dalla Liegi di Simenon con uno storico Cancellara, poi la stella di Sagan, il ritorno di Cannonball Cavendish e del gorilla Greipel, fino a quel terzetto lassù a lottarsi la generale già dalla prima vera salita sui Vosgi.
Ventuno tappe in ventitré giorni, salite, volate, cronometro e fughe. La massima gerarchia ciclistica mondiale si ritrova pure quest’anno, ma con una variazione democratica: zero abbuoni di tempo per le vittorie e tutti uguali, meno montagne e più crono. Favoriti Cadel Evans (in salita) e Bradley Wiggins (a cronometro), dietro, il club degli outsider del nostro Nibali: “Col temperamento che ha, può incendiare il Tour”, il giudizio, addirittura, di Eddy Merckx. L’etica del ciclismo: chi vince vedrà solo la sua parte dei 450mila euro di premio, che da sempre lo divide con squadra e staff.
L’epica del ciclismo invece parte da Liegi con un cronoprologo da dejà-vu, che tanto vince sempre lui: 6,4 km a 53,2 all’ora, come una vespetta. Abituato ad abituare, Fabian Cancellara, un mostro contro il tempo. Ormai glielo chiedono tutti quel record dell’ora che lui rispettosamente teme: «Vincere le classiche significa battere gli uomini, ma gli uomini cambiano. Fare il record significa battere il tempo, e il tempo è immutabile».
Il tempo gioca dalla parte di Sagan, 22 anni, predestinato e consacrato campione a Seraing. Prima vittoria al Tour nella città di Rosetta, il film dei fratelli Dardenne, Palma d’oro ’99. E “Siamo tutti Rosetta” gridano ancora oggi alle manifestazioni contro il precariato giovanile. Il bello è che ciclisticamente è ancora giovane pure Mark Cavendish, e il giorno dopo a Tournai c’è il ritorno del Cav. Che detta così farebbe paura a mezza Italia… Categoria monstre: 88ª vittoria in carriera, la 21ª al Tour. Un trampolino per l’olimpiade in casa. Se non fosse per quel Sagan (e qualche caduta di troppo)… Veni Vidi Vinci, Sagan, pure a Boulogne-sur-mer, che qui proprio Giulio Cesare pose la prima pietra. Al traguardo fa Forrest Gump: «A lui dicevano “corri” e correva, così i compagni mi dicono “vinci” e io vinco». Cancellara: «Ha solo 22 anni. E questo è solo l’inizio».
A Rouen tocca a Greipel, il gorilla ex DDR è l’ingegnere delle volate. Là dov’è nato Flaubert (e il presidente Hollande), è stata arsa viva Giovanna D’Arco, soprattutto ci riposa Braque: “In un cimitero marino che, con tutto il rispetto, batte 3-0 quello di Paul Valery a Séte. Questo è proprio dietro una chiesetta. Oltre ci sono ottanta metri di strapiombo sul mare. Prato verde, rocce bianche e mare blu” (Gianni Mura, la Repubblica).
La città di Anquetil: monsieur chrono, che storia! Una figlia con la figliastra, un altro con la moglie del figliastro… Sposa Janine che lei aveva già due figli, e smesso di correre provano inutilmente ad averne uno loro. Finché s’accordano con Annie: la figlia di lei diventa l’amante di Anquetil. Nasce Sophie, poi anni dopo Christopher. Dall’altra relazione con la moglie del figlio maschio di Janine. Anquetil, il mito: «Un mistero con gli occhi azzurri» (Gemignani, prima gregario, poi ds, amico). Attenti al gorilla, e Greipel bissa pure la volata di St. Quentin: “Da queste parti ci sono cimiteri di guerra in abbondanza, e sarà così anche oggi, andando verso Metz. La Piccardia ha subito incursioni di romani, unni, franchi, normanni e fiamminghi, s’è beccata la guerra dei cent’anni e anche quella dei trenta, più le due mondiali. È seminata a morti” (Mura, ibidem).
Sagan invece è un’esplosione di forza. Jeunesse dorée: a Metz già finiscono gli aggettivi per il suo terzo trionfo, doveva vincere una tappa, nella prima settimana ne vince tre. Nella città di Citroen, Michelin, e Caterpillar, stavolta è l’incredibile Hulk. E meno male che si sveglia «pensando che non sarebbe stata una gran giornata». Lo era il 23 maggio 1988 a Tomblaine, il Tour riparte da qui, dove quella sera faceva festa Platini con due guest stars, unica volta insieme tutti e tre, Pelé e Maradona.
Da Tomblaine a La Planche des belles filles, il primo arrivo in salita. Nome stuzzicante, storia leggendaria: 1635, Guerra dei Trent’anni, per sfuggire ai mercenari svedesi aizzati al saccheggio le ragazze del villaggio s’inerpicano sulla montagna fino a preferire la morte gettandosi dal burrone nel lago per sfuggire ai nemici. Tra le belle ragazze sul podio, la prima maglia gialla è la definitiva riabilitazione di Wiggins: «Alle 11 del mattino entravo nel mio pub preferito e non me ne andavo prima di aver bevuto 12 o 13 pinte di birra». Lontanissimi sette anni fa. Gli restano dietro dopo Porrentruy e prima della crono di oggi solo il buon Cadel Evans e il nostro Nibali. C’era un australiano, un inglese e un italiano. Stai a vedere che…
(Tratto da Cometanews)
