Home News Tra le ricette anticrisi c’è l’educazione finanziaria dei giovani e delle comunità

Gli inglesi danno l'esempio

Tra le ricette anticrisi c’è l’educazione finanziaria dei giovani e delle comunità

In un periodo di profonda crisi, come quello attuale, che coinvolge tutti i Paesi ed in modo particolare l’Europa, emerge in misura sempre più pressante l’urgente necessità di fornire sistematicamente, soprattutto a coloro che saranno i futuri protagonisti della vita economica, informazioni e strumenti utili per gestire le quotidiane problematiche legate all’uso e all’impiego del denaro. Prova ne è l’interesse dimostrato dalle principali istituzioni politiche e finanziarie dei Paesi industrializzati sull’argomento dell’educazione finanziaria e che ha visto coinvolta in modo particolare l’OCSE, il cui obiettivo è stato quello di incrementare il livello della cultura finanziaria dei cittadini, al fine di assicurare da un lato una maggiore efficienza dei mercati e dall’altro di tutelare i consumatori evitando un eccessivo indebitamento, il tutto a vantaggio di una crescita equilibrata e sostenibile per l’economia.

L’esperienza “sul campo” ha confermato l’opportunità ed anche l’esigenza di avviare un serio processo di educazione finanziaria a partire dalle scuole. Educare, infatti, le giovani generazioni al risparmio ed all’uso consapevole del denaro è di per sé un’attività di importanza prioritaria dal momento che un bambino “educato finanziariamente” sarà maggiormente in grado, da adulto di fare scelte ragionate e ponderate; e un tale programma assume, se possibile, un rilievo ancora più marcato in considerazione delle crescenti difficoltà che i nostri giovani si trovano ad affrontare in questo momento particolarmente difficile dal punto di vista economico e sociale.

In tale ambito anche i principali istituti bancari europei hanno sviluppato dei programmi volti ad accrescere la cultura finanziaria dei propri stakeholder, e di rilievo internazionale è l’attività svolta in Gran Bretagna, dove soprattutto l’FSA (la Consob inglese) ha ormai da vari anni avviato un progetto di educazione finanziaria rivolto a tutta la popolazione. E’ di questi giorni la notizia che il Parlamento britannico ha intenzione di inserire, in accordo con il ministero della pubblica istruzione, l’educazione finanziaria nel curriculum scolastico a partire dal settembre 2014, chiedendo alle principali banche del regno unito come Royal Bank of Scotland, Barclays di avviare una serie di programmi e lezioni. Secondo un recente studio del Centre for Economics and Business Research la mancanza di educazione finanziaria costa 34 miliardi di sterline alla Gran Bretagna, mentre una conoscenza dell’argomento porterebbe ad una riduzione della disoccupazione pari al 10%.

A prima vista risulta paradossale il fatto che proprio questi istituti accusati, tra l’altro, di aver manipolato per anni il tasso interbancario Libor (“London Interbank Offered Rate”, cioè il prezzo di offerta cui le banche si scambiano denaro a brevissimo termine) grazie al quale hanno ottenuto guadagni milionari siano stati coinvolti in questo progetto di diffusione della conoscenza dei principi economici. Tuttavia, essendo le banche parte integrante del sistema economico e finanziario è importante che contribuiscano attivamente alla diffusione delle nozioni in materia di economia, anche quelle che hanno agito perseguendo esclusivamente i propri interessi particolari a scapito della clientela, dato che tra queste si trovano alcune delle principali istituti finanziarie d’oltre manica. E comunque, le regole imposte dal ministero della pubblica istruzione inglese prevedono una serie di misure restrittive che circoscrivono il contributo che le banche possono fornire solo esclusivamente all’ambito educativo, vietando tassativamente secondi fini quali la possibilità di sfruttare le lezioni per opportunità di marketing o per pubblicizzare la propria banca.

Nel nostro Paese una conoscenza diffusa delle tematiche economiche è ancora lungi dall’essere acquisita: secondo un’indagine del World Competitiveness Index del 2011 elaborato da IMD (International Institute for Management Development) l’Italia si trova al 44° posto per la diffusione dell’educazione finanziaria e all’ultimo per quanto riguarda i soli Paesi del G8. Per colmare questo deficit informativo si sono registrate, nel nostro Paese, diverse iniziative realizzate soprattutto da banche, da Associazioni di categoria e da parte dei movimenti dei consumatori che risultano essere più a stretto contatto con le realtà economiche locali.  Proprio per questo, degno di nota risulta l’impegno delle banche popolari che da sempre ritengono l’educazione finanziaria una delle priorità della loro azione, considerandola come parte integrante della propria funzione di responsabilità economica e sociale verso il territorio e le comunità di riferimento. Da molto tempo si susseguono una molteplicità di iniziative dirette agli studenti alle famiglie ed ai piccoli e medi imprenditori che rappresentano la clientela di riferimento delle banche popolari, con l’obiettivo di semplificare e migliorare le conoscenze in campo economico e finanziario dei rischi insiti nell’uso di molti strumenti e prodotti bancari
All’impegno delle singole Banche Popolari si aggiunge, da tempo, anche quello dell’Associazione che le rappresenta, che ha sviluppato un proprio progetto volto ad offrire idee, materiali e strumenti metodologici concreti. L’azione delle Banche popolari rappresenta quindi un ulteriore e importante testimonianza di come le banche del territorio considerino un aspetto fondamentale della loro opera, l’incremento della conoscenza delle tematiche legate all’economia ed alla finanza, propedeutica non solamente ad orientarsi verso tematiche a volte difficili, ma portatrice di un corretto e virtuoso rapporto con il mondo bancario.

(* Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari)

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1 COMMENT

  1. Priorita’ errate
    Ancora non vi rendete conto che il problema e’ proprio l’economismo in quanto ideologia che si pone fondante della vita umana/politica? Finiamola di rimbambire i giovani con fandonie che vogliono convertirli in omuncoli economici, per quanto “di successo.”

    Volete la moderazione? Ecco, lasciate spazio all’educazione CLASSICA/morale/filosofica (e non intendo quella dei licei che di classico hanno solo il nome). Volete un paese solido? Lasciate il podio a Cicerone, Dante e Poliziano, e cessate di distrarre i giovani dai problemi veri, che sono permanenti ed irrisolubili, e proprio per questo meritevoli della piu’ attenta riflessione.

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