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Tra gli obiettivi di FareItalia c’è quello di rimettere al passo il Meridione

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La conferenza dell’Associazione FareItalia, organizzata nella giornata di ieri presso il palazzo della provincia di Bari, ha messo a confronto personalità, ruoli e competenze diversi, che hanno però in comune l’adesione al Partito Popolare Europeo e la volontà di rilanciare l’Italia anche e soprattutto attraverso il rilancio del Meridione. Al dibattito hanno partecipato il presidente della Provincia, Francesco Schittulli, il fondatore di FareItalia, Adolfo Urso, il vicepresidente vicario del Pdl al Senato, Gaetano Quagliariello, l’On. Angelo Sanza, la senatrice Adriana Poli Bortone e il Ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto.

La prima riflessione ha riguardato proprio la classe dirigente, fatta di uomini e donne che devono recuperare la credibilità politica ultimamente scesa a livelli troppo bassi. Quel fattore cruciale che ha contraddistinto politici come Tatarella, Moro, Biagi e Berlinguer, che avevano la dignità di rispettarsi intellettualmente sempre e comunque. Uomini a servizio della cosa pubblica, di quelli che fuggono dalla politica del privilegio. E’ necessario, in sostanza, recuperare il senso dell’interesse comune a prescindere dagli schieramenti e dalle differenze di impostazione. Da parte sua, Fitto ha chiarito la sua condotta nei rapporti con i vari governatori regionali, improntata alla collaborazione istituzionale per portare a termine progetti che sappiano coinvolgere il cuore d’Italia, gli italiani, e migliorarne le condizioni di vita. Nella stessa direzione, il ministro ha analizzato anche le dinamiche interne al Pdl e il progetto di tesseramento, visto da molti con scetticismo, affermando che la linea congressuale del nuovo segretario di partito, Angelino Alfano, improntata alla partecipazione critica, è l’unica attuabile in una fase transitoria e di contraddizioni interne come quella che il centrodestra sta attraversando in questo momento. E anche l’unico mezzo per arrivare a una sintesi delle diverse posizioni.

Tutto ciò è ancora più necessario alla luce del periodo complesso e ricco di sfide che il Paese - e in particolare il Sud - sta affrontando. Un concetto che Quagliariello ha riassunto in tre parole chiave: crisi, Europa e Mezzogiorno. La crisi per il vicecapogruppo Pdl a Palazzo Madama è il frutto di un meccanismo innescatosi a livello globale, ma anche di una istituzione europea incompleta, che ha introdotto una moneta unica senza realizzare una reale sovranità sovra statuale che fosse qualcosa di più della semplice somma delle singole sovranità nazionali; a ciò va aggiunta la discrepanza che si è venuta a creare tra economia finanziaria ed economia reale, tra quei paesi il cui bilancio è più florido e quelli che come l’Italia subiscono un debito pubblico altissimo. E poiché il debito pubblico viene calcolato in relazione al Prodotto interno lordo, è fondamentale intervenire sul PIL del Mezzogiorno, intraprendendo una politica conservativo-liberale che punti sulle specificità locali.

C’è chi se la prende con la geografia della nostra penisola, chi pone l’accento sul problema enorme di realizzare una perequazione infrastrutturale tra Nord e Sud. Ma uno dei nodi cruciali da sciogliere è come rendere competitive le nostre imprese, specialmente nel Mezzogiorno: qui è la piccola imprenditoria che permette il radicamento dell’economia reale nel territorio, la circolazione di moneta, l’incremento occupazionale, la specializzazione produttiva e il riparto delle competenze, ma soprattutto la possibilità per i giovani di mettersi alla prova. L’impresa, uno dei tre grandi pilastri del Meridione accanto ad agricoltura e turismo: sì, dunque, a quelle misure che permettano di defiscalizzare l’impresa giovanile, sì a meccanismi fiscali agevolati sull’imponibile dei giovani imprenditori, sì alla detassazione degli utili d’impresa destinati alla ricerca, sì alla buona gestione dei fondi FAS e dei fondi europei e al loro impiego corretto e funzionale a uno sviluppo tangibile.

Per fare ciò è necessario che governatori e amministratori abbiano una visione pragmatica, ispirata da saldi principi-guida posti alla base di una politica di sviluppo: come ha sottolineato Quagliariello, la crescita è un obiettivo che va perseguito senza dimenticare mai la propria identità e fuggendo da insolite alleanze fondate, di fatto, sul nulla. Solo così il Sud, e con esso tutto il Paese, accenderà il motore e ricomincerà a sperare, portandosi sempre dentro, come ha detto Schittulli in conclusione, un po’ di indignazione ma anche un po’ di coraggio.

 

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