Tra un riccio e una nuotata c’è anche tempo per qualche riflessione
13 Agosto 2008
Sono in macchina con Gigi e Mara, stiamo andando al mare, e non so perché ma ho voglia di condividere con loro la mia tristezza per l’indagine sull’aumento dei prezzi: “Sapete che l’Unioncamere ha fatto un’indagine sull’aumento dei prezzi nei supermercati e pare che siano aumentati del 4.3 % rispetto all’anno scorso?” chiedo.
“E che vuoi che non ce ne siamo resi conto!” mi risponde Mara.
“Ė una vergogna” rincara Gigi: “L’Italia non è più un paese abitabile ormai”.
“Dai amore non ricominciare”. “Invece sì, ora ricomincio! Non se ne può più di questi politici che si mangiano tutti i nostri soldi e noi che siamo brave persone siamo costretti a fare la fame e a guardare se i prezzi delle cose che ci piacciono e ci vorremmo comprare ce li possiamo permettere. Sta ritornando la crisi del dopoguerra, e sono sempre di più i giovani che se ne vanno. Ė allucinante”. “Sì sono d’accordo” mi associo. “Voi non avete mai pensato di espatriare?” lo ha chiesto a entrambi ma in realtà la domanda è per me: lo sa benissimo se Mara ci ha pensato o meno.
“Io sinceramente no” rispondo. “E hai fatto male. Io ad esempio non so se voglio far crescere i miei figli qui: che prospettive avrebbero? Me lo dici? In questo paese di mazzette e raccomandazioni e tutto il resto?”.
Per fortuna arriviamo, non sapevo più cosa dire ed ero ormai imbarazzato dalla foga di Gigi.
Per fortuna non sono più bruciato, ma abbronzato, eppure montiamo comunque l’ombrellone: ormai ci siamo abituati, anzi, Gigi ne è diventato un vero fan, e anche se non me lo dice so che mi vuole più bene grazie a quell’acquisto.
Ci siamo spinti nella parte più lontana della penisola, Capo Coda Cavallo.
Tiriamo fuori i fantastici panini che ha preparato Roberta e mi sento di spezzare una lancia in favore della nostra cuoca ufficiale di pranzi e cene che nessuno da tempo elogia più: “Roberta, voglio dirti a nome di tutti che sei la più grande cuoca del mondo e che senza di te noi cinque probabilmente saremmo già tutti morti di fame dal ’96”. Tutti si mettono a ridere, e mi guardano un po’ increduli.
“Secondo me Roberta è fondamentale in una vacanza” interviene Giovanni, “uno se la porta dietro, la mette là, e lei cucina tutto il tempo! Dove andremmo noi senza di lei? Parliamoci chiaro!”.
“Sì, poi magari la porti un po’ al mare, le fai fare un bagno, e lei è contenta, e pensa di essere venuta in vacanza! Non lo sa che in realtà ha un compito ben preciso” dice Gigi finalmente di buon umore.
“Basta ragazzi!” ci interrompe Marta.
“Già” riprende invece Mara: “E quando ci sposiamo come facciamo? Ce la dobbiamo portare in viaggio di nozze!”. Con un sorriso manifesta tutte le sue buone intenzioni, ma per un attimo cala il gelo nella compagnia: tutti sappiamo che lei si è sempre voluta sposare, mentre Gigi è restio al concetto. Poi qualcuno comincia a ridere e tutti gli andiamo dietro.
Proprio di fronte a noi è un isolotto, questa volta vicinissimo, raggiungibile addirittura a nuoto. Decidiamo di andarci. Ovviamente tutti tranne Roberta.
Poche bracciate e arriviamo. Gigi trova subito un punto d’accesso per salire. Lo seguiamo.
Una volta su sembra di essere tornati indietro nel tempo, ai tempi delle tribù.
Camminiamo lenti, ci sono solo detriti, sabbia, e fichi d’india. Gigi tutto fare ne prende un po’ e li apre.
Ce li passa decantandoli, ed effettivamente sono buonissimi.
Marta fa finta di essersi fatta male pungendosi, e istantaneamente l’attenzione di tutti viene catalizzata dal suo dito indice. Lei continua a dire che non è niente, e la premura degli altri sembra esagerata: è bravissima.
“Ascoltate” dice Gigi all’improvviso, e tutti ci ammutoliamo.
“Ma non si sente niente” obbietta Marta dopo un po’.
“Esatto” riprende Gigi “Il silenzio più totale”. Giovanni ed io ci scambiamo uno sguardo sorridendo, ci fanno troppo ridere queste sue uscite, da sempre. Poi Giovanni torna serio e dice: “È stupendo”.
Per un attimo credo di farcela, ma poi non riesco a trattenermi e scoppio a ridere respirando solo per riprendere fiato, sembro Anacleto ne “La spada nella roccia”. Anche gli altri ridono. Tranne Gigi ovviamente.
Riscendiamo dall’isolotto seguendo il sentiero dal quale siamo entrati. Solo che scendere verso il mare ci risulta molto più difficile che salire: gli scogli sembrano troppo a fior d’acqua e tutti cerchiamo di arrivare nel punto più lontano possibile per tuffarci. Io vado verso destra, mi sembra evidente che sia il tragitto più semplice, ma quando punto il piede d’appoggio per lanciarmi, qualcosa sotto mi si conficca violentemente dentro la pelle.
“Ahh” grido mentre cado come una pera cotta nel mare e do una panciata invereconda: faccio schizzare così tanta acqua che per un istante il livello di tutto il Mediterraneo si abbassa di dieci centimetri.
“Mario che hai fatto?” mi vengono tutti intorno. “Aiah, il piede” lo tiro su, facendo uno sforzo incredibile per restare a galla. Gigi lo prende in mano e dice: “Cavolo un riccio, te l’avevo detto di stare attento”.
Sono costretto a nuotare verso riva con non so quante spine di riccio sotto al piede, e a ogni movimento della gamba le sento fare leva sull’attrito dell’acqua regalandomi una sincera sensazione di piacere.
Ma il bello è quando arriviamo: il suolo, almeno per i primi cinque metri, è sassoso, e fa male anche al piede sano.
Non posso credere che sto provando tutto questo dolore, talmente non posso crederlo che mi sembra quasi di non provarlo più, è troppo.
Quando finalmente riesco a uscire mi sdraio a riva con l’aiuto degli altri che immediatamente mi soccorrono: “Io ho una pinzetta” dice Marta.
Perché Marta abbia una pinzetta appresso è un mistero per tutti, ma l’importante è che ce l’abbia. Una volta fuori e con il piede penzoloni anestetizzato da tutto il dolore provato in acqua non soffro praticamente più. In un batter d’occhio Super Gigi mi leva tutte le spine e sono come nuovo. Un po’ indolenzito ma cammino.
Giovanni mi aiuta ad alzarmi, poi mi chiede: “Allora stasera spaghetto al riccio?”.
