Tremonti conferma piano per la libertà d’impresa: “Forse già la settimana prossima in Cdm”
12 Giugno 2010
di Redazione
"La prossima settimana il Consiglio dei ministri potrebbe considerare e presentare un piano che si occupi della deregulation ma anche di interventi per la libertà di impresa". Lo ha affermato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel corso del suo intervento al Convegno dei Giovani industriali, in corso a Santa Margherita sottolineando che il governo crede "che sia fondamentale cominciare a intervenire sulla legislazione della libertà d’impresa".
"Il tempo di una legge costituzionale può essere assolutamente gestibile se c’è volontà da parte del Parlamento. Una riforma costituzionale può avvenire in tempo reale", ha aggiunto il titolare di Via XX Settembre. Per rimuovere l’eccesso di regole e i blocchi che frenano l’Italia bisogna aggiungere un comma all’articolo 41 della Costituzione, "con una particolare enfasi sulla libertà di impresa", e modificare l’articolo 188. Occorre, prosegue Tremonti, "introdurre la responsabilità dell’individuo, l’autocertificazione, la segnalazione di inizio attività, il controllo ex post e il principio di buona fede", per cui "tutto è libero tranne quanto è vietato dalle leggi penali ed europea. Questo può essere un passaggio rivoluzionario".
Ma non solo. Il titolare del Tesoro dice che una volta fatta la legge costituzionale si potrebbero "riportare al centro le grandi infrastrutture nazionali". Insomma, sottolinea Tremonti, il principio che guida l’Esecutivo è quello per cui "tutto è libero, tranne ciò che è punito con la legge penale o con quella europea".
Rivolto alla platea di imprenditori Tremonti ha proseguito affermando che "se voi tutti ci credete e vi impegnate, una legge costituzionale occupa un tempo minimo e, se parte, c’è un’ulteriore idea che potrebbe essere quella di riportare al centro le grandi infrastrutture nazionali". Infatti, per il ministro "non ci può essere stabilità senza crescita e crescita senza stabilità". "Abbiamo la stabilità – ha osservato – come condizione d’esistenza stessa dell’Eurozona. La dominante politica della scelta non è stata l’alternativa alla crescita, ma tra la stabilità e l’esistenza stessa. Per questo la stessa politica viene fatta in tutti i Paesi europei".
