Home News Tra i musulmani d’America cresce l’estremismo: benvenuti a Islamberg

Jihadisti a stelle e strisce/2

Tra i musulmani d’America cresce l’estremismo: benvenuti a Islamberg

0
1

Ecco come Barack Obama ha giustificato la costruzione del centro culturale islamico “Cordoba House” che potrebbe sorgere vicino al cenotafio di Ground Zero: “Tutti noi dobbiamo riconoscere e rispettare le sensibilità legate agli sviluppi dell´area di Lower Manhattan. Gli attacchi dell´11 settembre sono stati profondamente traumatici per il nostro Paese. Il dolore, la sofferenza di tante persone colpite dalla perdita dei propri cari è inimmaginabile. Perciò comprendo le emozioni suscitate da questa questione. E indubbiamente Ground Zero è un territorio sacro. Vorrei però essere chiaro. In quanto cittadino, e in quanto presidente, credo che in questo Paese i musulmani abbiano lo stesso diritto di chiunque altro di praticare la propria religione. E ciò include anche il diritto di costruire un luogo di culto e un centro comunitario su un´area di proprietà privata a Lower Manhattan, in ottemperanza alle leggi e alle ordinanze locali. Ecco, questa è l´America”.

Ma l’America è anche la nazione dove la mezzaluna crescente stimola lo sviluppo di terreni coltivati dall’islam fondamentalista. E che la messe sia molta, e anche gli operai, lo spiega bene Rick "Ozzie" Nelson, direttore dell’Homeland Security and Counterterrorism Program e senior fellow dell’International Security Program. In una conversazione con il giornalista Mike Levine, Nelson rivela come “sarebbero statunitensi due delle figure di vertice dell'organizzazione combattente fondamentalista islamica somala al Shaba'ab: Omar Hammami, portavoce del gruppo islamico somalo, che più volte è apparso in video per incitare al jihad contro l'Occidente in Somalia e ovunque nel mondo, e Anwar Awlaki, cittadino americano nativo dell'Arizona. Hammami è un operativo mentre Awlaki ricopre un ruolo di comando lontano dal campo di battaglia, lui ha il compito di reclutare combattenti. Ci sarebbe quest'ultimo dietro gli attentati falliti di Times Square del giorno di Natale e alla sparatoria di Fort Hood”.

Negli Usa purtroppo non sono casi isolati e per Nielson  rappresentano "una tendenza crescente". Abbiamo già visto come nella città di Philadelphia gruppi di bambini musulmani vengono educati, addestrati alla guerra santa; oggi ci spostiamo nei pressi della città di Deposit, ai piedi dei monti Catskill, stato di New York, centocinquanta chilometri a nord di Manhattan, dove troviamo Islamberg: un villaggio di 70 acri dove poco più di cento musulmani vivono in solitudine, seguendo gli insegnamenti del suo fondatore, un chierico radicale con presunti legami con il terrorismo: Sheikh Mubarak Syed Ali Shah Gilani.

Islamberg è una comunità chiusa e apparentemente tranquilla, ha un proprio negozio di alimentari, una libreria, un poligono di tiro. Immersa nel bosco, in prossimità dell’immenso serbatoio che fornisce New York City con la maggior parte della sua acqua potabile, Islamberg è stata fondata circa venti anni fa, quando - ispirati dalle parole di Gilani - un gruppo di musulmani di Brooklyn ha lasciato New York per sfuggire alla criminalità, alla povertà e al razzismo. "Viviamo lontani dalla città, lontani dalla droga e dalla merda del mondo attuale", ha spiegato un'abitante di Islamberg a Fox News. In realta', sono state poche le dichiarazioni rilasciate alla Fox, a cui è stato impedito di entrare nel villaggio (forse perché per Sheikh Gilani “la Fox è il braccio più pericoloso e disumano d’Israele”). Il “canale del piccolo diavolo”, però, non ha mollato e segue da diversi anni questa strano villaggio. Così, avvicinando i locali kuffar ci fa scoprire che il terreno in precedenza apparteneva a una donna che negli anni '80 aveva creato una comunità per accogliere giovani disadattati fino a quando dal Pakistan non arriva Mubarik Syed Ali Shah Gilani che compra terreni, istituisce l’associazione panamericana Muslims of the Americas e fonda rural villages simili a Islamberg  in altri diciannove stati (come Holy Islamville nel South Carolina o Red House in Virginia ), aiutato mensilmente anche dalle donazioni in denaro di ogni abitante: dal dieci al venti per cento del proprio reddito.

Ma chi è Mubarak Gilani? Nel mondo arabo è famoso per il suo saggio An introduction to Quranic psychology, dove, in sostanza, descrive come il Corano riesca a curare determinati disturbi mentali. Nel mondo dell’antiterrorismo, invece, è conosciuto come architrave dell'organizzazione terrorista Jamaat ul-Fuqra, un gruppo con basi in Pakistan ma ben radicato negli USA e di cui faceva parte John Allen Mohammed, il «cecchino di Washington», e Jamaat Richard Reid, sopranominato  “shoe bomber” perché avrebbe dovuto far esplodere l’aereo Parigi-Miami del 22 dicembre 2001 attraverso una bomba nascosta nelle scarpe. E proprio i presunti legami tra Richard Reid e il gruppo ul-Furqa portarono il giornalista Daniel Pearl a parlare con un rispettato leader religioso musulmano di Karachi, Mubarak Gilani appunto. Ma, il  giorno in cui era stata fissata l’intervista con Gilani, Daniel Pearl venne rapito e il corpo ritrovato tagliato in dieci pezzi. Per Sheikh Gilani è stata però tutta una messa in scena orchestrata dalla Cia e del Mossad. Ha negato infatti qualsiasi collegamento con la morte di Pearl e di avere legami con il gruppo ul-Fuqra. Così come nega che le “sue città” siano tane per terroristi: “Le mie mogli sono tutte  americane e quindi la stabilità del paese è la mia preoccupazione. I miei figli sono cittadini americani e non voglio vedere il loro paese distrutto”.

Per Gilani i veri terroristi si devono cercare a Gerusalemme: “Perché non dire al mondo che hanno assassinato l'ex primo ministro Benazir Bhutto in Pakistan? Così come il primo ministro Hariri a Damasco? I musulmani non odiano l’America ma si creano situazioni in cui i musulmani vengono presentati come terroristi o nemici del popolo americano. Gli attentati come quello del 1991 al World Trade Center o quello alle Torri gemelle sono un inquietante piano di Israele. Gli israeliani, in combutta con Bush, volevano deviare l'attenzione del mondo dai loro assassinii a sangue freddo di migliaia di uomini  donne e bambini in Palestina: perché nello spazio aereo più protetto del mondo un aereo è volato per 45 minuti intorno a New York? Perché non ci sono tracce dell’aereo che ha colpito il Pentagono?”. E giù di lì fino ad arrivare all’Iraq dei blackwater… Sul sito ufficiale della citta' (www.islamberg.org) nonche' sul suo canale televisivo on line (www.youtube.com/user/Islamberg) di tali bestemmie, che trasformano le vittime in carnefici, gettate in faccia al dolore per gli attentati dell'11 settembre, se ne possono leggere e sentire a bizzeffe. Saranno utili a far guardare  la costruzione del centro islamico “Cordoba House” di New York anche da questa ucronica prospettiva.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here