Tra responsabili divisi e padani incazzati è ora che il Cav. batta un colpo

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Tra responsabili divisi e padani incazzati è ora che il Cav. batta un colpo

15 Giugno 2011

Trenta deputati, divisi almeno in quattro e perfino sul capogruppo. Denominazione di origine controllata: Responsabili. Funzione: terza gamba della coalizione. Ma di questi tempi l’eterogeneo gruppo degli Scilipoti, dei Iannaccone, dei Sardelli, dei Calearo e compagnia cantante, è in preda a tormente interne. La domanda è: come arriveranno alla verifica parlamentare? Secondo quesito: e la Lega, tra diktat e maldipancia, che farà?

Nel Carroccio ormai convivono due linee: quella del cerchio magico attorno al Senatur (Calderoli, Reguzzoni, Rosi Mauro, sono alcuni dei pretoriani) e la componente più movimentista che fa capo al ministro Maroni, quella più critica sul Cav. Con in mezzo Pontida. Interrogativi che si affastellano nella già complicata agenda della maggioranza in vista di un passaggio parlamentare ancora pieno di incognite, non solo numeriche. Tutto in attesa che il premier batta un colpo ed esca dell’empasse.

A Montecitorio c’è aria pesante nel centrodestra con gli occhi puntati sia sui Responsabili, sia sui leghisti. Il gruppo guidato da Luciano Sardelli ieri ha rischiato grosso per le troppe divisioni interne tra sottogruppi, monogruppi e fac simile. C’era da eleggere il nuovo capogruppo (la staffetta con Sardelli era già decisa) ma c’è voluta la mediazione di Catone (ex Fli) per evitare quella che si profilava come una conta interna. Niente voto, ma un documento condiviso sul nome di Luciano Moffa, ex futurista e ideatore del ressemblement che raccoglie molti ex (Idv, Misto, Lib Dem, Noi Sud, Api, Adc) transitati in questi mesi su altri banchi di Montecitorio e ora con l’ambizione di diventare partito. Una mossa che sa più di tregua armata, tanto è vero che a ieri pomeriggio mancavano due delle trenta firme, quelle di Scilipoti e Calearo.

Le variabili che raccontano le fibrillazioni ‘responsabili’ sono molteplici: dall’insofferenza di quanti in odore di promozione verso Palazzo Chigi (nella squadra dei sottosegretari) finora sono rimasti a bocca asciutta, a quanti cominciano a intravedere sullo sfondo lo spettro del voto anticipato. Ieri Francesco Pionati leader di Alleanza di centro e portavoce di Iniziativa Responsagile (in attesa di un incarico al quale da mesi pare candidato) ha incontrato Alfano per confermare il sostegno del gruppo e l’impegno a lavorare per rifondare il centrodestra. Ma se Pionati resta con la maggioranza, si guarda con sospetto alle mosse del minigruppo di Noi Sud che fa capo agli uomini di Iannaccone in guerra con l’altra metà del movimento guidata da Scotti. Rotta di collisione totale che, se non sanata, potrebbe avere effetti in Aula. Per il momento, resta nel cassetto il progetto di Iannaccone, Belcastro e Porfidia (Noi Sud) di dare vita a un nuovo soggetto politico insieme al neo-movimento di Miccichè (Forza del Sud) che ha già annunciato l’uscita dal Pdl. C’è poi Daniela Melochiorre dei Lib-Dem, transitata con la maggioranza, sottosegretario per due giorni e poi tornata sui banchi del gruppo Misto in polemica sul Cav. per i suoi affondi sulle toghe politicizzate. Che farà la prossima settimana?

Sulla carta la maggioranza i numeri ce li ha visto che dovrebbe contare su una base di 318 voti ma è chiaro che le fibrillazioni dei Responsabili alimentano dubbi e preoccupazioni. E’ peraltro vero che, in caso di voto, assumersi l’onere di fare sgambetti al governo significherebbe pregiudicarsi definitivamente la possibilità di una ricandidatura alle prossime elezioni, ma è altrettanto chiaro che dopo la sberla delle amministrative e quella dei referendum il quadro complessivo degli equilibri interni allo schieramento di centrodestra è mutato. Che ci sia bisogno di unità, soprattutto in una fase delicata come questa, lo vanno ripetendo sia Sardelli che Moffa. Quest’ultimo confermano la nomina a capogruppo il 1 luglio, sottolinea che l’obiettivo è “aprire una fase nuova che sia più qualificante e di maggiore dignità e forza per il nostro gruppo” e tuttavia non sarà un compito facile visto l’eterogeneità, le provenienze e le ambizioni di ogni singolo deputato “responsabile”.

Una situazione in movimento, dunque. Come stabilizzarla per evitare brutte sorprese? C’è chi tra i deputati pidiellini suggerisce al Cav. di procedere al rimpasto di governo prima della verifica parlamentare e non solo per ‘calmierare’ le fribillazioni o riempire caselle, ma per dare il segno chiaro di un esecutivo coeso che va avanti con “le idee chiare”.

E la Lega? Prepara Pontida. I segnali di quello che dirà Bossi sul ‘sacro prato’ di Alberto da Giussano ci sono già. Non è un caso che ieri il ministro Maroni sia tornato a tuonare contro la missione in Libia e i costi finora sostenuti (lo aveva già fatto il Senatur), ma secondo molti parlamentari pidiellini, non è un caso neppure che abbia presentato il ‘conto’ a Tremonti chiedendo un miliardo per di euro per il comparto sicurezza. Lo ha fatto con una lettera indirizzata al ministro del Tesoro e al premier nella quale sollecita il reintegro delle risorse venute a mancare nel solo 2011 per “i tagli lineari pari al 36 per cento su 29 miliardi”. Dal congresso della Uil Polizia, il capo del Viminale ha criticato la ‘mannaia’ lineare di Tremonti e precisato che quanto chiede è solo ciò che serve per “continuare a garantire almeno l’attività istituzionale”. Quindi ha speso parole di apprezzamento per il “coraggio” (da lui sollecitato) dimostrato dal Professore di Sondrio sulla riforma fiscale ma è ovvio che il clima resta teso.

Non solo: ieri alla Camera c’era il ddl sull’abolizione delle province. Risultato: tutto rinviato, per evitare spaccature nel centrosinistra e nel centrodestra. Lo ha chiesto ufficilamente il Pd diviso al suo interno tra favorevoli e contrari – mentre Idc e Udc erano pronti a votare a favore – e lo hanno sostenuto col voto Pdl e Lega, quest’ultima non proprio ben disposta a cancellare quella fetta di enti che governa al Nord. E pensare che il dossier era tra i punti del programma elettorale e che specie in questa fase di vacche magre avrebbe potuto rappresentare una voce consistente dalla quale attingere risorse per garantire la riduzione della pressione fiscale. Tant’è.

E Berlusconi? Da Milano a Roma, in viaggio col Senatur. I due leader avranno sicuramente affrontato i temi caldi dell’agenda di governo e ragionato sugli appuntamenti clou della prossima settimana.  Ma intanto ci sono i ‘paletti’ che i lumbard fisseranno a Pontida e i ‘no’ che ad esempio Alemanno ripete sui diktat dell’alleato. Molto fumo dalle parti della maggioranza e Berlusconi non può permettersi che diventi nebbia fitta.