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“Troppe aspettative da Roma, diamo tutti più idee”

"Troppe aspettative da Roma, diamo tutti più idee". Lo dice il parlamentare del Pdl Filippo Piccone che, in un'intervista al quotidiano Il Centro, fa il punto sulla situazione politica nazionale e su quella abruzzese chiarendo alcuni punti quali la costruzione del partito dopo l'elezione del segretario Alfano, nuova classe dirigente, le amministrative de L'Aquila e Sanità. 

Senatore Piccone, il Pdl dal 1º luglio ha un segretario, Angelino Alfano. Che tipo di partito volete costruire?

Un partito meno verticistico, con processi democratici interni, con regole e sanzioni.

In periferia come si tradurrà il nuovo corso del Pdl?

Faremo una stagione congressuale da settembre, Alfano detterà le scadenze, poi si arriverà a un processo di scelta dei candidati attraverso le primarie, abbiamo depositato un disegno di legge.

Le amministrative dell'Aquila saranno il primo banco di prova per le primarie. Saranno primarie di coalizione?

Probabilmente sì. Sarà un passaggio importante per muovere anche la base elettorale che avrà possibilità di esprimersi.

Alle ultime amministrative nell'Aquilano avete avuto un riscontro più favorevole.

Favorevole è un po' azzardato (ride).

Avete retto di più.

L'Aquila ha una particolare sensibilità rispetto alla classe politica. Vedremo la qualità che le due coalizioni sapranno mettere in campo.

Quale sarà la vera sfida?

Un vero ricambio della classe dirigente e un vero progetto per L'Aquila.

La classe dirigente attuale ha mancato questa sfida?

Credo che si sia trovata impreparata rispetto a un evento che ha superato ogni possibile immaginazione. Ma ora bisogna costruire una vera fase progettuale. Anche questa schermaglia eccessiva sulle attività quotidiane nasconde una mancanza di progetto complessivo.

Parla della schermaglia Chiodi-Cialente?

Sì, in qualche modo ci siamo avvitati intorno al discorso dei soldi, se arrivano o non arrivano. Bisognerebbe concentrarsi su un grande progetto per L'Aquila, una città che non potrà essere quella che era prima del terremoto.

Ritiene che il cerino sia ora in mano al Comune?

Il cerino è in mano a tutti. Tutti dovrebbero concorrere. Chiaramente il Comune è un elemento centrale. Da dopo il terremoto leggiamo solo di provvedimenti, di azioni di sostegno economico, senza mai capire come ricostruire e che tipo di vocazione vogliamo dare a questa città. Questa idea è mancata al Comune e non solo, direi a tutta la classe dirigente, non solo politica.

Allargando l'idea del progetto a tutto l'Abruzzo, la vicenda del Patto per lo sviluppo come la giudica?

Credo che si siano trasferite troppe aspettative nel rapporto con il governo centrale. Ben venga il Patto, o la Vertenza, come la chiamava Del Turco. Sono però convinto che la classe dirigente deve reagire all'interno della regione ponendosi quesiti di attualità che fanno la differenza.

Perché questo non avviene? Ce lo dica da imprenditore.

Se posso individuare una parola che accomuna la classe politica e imprenditoriale, direi che a volte manca il coraggio. E anche la consapevolezza. La classe imprenditoriale abruzzese è forte, ben strutturata, capace, ma deve fare un salto di qualità. D'accordo, apriamo una vertenza con Roma, ma non ho ancora sentito una parola sulla progettualità rispetto ai fondi Fas.

C'è troppa polemica tra maggioranza e opposizione? Non si rischia di perdere di vista l'obiettivo comune della crescita della regione?

In un momento di crisi chi governa diventa il capro espiatorio. Ma non tutto dipende dalle istituzioni. Però va detto che in questa regione non si è mai aperta una vera stagione di riforme. In parte Chiodi sta facendo un buon lavoro ma mi sembra che dobbiamo fare uno scatto in avanti. E credo che qui anche il partito deve scendere in campo in maniera massiccia.

Uno dei nodi resta la Sanità. Come giudica il lavoro del commissario?

Ci credo molto e molto è stato fatto, ma tantissimo è ancora da fare. Mi preoccupa però che tutto il dibattito sia concentrato sull'attività economica mentre della qualità sanitaria si parla poco. Quella è la vera differenza. Condivido con Chiodi e i regionali quasi tutta l'attività fatta, non voglio affatto prendere le distanze, anzi è un'attività che sostengo e apprezzo, anche se deve crescere ancora.

Per esempio in quale direzione?

C'è per esempio il tetto alla mobilità attiva da fuori regione. La mobilità attiva potrebbe farci fare un salto di qualità, potrebbe indurre gli imprenditori privati, ma anche il pubblico, a far crescere le proprie aziende sanitarie creando delle vere eccellenze, ma col tetto noi tarpiamo le ali a queste aziende, sopratutto a quelle di confine che potrebbero attrarre utenza da altre regioni. E' questo il pilastro della sanità lombarda che dovrebbe diventere un esempio per noi.

Lei insomma sostiene: non possiamo dire ai privati mettetevi sul mercato e poi impedire loro di competere col mercato.

E' così: da una parte chiediamo che si mettano sul mercato e dall'altro però creiamo dei contenimenti. E' una questione che deve essere risolta.

(Tratto da Il Centro)

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