Tra agenda Monti, Renzi e D’Alema, a sinistra va in scena uno psicodramma
10 Ottobre 2012
Evidenti segnali di scricchiolii, nella segretaria Bersani. Già perché a Enrico Letta non è affatto piaciuto l’intervento di Stefano Fassina, responsabile Economia del Partito, su Il Foglio di martedì 9 ottobre scorso circa un impellente e quanto mai auspicabile rottamazione dell’agenda Monti che, sebbene sia “così acclamata e così poco compresa da Matteo Renzi&C.”, “non funziona” perché “meno adatta ad affermare le priorità della fase”.
A stretto giro, la risposta del vice segretario democratico: “Con l’intervento pubblicato su Il Foglio, dal titolo ‘Rottamare l’agenda Monti’ a firma di Stefano Fassina, s’è passato il segno. Tra tante analisi di sistema, più o meno condivisibili, v’è un’inaccettabile conclusione che appare in stridente contraddizione con tutto ciò che di positivo il Partito Democratico ha fatto in questi mesi, sostenendo il governo Monti o contribuendo a correggerne gli errori”. E ancora: “Le tesi espresse nell’articolo contro l’agenda Monti sono smentite nella realtà dall’impostazione che il Pd ha sposato e dalle scelte che Bersani ha compiuto, da ultimo anche con il chiarissimo, e ineccepibile, intervento in Assemblea Nazionale. Il Partito Democratico – ha proseguito Letta – ha agito e assunto impegni diversi da quelli delineati dall’articolo uscito oggi sul Foglio. E Bersani è sempre stato inequivocabile da questo punto di vista. Motivo per tanti di noi determinante per appoggiarlo convintamente alle primarie del centrosinistra. Primarie che son certo vincerà, nonostante Fassina”.
Replica durissima, quella di Letta. A dimostrazione inequivocabile di quanto, in primo luogo, comincino ad affiorare nervosismi, crepe all’interno del cartello bersaniano e, soprattutto, prova di quanto sia più che mai discussa – nel Pd – la figura di Stefano Fassina. Neo-keynesiano convinto, il responsabile Economia aveva già fatto parlare di sé lunedì scorso per un’affermazione – meglio, una gaffe – su Matteo Renzi. “Renzi taglia e incolla le proposte Pd, chiediamo i diritti d’autore”. Uscita eufemisticamente infelice e controproducente, nella misura in cui Renzi è un esponente del Pd e, dunque, non può che far proprie talune proposte del suo Partito. Proposte di sinistra, no? Perché in larghi settori democratici, il sindaco di Firenze è considerato di ‘destra’. Un corpo estraneo. E allora delle due l’una, o Fassina e Renzi sono entrambi di sinistra, o viceversa. Tertium non datur.
Non solo Letta contro Fassina, però. Sport nazionale, nel centro-sinistra, continua a essere l’anti-renzismo militante. Da Vendola e Rosy Bindi prima, a D’Alema poi.
Per il governatore della Puglia e leader di Sel, “sono i modelli culturali e il liberismo di Renzi a dover essere rottamati”. Renzi s’è subito difeso dalla critiche di Vendola, sostenendo di farle, le cose di sinistra, anziché dirle. “Solo che voglio – è sempre Renzi a parlare – una sinistra che vinca, mentre ce n’è una che si accontenta di partecipare”.
D’Alema, invece, secondo quanto riportato mercoledì in un retroscena di Federico Geremicca su La Stampa, accusa Renzi d’essersi recato a Sulmona (per una tappa del suo tour elettorale, ndr) con un jet privato aggiugendo che alla fine di queste primarie ‘si farà male’. Parole tuttavia smentite, in una nota, dal portavoce dell’ex premier e ministro degli Esteri Daniela Reggiani. Ciononostante, la replica del rottamatore non è tardata ad arrivare, dagli studi di Repubblica Tv: “D’Alema ha detto che a Sulmona la settimana scorsa ci sono arrivato in jet privato e sono salito in camper solo alle porte della città? Sì, è vero, l’ho fatto per motivi di tempo – ero andato al funerale di Piero Luigi Vigna che è un pezzo di storia di Firenze, e non avevo altra possibilità che fare 40 minuti di volo – ma il jet me lo sono pagato di tasca mia. Tutte le spese della mia campagna sono online e trasparenti. In camper ci vado per incontrare la gente". Quindi l’affondo: "I gerarchi del Pd non sono riusciti a intervenire su conflitto di interessi, ambiente, asili. Non possono criticarmi. Se D’Alema si ricandida, non fa un buon servizio a Bersani".
E sulle regole delle consultazioni? A che punto siamo? Come noto ai più, l’Assemblea dell’Ergife di sabato scorso, oltre a derogare allo Statuto e autorizzare la candidatura di Matteo Renzi, ha conferito mandato a Pier Luigi Bersani di trattare sulle regole con i candidati delle altre forze politiche. In particolare, con Nichi Vendola. Dal quale è arrivato un secco altolà alle restrizioni. “Non si capisce perché non possa votare al secondo turno chi non ha votato al primo. Non ha senso”. In effetti, sul tema, Vendola tutti i torti non li ha. Anzi, ha ragione da vendere. La limitazione del secondo turno per chi non abbia votato al primo è assurda e non è prevista nemmeno nel sistema elettorale per eleggere i sindaci (a doppio turno, ndr), nemmeno da una legge dello Stato. Ivi, chi non ha votato al primo non ha alcun divieto per il ballottaggio. In secondo luogo, appare una norma ritagliata su misura di Pier Luigi Bersani. Le trattative, in questo senso, proseguiranno, c’è da scommetterci. Rosy Bindi permettendo.
