Tra banchieri e professori, Monti dosa il misurino del nuovo governo
16 Novembre 2011
Banchieri, professori, un tocco di azionismo torinese ed uno di associazionismo cattolico tuderte: sono gli ingredienti del menù Monti che tiene per sé l’Economia ma affida a Corrado Passera, fino a qualche ora fa Ad di Banca Intesa e da oggi ‘superministro’, due dicasteri-chiave: Sviluppo economico e Infrastrutture e Trasporti. Ministeri di peso perché da lì passeranno le misure per la crescita, punto strategico sul quale Monti intende vincere la sfida del governo tecnico ma che sarà inevitabilmente il suo banco di prova più impegnativo.
Difficile assegnare un’etichetta politica ai sedici tecnici scelti dal Professore di Varese, certamente vi sono alcuni elementi che per storia e professione sono più orientati all’area del centrosinistra, altri con una connotazione più vicina al centro ed altri ancora non ostili al centrodestra e in particolare a Berlusconi. Un mix che tiene insieme quanto più possibile per consolidare strutturalmente l’orizzonte temporale che il neo-premier ha già indicato: 2013. E’ il caso di Corrado Passera, chiamato da Prodi e Ciampi ai vertici di Poste Italiane, il banchiere ‘di sistema’ (antagonista di Alessandro Profumo e dell’Unicredit style) che ha votato per le primarie del Pd e da decenni coltiva un sodalizio con Bazoli, prodiano doc. E prima ancora (metà anni Ottanta) diventa braccio destro di De Benedetti e grazie a lui approda al mondo dell’editoria: direttore generale di Mondadori, quindi vicepresidente e Ad del Gruppo Espresso-Repubblica. Formazione bocconiana, è l’uomo che si è occupato dei dossier Alitalia, Edison, Parlamat, tanto per citare quelli più rilevanti, e che adesso dovrà gestire da ministro dello Sviluppo economico. Chi lo conosce bene, lo descrive come l’uomo delle privatizzazioni, altro capitolo nell’agenda di governo messa a punto da Monti.
Si può leggere tra le righe così, anche il curriculum di Paolo Giarda o della stessa ministra al Welfare Elsa Fornero, già nel Consiglio di gestione di Intesa. Al punto che in Transatlantico tra i commenti più maliziosi, per buona parte della giornata ha tenuto banco quello sul “governo di larga Intesa”. Da notare un altro aspetto, non secondario: Corrado Passera era al Forum di Todi e con lui Andrea Riccardi, docente universitario e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, neo ministro (senza portafoglio) alla Cooperazione internazionale e integrazione, un dicastero creato ad hoc.
Per Giarda, ministro per i Rapporti con il Parlamento, è un ritorno in una compagine di governo: tra il ’95 e il 2001 è stato più volte sottosegretario al ministero del Tesoro nelle coalizioni di centrosinistra. La sua ultima collaborazione con il dicastero di via XX Settembre risale a poco tempo fa, perché Giulio Tremonti lo ha chiamato a presiedere la Commissione per l’analisi della spesa pubblica durante la fase di lavoro preparatorio alla riforma fiscale. Sport e turismo a Piero Gnudi. Anche lui vanta un curriculum che ha punti di contatto col mondo della politica: è stato presidente del Consiglio di amministrazione di Enel tra il 2002 e il 2011. Nel ‘95 è stato nominato consigliere economico del Ministro dell’Industria e l’anno prima ha fatto parte del Consiglio di amministrazione dell’Iri, ricoprendo l’incarico di sovrintendere alle privatizzazioni (nel 1997), presidente ed amministratore delegato (nel 1999) e presidente del comitato dei liquidatori (nel 2002). Nei rumors di Palazzo si dice che Gnudi era entrato nel governo Monti con in tasca l’incarico alle Infrastrutture e ne è uscito con quello al Turismo e Sport per l’impuntatura di Passera sul dicastero che ieri ha lasciato Matteoli.
C’è poi la novità di un ministero ad hoc per la Coesione territoriale. Lo spirito è quello di superare il divario nord-sud e non solo in termini di sviluppo, quasi un ministero all’unità d’Italia si potrebbe definire. Ma tra le pieghe dell’incarico assegnato da Monti a Fabrizio Barca si può leggere una connotazione che va nel senso opposto dello schema federalista che aveva caratterizzato l’impronta del governo Berlusconi. Un ministero anti-Lega è stato definito malignamente da molti esponenti del Carroccio con in testa Calderoli che lo ha bollato come “uno schiaffo al Nord”.
