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Tra referendum e Rai il Pd scalcia. Intanto Renzi vola a Rio

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In segno di ribellione contro le nomine Rai sono arrivate le dimissioni di due esponenti della corrente bersaniana: Fornaro e Gotor se ne sono andati dalla Commissione di Vigilanza per protestare contro la sostituzione di Bianca Berlinguer denunciando una “mancanza di trasparenza” da parte dell’esecutivo sulle scelte fatte. Non è però la dirigenza Rai ad essere nel loro mirino. Le nomine nei tg, motivano, sono il frutto di una "decisione che risponde unicamente a logiche di normalizzazione di occupazione governativa del servizio pubblico, in forme per molti versi inedite e in contrasto con il principio costituzionale del pluralismo culturale e politico". 

Un siluro che punta dritto su Renzi e che ha anche la 'copertura' di Pierluigi Bersani. "Una politica che pensasse di garantirsi lo storytelling per via di informazione sarebbe patetica. Sorvegliando e condizionando le notizie puoi certamente guadagnare un po' di tempo ma sempre al prezzo, quando arriva l'ora, di una smentita più brusca e dolorosa". Il riferimento alla campagna referendaria, e alla convinzione che Renzi abbia manovrato il tutto dietro le quinte per arrivare pronto alla consultazione di novembre, è piuttosto evidente.

A questo punto il referendum costituzionale, che sarà decisivo per le sorti del governo e della stabilità politico economica dell’Italia, rischia di trasformarsi non solo in un voto per chi è contro o pro Renzi ma anche nell’appuntamento che provocherà la rottura definitiva interno al PD.

Dieci parlamentari hanno, infatti, firmato un documento per annunciare il loro no alle riforme. Si tratta di un’iniziativa politica importante che manda un messaggio fortemente negativo sulla compattezza del partito che governa.

Il voto che si svolgerà in autunno non potrà contare quindi sul sostegno di dieci deputati della cosiddetta area bindiana (che fa capo a Rosy Bindi) della sinistra dem: Corsini, Dirindin, Manconi, Micheloni, Mucchetti, Ricchiuti, Bossa, Capodicasa, Monaco. È stato il senatore Tocci a lanciare la proposta. Rivendicano, consapevoli del "dissenso" dalla posizione ufficiale, la libertà di espressione sui temi costituzionali per i quali "a norma di statuto non si dà disciplina di partito". Il vice segretario, Lorenzo Guerini, dice di non condividerli e ricorda che "alcuni tra loro avevano votato il testo in Aula" ma nega provvedimenti di qualsiasi tipo perché, sottolinea, "siamo un partito e non una caserma".

"Siamo arrivati a un punto di non ritorno, o ci ascoltano oppure è finita", fanno sapere sempre i dissidenti, che non hanno alcuna intenzione di fare più concessioni. È probabile a questo punto che la direzione presa dai primi dieci ribelli sia poi anche quella che verrà seguita dal resto della minoranza del PD.

La partita delle nomine della tv pubblica, insomma, sembra la stura di una nuova offensiva della minoranza dem verso il presidente del Consiglio. La gestione della vicenda Rai, infatti, sarebbe stata letta come un ennesimo atto di prepotenza di Renzi dopo i segnali più distensivi palesati recentemente sulla legge elettorale.

Di certo, i vertici di viale Mazzini hanno cercato di chiudere al meglio la polemica sui due direttori sulla cui sostituzione si era sollevato il maggior polverone: Marcello Masi diventerà infatti il vice di Carlo Verdelli mentre per Bianca Berlinguer arriva una striscia preserale, una doppia seconda serata e anche una collaborazione con Michele Santoro.

Il giorno prima, Carlo Freccero aveva previsto che le nomine Rai sarebbero saltate. Non poteva e voleva credere che si potesse fare "un monocolore, una scelta degna della vecchia Dc anni '50". E intervistato dice: "Immaginavo che la commissione di Vigilanza Rai avrebbe trovato una trappola per impedire che si arrivasse a questo, che ci fosse un rinvio. Avevo parlato con molti contrari, come Speranza, Fratoianni, Gasparri, Brunetta, una sola volta con Fico e mi aspettavo che riuscissero a stoppare l'operazione. Prendo atto che non è avvenuto".

In tutto questo Renzi, è volato a Rio a fare la passerella per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi. 

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