Tripoli sotto scacco ma se Gheddafi resiste sarà un bagno di sangue

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Tripoli sotto scacco ma se Gheddafi resiste sarà un bagno di sangue

16 Agosto 2011

Ad aprire la strada ai ribelli ancora una volta sono stati i caccia della NATO, che nei giorni scorsi hanno colpito Tripoli con un volume di fuoco maggiore del solito. I piloti della RAF mostrano soddisfatti le foto delle navi colpite mentre gli insorti annunciano di aver conquistato la città di Zawiah, snodo fondamentale della Libia lealista. Adesso Gheddafi si trova con i rubinetti dei rifornimenti di gas e vettovaglie che arrivavano dalla Tunisia staccati e perde le ultime raffinerie di petrolio che aveva a disposizione.

Sempre che non ci siano altri rivolgimenti di fronte com’è accaduto nei mesi scorsi (ieri il Rais è tornato a farsi vedere in video incitando i fedelissimi a reagire e mostrando immagini della piazza che lo acclama), il regime libico ormai è stretto nell’angolo: a oriente, i ribelli hanno espugnato le postazioni militari con le batterie di armi pesanti che hanno martellato Misurata per settimane riducendola allo stremo. A occidente, che a questo punto diventa il fronte caldo del conflitto, la presa di Zawiah prelude alla conquista di Garyan, altro centro decisivo per favorire la calata degli insorti (le tribù berbere e delle montagne attorno a Tripoli, i libici che erano fuggiti dalla capitale sulle Nafusa Mountains) su ciò che resta della Jamaria. Nel frattempo, esponenti del governo provvisorio e quelli del regime si danno appuntamento a Djerba, in Tunisia, per trovare un accordo mentre il ministro degli interni libico vola al Cairo con la sua famiglia in un viaggio che ha il sapore di un esilio.

I ribelli dell’Ovest sostengono che Tripoli è pronta all’insurrezione e come prova diffondono su twitter la notizia dei primi moti nei quartieri di Tajoura e Souq al-Jomaa, ma un ufficiale dell’intelligence gheddafiana catturato il 12 agosto scorso smorza gli entusiasmi, confessando che almeno il 70 per cento degli abitanti della capitale parteggia ancora per il Rais, e che le cellule ribelli sono a corto di munizionamenti e si muovono con difficoltà nella capitale.

Prendere Tripoli, una città che si estende per 400 chilometri quadrati ed ha più di un milione di abitanti, non sarà uno scherzo ed è per questo che sono gli stessi carbonari già attivi in città a chiedere ai capi della rivolta di aspettare a sferrare l’ultimo attacco (ci sono atti di intimidazione contro i supposti oppositori del regime). In queste ore diviene quindi centrale il ruolo delle diplomazie, ma gli esperti guardano con attenzione anche alle eventuali defezioni in ciò che resta dell’inner circle di Gheddafi.

Il Consiglio Nazionale di Transizione annuncia di aver fissato la "timetable" per la stesura delle nuova costituzione del Paese: è una questione di tempo prima che Gheddafi cada, così sembra a leggere la stampa internazionale. Ma quanto altro sangue verrà versato prima della caduta? E ci sono altre strade da percorrere per evitare una potenziale carneficina nella capitale libica?