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Le risposte che non arrivano

Tremonti deve ancora dimostrare che la politica non è solo contabilità

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I piani di Tremonti sono sempre stati tutti semplici, rigorosi e necessari. Ma sembrano sempre delle premesse, delle introduzioni a  temi più complessi che non svolge; non sa (c’è chi dice che il professore di “politica”, di quella vera, fatta di interessi dello Stato e di strategie per raggiungerli, non capisca niente) o non vuole  (c’è chi dice che il professore sia incerto sulle strade concrete da percorrere per far progredire il Paese)? Il fatto è che lo svolgimento del tema “progresso Italia” non è svolto.

La premessa per il progresso, oggi, nell’Euro, è fatta di conti a posto; e fin qui ci siamo, più o meno e senza dover essere accademici; sarebbero bastati dei bravi ragionieri, forse con buona conoscenza dell’inglese (anche se non indispensabile ). E poi? Ci sono dei nodi , che un governo in carica per cinque anni deve risolvere o quanto meno avviare a soluzione. A parte il fatto che l’attuale maggioranza aveva presentato agli elettori un programma e anche un programma economico , strapazzato poi dalle crisi internazionali; e quindi i nodi stavano là e non dovevano essere inventati. Ma essi stanno sempre più stringendo le mani e le teste degli italiani. Vogliamo prenderne alcuni? Eccoli.

Euro; che fa l’Italia? Tutti , non solo gli accademici, si rendono conto che questa moneta ha qualche problema, rappresentando sistemi economici diversi, molto diversi e talvolta competitivi e contrapposti tra loro; l’euro doveva servire ad una più rapida integrazione europea; non è successo; anzi per certi aspetti la sola moneta ha ottenuto effetti contrari alla integrazione di regioni economiche, di popolazioni e di culture, diverse o diversissime: quali siano i progetti politici italiani in materia non è dato sapere.

Rapporto finanza-economia. La finanza mondiale sta governando l’economia , con grave danno per i più e con soddisfazioni speculative per i … meno. E’ stata creata una nuova aristocrazia che sta governando il mondo. I fatti e le loro implicazioni sono noti; e allora ? Siamo sicuri che non possiamo fare nulla? Alcuni di questi aristocratici, alla questione, sorridono. E noi ?  Che facciamo noi con delle banche che invece che a servizio dei cittadini, si stanno trasformando in loro padrone?

Fisco; una volta si diceva: “pagare meno, pagare tutti”; sulla riforma e semplificazione fiscale si è fatto un gran bla bla; e ora? Siamo come prima o peggio di prima (basti pensare alle accise sulle benzine), con procedure complicate, incomprensibili ai cittadini (capiscono come funziona il prelievo fiscale solo quando gli euro vengono presi alla fonte: cioè non vengono loro fatti neppure vedere ) e con centinaia di piccoli e grandi balzelli , la cui interpretazione e la cui gestione dà da vivere a migliaia di “professionisti”, normalmente intermediari parassitari , accademici e non , necessari per pagare meno possibile e stare in regola. Ma il "pagare meno, pagare tutti", con l’aggiunta del “pagare facile”, sarebbe proprio una rivoluzione impossibile ? (A proposito , ma non esisteva un Ministero ad hoc per la semplificazione di qualcosa? ).

Intervento dello Stato nella economia; è interpretato come anti-liberale e quindi non è più di moda; furono forse dette idiozie , quando si  sostenne che l’ Italia fu traghettata dalle macerie della seconda guerra mondiale alla quarta potenza industriale del mondo in venti anni , grazie anche e soprattutto agli interventi dello Stato nella economia?  Non era forse un sistema che veniva studiato in tutto il mondo , come caso unico di capitalismo misto pubblico-privato in una economia di mercato?  Oggi quale è il progetto di investimenti pubblici in economia e quale il progetto per il loro controllo?

Ecco: esempi presi qua e là. Tutto lascia pensare che si è scambiata la politica (idee e strategie per gli interessi di uno Stato) , con una specie di contabilità monetaria, economica ed elettorale. I dirigenti politici, scelti dal popolo per le loro idee e capacità, dovrebbero dirigere la gente e lo Stato; non seguire le retoriche popolari (come quelle recenti dell’antipolitica ). Oltretutto in una situazione in cui l’opposizione esiste solo a berci sguaiati, incolti, sgrammaticati, confusi e il più delle volte solo settari e personalistici , quasi a coprire la mancanza di idee e, purtroppo, anche di ideali.       
 

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2 COMMENTS

  1. Fare qualcosa di concreto.
    Finalmente! Era da un po’ di tempo che qui sull’Occidentale non leggevo un articolo intelligente che si pone certi interrogativi. Ma bisognerebbe far notare certe cose a Berlusconi ed al ministro Tremonti che fino ad oggi non hanno fatto niente. Forse la vera domanda dovrebbe essere: perché non avete fatto nulla fino ad oggi? Sarà pur vero che la crisi non consente miracoli, ma almeno qualcosa si poteva fare. Qualche liberalizzazione (non privatizzazioni), un po’ meno burocrazia, qualche sperpero in meno, etc. Non vi pare? Adesso sui giornali e su internet impazzano analisi economiche e politiche da parte di esponenti del centro-destra sulle mancate riforme, ma credo che l’opinione pubblica italiana per un bel po’ di tempo non darà più fiducia a questa classe politica di centro-destra così ipocrita e falsamente liberale, a meno che non si decida di cambiare del tutto rotta e si abbia il coraggio di fare la Rivoluzone Liberale promessa (Antonio Martino lo sta ripetendo da tempo, ma rimane inascoltato). Rivoluzione Liberale significherebbe liberare la concorrenza e le migliori energie e questo significherebbe la fine di privilegi per molti, soprattutto per i due grandi monopolisti del nostro Paese: lo Stato e l’impero finanziario di Berlusconi. Questi articoli e queste analisi economico-politiche sono interessanti, ma, in tutta onestà, non gliene frega più niente a nessuno. Vogliamo FATTI.

  2. un modello svizzero e lontani dall’inciucio con i sindalisti
    Uno dei pochi sistemi veramente di successo per i propri cittadini è quello liberale e liberista offerto dalla Svizzera.
    E’ questo modello che dovremmo imitare soprattutto se rimaniamo in un sistema monetario come quello europeo che non consente più le pazzie della spesa pubblica.
    Direi che la parola d’ordine dovrebbe essere abbattere la spesa pubblica ed attirare capitali e persone. In pratica l’esatto contrario dell’ammuffitto mantra recitato dai sindacalisti e che evoca patrimoniali, tasse e spesa pubblica.
    Se il PdL vuole presentare un vero progetto e un obiettivo per il paese, il modello da seguire è al nostro confine settentrionale.
    L’inciucio socialista con i sindacati e la confindustria è quello che ha portato l’Italia alla situazione attuale ed è quello che un partito di centro destra non deve assolutamente fare.
    L’inciucio con i sindacalisti è un suicidio per il centro destra (e per il paese) perchè in quel modo il PdL e la Lega diventano indistinguibili da un becero PD.
    Sembrerebbe che ad alcuni nel PdL e nella Lega il nuovo consociativismo con i sindacati piaccia (vedi Maroni). A me sembra che questi non abbiano capito proprio niente.

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