Nell’elenco dei dicasteri e dei relativi titolari manca quello alla Funzione Pubblica che fino all’altroieri era di Brunetta e che nelle ore del toto-ministri veniva indicato per Luisa Torchia. Un tema quello della pubblica amministrazione contenuto nella lettera della Bce dunque tra le grandi riforme che l’Europa chiede all’Italia. E’ probabile, ma bisognerà vedere anche l’assegnazione delle deleghe a viceministri e sottosegretari, che della questione debbano occuparsi Passera e la Fornero nei rispettivi ruoli.
Le novità sono anche altre. E stanno nella scelta di affidare a tre donne altrettanti ministeri ‘pesanti’. Elsa Fornero al Welfare, Anna Maria Cancellieri all’Interno e Paola Severino alla Giustizia. La Fornero vanta una pluriennale e consolidata esperienza nel settore previdenziale e in questo senso la scelta di Monti viene letta in ambienti parlamentari come il segno che la riforma delle pensioni, comprese quelle di anzianità, sarà tra i temi dell’agenda di Palazzo Chigi. Il prefetto Cancellieri ha gestito il commissariamento del comune di Bologna dopo il caso Del Bono e fino a qualche ora fa svolgeva lo stesso ruolo a Parma. Un ‘prefetto di ferro’, è l’appellativo che le viene assegnato negli ambienti del Viminale.
Quanto a Paola Severino, pro-rettore della Luiss, è ritenuta la massima esperta italiana di diritto penale. Allieva del professor Gallo considerato il più autorevole giurista penale a livello nazionale, ha una formazione cattolica e in qualche modo riconducibile all’area di centrodestra. Chi ha lavorato con lei la descrive come ‘garantista’.
Quanto al neo-ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata, ambasciatore italiano a Washington è unanimemente riconosciuto come un diplomatico di altissimo profilo e di grande esperienza. Difficile connotarlo politicamente ma nei commenti in Transatlantico viene dato vicino all’area di centrodestra.
Lorenzo Ornaghi alla Cultura. Un ruolo che ben si confà al rettore della Cattolica di Milano descritto negli ambienti milanesi come uomo moderato e di grande equilibrio. Stesso discorso per Francesco Profumo, ministro dell’Istruzione: ingegnere elettrotecnico di formazione, dopo aver guidato il Politecnico di Torino, lascia il Cnr per traslocare al dicastero di viale Trastevere dove lo aspettano temi cruciali e strettamente connessi con la crescita del paese quali ricerca e innovazione. Antonio Catricalà lascia la guida dell’Antitrust per l’approdo a Palazzo Chigi nel ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ruolo fino a ieri ricoperto da Gianni Letta, al quale Catricalà viene associato sul piano della capacità di mediazione e dell’equilibrio rispetto agli schieramenti politici. Insomma, un ‘lettiano’ nel senso simbolico del termine.
Solo tecnici, niente politici. E così pare sarà anche per la squadra di viceministri e sottosegretari che in queste ore si va componendo e che già domani dovrebbe essere ufficializzata. Ma è certo che con le forze politiche Monti si dovrà misurare sul programma e in Parlamento. Se dagli schieramenti che sosterranno l’esecutivo arrivano dichiarazioni di apprezzamento (i più entusiasti sono Bersani e Casini), la Lega conferma il no alla fiducia e la collocazione nei banchi dell’opposizione. E il leader Idv che nel giro di 48 ore è passato da ‘al voto al voto’, al sì a Monti, fa notare non senza una vena polemica che nella squadra di Monti ci sono alcuni ministri che potrebbero avere “un conflitto di interesse con la loro azione”.
Certo, l’immagine complessiva che ne esce è che si tratta da un lato di un governo poco in linea con la sensibilità popolare non troppo incline in tempi di crisi, al clichè dei banchieri e dei professori e al tempo stesso un po’ fragile perché dà la sensazione di una spinta propulsiva ancora tutta da verificare. Coi fatti. A cominciare da oggi al Senato col voto di fiducia (venerdì alla Camera) sul programma, primo passaggio che chiama Monti a dire cosa c’è da fare e come intende farlo.
E il Cav.? Dopo il passaggio di consegne col neo-premier riunisce lo stato maggiore del partito a Palazzo Grazioli. Dice che con Monti “siamo in buone mani”, e che ci sarà una “leale collaborazione” ma che non sarà una fiducia a scatola chiusa. E lui non ha alcuna intenzione di assumere ruoli secondari. Almeno a livello parlamentare, ma pure nel partito. Già si sa che venerdì parlerà a Montecitorio. Non sarà un discorso di circostanza, ma l’assunzione di un ruolo di responsabilità rispetto a un governo che comunque nasce con una mission e un orizzonte temporale limitati. Per traghettare il paese al voto.
