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Tps sfiducia Petroni: aria di golpe in Rai

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Acque agitatissime dalle parti di viale Mazzini. La decisione presa oggi dal ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, di sfiduciare il proprio rappresentante nel CdA, Angelo Maria Petroni, ha infatti alzato il livello dello scontro politico intorno all’Azienda pubblica aprendo scenari tutti da verificare.

La mossa era nell’aria. Prima la richiesta di rinvio a giudizio dei cinque consiglieri di centrodestra per la vicenda Meocci. Poi, ieri, il duro confronto nel CdA con l’Unione dove al centro della contesa c’erano non tanto le nomine prospettate dal direttore generale Cappon sulle consociate con i vertici in scadenza, ma la rimozione di Antonio Marano dalla direzione di Rai Due. Una prospettiva fortemente caldeggiata dal centrosinistra per fare strada a Giovanni Minoli. Il tutto ha prodotto una miscela esplosiva a cui Padoa Schioppa ha dato fuoco stamattina con la decisione di considerare “non più immutato il rapporto fiduciario tra l’Azionista e il proprio rappresentante”. In pratica si è messo in moto il meccanismo per la rimozione di Petroni. Una decisione maturata da tempo ma che è stata comunicata al presidente del consiglio Romano Prodi durante il Consiglio dei Ministri di oggi attraverso una circostanziata lettera.

Nella missiva Tps evidenzia la situazione di stallo gestionale in cui versa l’Azienda e la necessità, quindi, di intervenire, sollevando Petroni dal suo incarico, per  ridare funzionalità all’intero Consiglio ed alla Rai stessa. Questa la teoria messa in atto dal ministro dell’Economia. Dal canto suo Prodi incassata la sfiducia ha immediatamente informato con lettera il presidente della Commissione Vigilanza Rai, Mario Landolfi. Un atto dovuto e legato alla volontà del premier di ricondurre la vicenda “nelle sedi opportune”. Ed infatti ora i riflettori si accendono sulla Commissione con il presidente Landolfi che non ha alcun intenzione di lasciare metri al centrosinistra. Ed infatti il punto sta proprio qui. Il tentativo del centrosinistra è quello di far saltare il tavolo in Rai, oggi a favore del centrodestra, e di inserire un proprio referente. Mossa che così porterebbe automaticamente la maggioranza verso l’Unione ed alla realizzazione di quel piano di completa occupazione dell’Azienda che dall’editto di Massimo D’Alema contro Clemente Mimun si vuole mettere in pratica. Eventualità che proprio dalle parti della Casa delle Libertà si vuole evitare.

CdL che stavolta su questo tema ha trovato una compattezza di inteni e di strategia. Da Cesa a Bondi, da Fini a Calderoli tutti hanno tuonato contro quello che nei fatti si presenta come l’ennesimo subdolo tentativo, mascherato da opera di rinnovamento e rilancio della Rai, di occupazione della Tv di Stato. Una partita che si giocherà soprattutto nella Commissione Vigilanza Rai e dove si stanno già affilando le armi. Al centro della scena Mario Landolfi, presidente della Commissione Vigilanza Rai e che ha ben chiaro la strategia da portare avanti. Già questa mattina, non a caso durante la riunione del Consiglio dei Ministri, Landolfi aveva fissato bene i paletti del confronto precisando: “E’ legittimo parlare di Rai, ma la funzione di indirizzo e di governo della Rai è demandata dalla legge al Parlamento che attraverso la Commissione di Vigilanza elegge ben sette dei nove consiglieri e perfeziona la nomina del presidente della Concessionaria del Servizio pubblico Radiotelevisivo”. Una mossa preventiva per fugare ogni dubbio circa il clima che attende l’Unione a Palazzo San Macuto e per prendere le misure al centrosinistra. Chiaro il pensiero di Landolfi: “Petroni può essere revocato solo dopo l’intervento della Vigilanza, solo attraverso l’ok della Commissione”.

Una tesi fatta con Legge Gasparri alla mano che prevede che “il rappresentante del Tesoro nell’assemblea degli azionisti vota secondo le indicazioni della commissione parlamentare di Vigilanza”. Da qui la considerazione che con un’Assemblea dei soci convocata “il rappresentante del Tesoro vota secondo le indicazioni della commissione di Vigilanza”. Quindi, come dire, la partita si decise in Commissione e non a Palazzo Chigi o a via XX Settembre ed i primo atto sarà l’audizione di Padoa Schioppa in Vigilanza mercoledì pomeriggio. Un avvertimento a chi sta già pregustando come dividersi viale Mazzini. Ma intanto dalla maggioranza iniziano i primi scricchiolii e distinguo. Mastella con tutto l’Udeur seguito a ruota dallo Sdi di Borselli mandano segnali precisando che non basta rimuovere Petroni ma che è necessario fare un nuovo CdA. Il tentativo estremo di non rimanere fuori dalla partita e di evitare che ancora Ds e Margherita facciamo la parte del leone. Una mossa, quella di Tps, che alla fine potrebbe ritorcersi contro l’Unione stessa già in crisi tra pensioni, diritto di famiglia e legge di conflitto d’interesse.

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