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Al via il comitato per l'economia

Tra Berlusconi e Tremonti è pace fatta. Ma tra i due litiganti è Bossi che gode

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Giulio Tremonti non si dimetterà e non sarà vicepremier. Dovrà accettare che Silvio Berlusconi metta bocca nella politica economica che non potrà più essere campo esclusivo del Professore di Sondrio ma dovrà assumere un profilo più collegiale: premier, governo, Pdl.

Insomma, la linea è quella tracciata nel summit tra il Cav. e i vertici del partito: coniugare il rigore con l'esigenza di rimettere in moto lo sviluppo, cominciando dalla riduzione della pressione fiscale (come da programma elettorale), specie adesso che il Paese sta lentamente uscendo dal cono d'ombra della crisi. E ieri ad Arcore il nuovo faccia a faccia tra "Silvio" e "Giulio" (preceduto di poche ore da quello con Umberto Bossi) ha segnato un punto di svolta nella ricomposizione degli strappi che si erano consumati tra Palazzo Chigi e il dicastero di via XX Settembre.

Sul piano politico significa che il partito ha tenuto il punto e sostenuto il suo leader, alzando paletti di fronte ai tanti no di Tremonti (e ad alcune fughe in avanti come quella sul posto fisso) pur riconoscendogli il merito di aver mantenuto i conti pubblici in ordine e messo in campo misure anti-crisi, sia per le imprese che per le famiglie. In altre parole, coniugare rigore e sviluppo si può e si deve, così come Tremonti può e deve restare al suo posto, è il ragionamento di fondo ai piani alti di via dell'Umiltà dove in questi giorni si è lavorato per uscire dallo stallo, puntando anche su un rapporto più stretto Tremonti-partito. In questo senso e in vista dell'Ufficio di presidenza del Pdl convocato la prossima settimana, si pensa ad una sorta di "cabina di regia" coordinata dallo stesso Tremonti dove discutere e decidere sui temi di politica economica, insieme ad un riconoscimento del ruolo del ministro, magari con una presa di posizione dell'organo di partito in cui si conferma la fiducia nel lavoro fin qui svolto dal discastero dell'Economia.  Un po' quello che giusto ieri avevano anticipato Fabrizio Cicchitto sul Corsera ("siamo tutti consapevoli della figura e del ruolo politico di Tremonti ma anche lui deve essere consapevole che la politica economica non può essere monopolio di nessuno") e Gaetano Quagliariello su Il Tempo ("se ne esce rafforzando il rapporto Tremonti-Pdl; alla fine deve prevalere il buon senso. La nostra è una maggioranza che fin qui ha lavorato benissimo").

La voce di un "Tremonti che va a Canossa" è circolata per tutto il giorno nei palazzi della politica. A Montecitorio non si parlava  d'altro in Transatlantico e i commenti erano tutti concentrati sull'infuocato fine settimana del governo (il Cdm saltato, le tensioni tra il ministro e ilo Cav, l'incontro di sabato tra i due agevolato da Bossi), gli scenari in ballo tra l'ipotesi dimissioni e un eventuale dietrofront del titolare di via XX Settembre, le ripercussioni nel delicato puzzle delle regionali sul versante Lega che attorno al Professore di Sondrio ha fatto quadrato.

Nelle file del Pdl sono in molti a ritenere che l'asse Tremonti-Bossi sia, soprattutto in questa fase, una mossa tattica del Carroccio per alzare la posta sulle regioni del Nord. In questo senso - osservano i deputati pidiellini - le parole pronunciate dal Senatur in difesa del ministro dell'Economia - quel "ti proteggo io" - non sarebbero indirizzate al Cav., ma allo stesso Tremonti. Due gli obiettivi di Bossi: metterlo al riparo dal "fuoco amico" aperto contro di lui nel Pdl esercitando di fatto su di lui una moral suasion e al tempo stesso porsi come mediatore nei confronti del premier per poi giocarsi il prezzo (politico) della mediazione. Come? Non tanto rivendicando un giorno sì e l'altro pure la poltrona del governatore veneto Galan, quanto cercando di mettere a segno il vero pallino del Senatur (e non da ora): la Lombardia.

Un ipotetico scenario che darebbe Roberto Formigoni alla guida del ministero della Salute (in virtù anche dei risultati che in particolare sul fronte sanità ha raggiunto in quindici anni al Pirellone) e come ulteriore contropartita un dicastero targato Lega (potrebbe essere quello dell'Agricoltura) a un esponente del Pdl (si ipotizza un finiano). Non solo: a dare corpo all'opzione Lombardia ci sarebbero anche i rapporti di forza all'interno del Carroccio che corrono proprio sull'asse lombardo-veneto: non è un mistero infatti che, storicamente, il vero centro del potere politico leghista stia in Lombardia e non in Veneto (sono lombardi gli uomini forti del Senatur, da Maroni a Castelli, a Calderoli) e che nei ranghi del Carroccio non si veda con particolare entusiasmo l'ascesa di esponenti veneti del partito, Zaia e Tosi in testa. Ascesa che, invece, potrebbe subire un'accelerazione nel caso in cui, alla fine, il Veneto venisse assegnato per davvero al Carroccio.

Al di là degli scenari, nei divanetti del Transatlantico nessuno ha dato credito alle dimissioni del "superministro", anche perché "almeno fino ad ora Tremonti non ha un progetto alternativo tale da convincerlo a mollare, tantomeno un'opzione di riserva", rileva un parlamentare pidiellino che ricorda come l'asse Tremonti-Fini in chiave post Berlusconi sia durata lo spazio di pochi giorni, dal momento che il presidente della Camera deve aver sentito puzza di bruciato specie quando il ministro dell'Economia ha tirato fuori dal suo cilindro il concetto del posto fisso spiazzando in un colpo solo Berlusconi, il governo e l'intera maggioranza. Non a caso Fini non ha esitato a sostenere pubblicamente il Cav. e la linea del Pdl. Al capannello degli ex forzisti si aggiunge un finiano doc che annuisce e chiosa: "Le ultime mosse di Tremonti hanno ricompattato e rinsaldato i rapporti tra Gianfranco e Silvio".

Fin qui i rumors di Palazzo. A tarda sera, chi ha parlato con il ministro dell'Economia lo descrive "soddisfatto" del colloquio chiarificatore con il premier, anche perché da Berlusconi avrebbe avuto la conferma di "un rapporto personale ed affettivo". Resta il fatto, però, che d'ora in  poi a decidere la rotta della politica economica del governo Giulio Tremonti non sarà più da solo.
 

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1 COMMENT

  1. Santa Dorotea
    Finalmente Santa Dorotea è stata riammessa al culto. I vecchi democristiani ringraziano il nuovo papa, Berlusconi I

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