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Benedetta Roma

Tra il Cavaliere e Fini che litigano, Alemanno certamente gode

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Nella partita che si gioca nel Pdl un ruolo non secondario l’ha svolto e continuerà a svolgerlo il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Fin dalla sua elezione avvenuta proprio due anni fa, il leader di quella che in An si definiva la “destra sociale” ha voluto mantenere un ruolo da protagonista nel panorama politico nazionale. Tant’è che negli ultimi 24 mesi ha rilasciato spesso interviste su temi di politica generale, e più raramente da primo cittadino della Capitale.

In molti hanno sostenuto, non senza fondate ragioni, che non si aspettasse di vincere, già pronto a ricoprire un incarico di primo piano nel governo. Forse timoroso di rimanere isolato in Campidoglio in un momento particolarmente delicato - durante il quale sotto traccia si svolgono numerose manovre per il dopo-Berlusconi - ha voluto dunque marcare subito il territorio, continuando a dire la sua.

La novità, per certi versi un po’ paradossale, è la sua collocazione nel centrodestra, profondamente mutata nel corso di questi due anni. Oggi svolge un ruolo di pacato pontiere tra Fini e Berlusconi, ma è già evidente, avendo firmato la lettera dei 75, che se dovesse finir male sceglierebbe senza indugi di stare con il premier. E inoltre ha sottoscritto la linea uscita dal vertice a Palazzo Grazioli, durante il quale si è espressa l’assoluta inopportunità di creare correnti nel Pdl. Il paradosso sta nel fatto di essere stato a lungo il principale esponente proprio di una corrente di minoranza in Alleanza Nazionale. È lecito chiedersi: ma come, in An le correnti erano ammesse e nel Pdl no? Eppure sembrerebbe più logico che possano esistere in un partito del 35-38%, piuttosto che in uno che non ha mai superato il 15%.

Tempo fa, prima che spirassero venti di scissione, il “Riformista” aveva svelato un presunto piano di Berlusconi, secondo il quale il Cavaliere, volendo accasarsi al Quirinale, avrebbe in animo un passaggio di consegne ad Alemanno giudicato più affidabile di Fini. Uno scenario fantasioso tra i tanti, reso spendibile però proprio dalla nuova collocazione del Sindaco. D’altra parte, come si diceva, Alemanno non è mai stato un finiano e dunque assumere una posizione autonoma dal presidente della Camera gli viene naturale. Un’autonomia che si è andata affermando sempre di più in coincidenza con le esternazioni del presidente della Camera sui temi etici e sui diritti civili, totalmente inconciliabili con la sua politica tutta volta a rafforzare un asse di dialogo privilegiato con il Vaticano, facilitato ovviamente dalla sua posizione istituzionale.  

Apparentemente insomma, il Sindaco di Roma oggi pare in una posizione di forza. In realtà deve ringraziare Fini per aver alzato il livello dello scontro e avergli fornito, involontariamente, una possibilità insperata di uscire dal pericoloso isolamento nel quale si trovava fino a ieri.

Alemanno fino a qualche giorno fa stava vivendo infatti un momento particolarmente delicato. La vittoria della Polverini - per la quale si è speso molto, ritenendola però in privato improbabile - è stata portata a casa soprattutto grazie all’intervento diretto di Berlusconi. Certamente non è maturata a Roma - dove la Bonino ha distaccato la sua rivale di circa 10 punti - ma è arrivata dalle altre province del Lazio, nelle quali la candidata del centrodestra ha invece stravinto. Il combinato disposto del risultato deludente di Roma e il caos delle liste, ha così notevolmente rafforzato uomini come Fabio Rampelli. E infatti il gruppo di Rampelli all’indomani del voto ha subito chiarito di voler contare di più.

Ora Alemanno può tirare un respiro di sollievo, avendo recuperato un ruolo di prima linea. E il suo intervento alla Direzione del Pdl testimonia questa ritrovata fiducia. Un intervento nel quale ha anche ricordato la sua esperienza da Ministro dell’Agricoltura, spesso in dissenso con le decisioni del suo stesso governo e applaudito da sinistra. “Anche io, quando ero ministro un po’ trasgressivo del governo Berlusconi, ero esaltato dalla sinistra, da ‘Repubblica’. Il fatto è che quando poi batti la sinistra ti arriva addosso lo stesso veleno che arriva addosso a Berlusconi”.

Tra breve il Sindaco dovrà fare il tagliando alla sua Giunta e c’è chi dice che potrebbe esserci un rimpasto. Noi nelle prossime settimane faremo, come già facemmo dopo il primo anno, un bilancio sul biennio di governo della città, settore per settore.

Insomma le partite che da qui in poi si aprono per il Sindaco sono molte. Forse memore di questo, rimarcando la distanza dal suo vecchio leader Gianfranco Fini, ha voluto rinsaldare l’asse con il premier rivolgendogli un caloroso ringraziamento: “Alcuni giorni fa durante l’ufficio di presidenza ti ho ringraziato per la vittoria nel Lazio. Consentimi fra qualche settimana di poterti ringraziare perché hai ridato profonda unità a questo partito”. Ora bisognerà vedere come riuscirà a sfruttare questa riacquisita baldanza nell’esercizio del suo difficile compito di primo cittadino della Capitale.

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