04 Febbraio 2010


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“Troppe esuberanze accusatorie nella gestione dei pentiti di mafia”

Difende le ragioni della proposta di legge di inziativa parlamentare e si augura che Alfano e Maroni "possano cambiare opinione”. Giuseppe Valentino, avvocato penalista e senatore del Pdl ha firmato il disegno di legge sull’utilizzo delle dichiarazioni dei pentiti di mafia finito in poche ore al centro di polemiche bipartisan: se l’opposizione fa le barricate un no secco arriva anche dal Guardasigilli e dal titolare del Viminale. Nella conversazione con L’Occidentale, Valentino spiega cosa c’è dentro al provvedimento e avverte: io vado avanti.

Senatore Valentino in cosa consiste il ddl sui collaboratori di giustizia?
Il mondo dell’avvocatura da anni sollecita interventi che possano ridimensionare le esuberanze accusatorie nella gestione dei collaboratori di giustizia, soggetti che accusano e che sovente accusano senza portare riscontri concreti alle loro  ragioni. Mi sono reso interprete di questa esigenza. Io vivo nelle aule di giustizia e continuo a fare il mio lavoro di avvocato, quindi so quali sono i problemi. Ho immaginato che con questo disegno di legge si potessero meglio inquadrare quei precetti che erano contenuti nel codice di procedura penale e che erano stati il frutto di una tormentata discussione nel corso della tredicesima legislatura alla quale io partecipai. Ricordo anche le motivazioni che indussero, allora, alla modifica della legge 192 e che sono le stesse che rivediamo adesso: bisognava contenere questa serie di verità “particolari” che venivano introdotte nei processi senza né controllo né criterio. Il punto è che a distanza di tanti anni si è costituita una giurisprudenza che ha legittimato quelle patologie antiche che a suo tempo si tentò di eliminare con la formulazione del nuovo articolo 192. La  mia non è un’iniziativa estemporanea, ma il frutto di un lavoro che ho portato a termine già da diversi mesi.

Secondo lei cosa non funziona nei meccanismi che regolano l’uso delle dichiarazioni dei pentiti di mafia?
La critica che io faccio è che non vi è un adeguato riscontro alle dichiarazioni accusatorie. Non è possibile che l’accusa sia una mera enunciazione, la quale si rivela in una certa circostanza e che poi sia sufficiente che un altro soggetto dica la stessa cosa, poi un altro ancora…Tre inconsistenti propalazioni, non corroborate da elementi concreti di prova, non fanno una verità. Le dirò di più: chi dice la verità fornisce inevitabilmente anche dei riscontri. La verità è lineare. Chi parla in maniera chiara e riferisce fatti che si sono verificati, poi fornisce anche indicazioni di supporto per consentire a questi fatti di avere dignità e poter entrare nel processo in maniera apprezzabile, e costituire elemento sul quale si possa fondare qualunque verdetto, sia di assoluzione che di colpevolezza.

Come spiega il no netto dei ministri Alfano e Maroni?
Questa domanda dovrebbe rivolgerla ai due autorevoli esponenti del governo. Io conosco le ragioni per le quali ho formulato la proposta, e le ragioni per le quali non recederò dall’obiettivo che mi sono prefissato. Poi, se si costituisce uno schieramento forte contro questa proposta, probabilmente la legge non passerà. La legge della democrazia è fatta di numeri, consenso e dissenso. Staremo a vedere. Mi conforta moltissimo che la comunità dei giuristi abbia apprezzato. La comunità di coloro che conoscono quali sono le problematiche e i disagi che si affrontano nel corso della quotidianità. Tra l’altro, un certo numero di colleghi mi ha chiesto di sottoscrivere il disegno di legge, e io ne sono ben lieto.

Quanti sono i senatori che sosterranno la sua iniziativa?
Per il momento almeno una decina. Sulla mia proposta ho sentito tanto dissenso, ma anche tanto apprezzamento.

Resta il fatto che Maroni proprio ieri ha ribadito che questo provvedimento non passerà in commissione dal momento che nè lui nel Guardasigilli lo condividono. Cosa risponde?
Io sono un inguaribile ottimista. Siccome ho fiducia nella capacità e nell’intelligenza sia del ministro Maroni che del ministro Alfano, mi auguro che, alla luce di un esame approfondito, di una verifica, di una consultazione, possano mutare opinione nei mesi che verranno. D’altronde, i lavori parlamentari servono a migliorare le ipotesi di lavoro. Trovo che il principio che ispira il mio disegno di legge non può che essere condiviso: avere una prova più genuina e verificata. Auspico che questo obiettivo possa beneficiare di apporti che vengono da tutti coloro che credono che il processo non deve essere fondato su sensazioni o certezze morali, ma su concreti elementi di prova sui quali basare le sentenze dalle quali dipendono i destini degli uomini.

La presidente dei senatori Pd Finocchiaro lo ha definito un provvedimento "pericoloso" eppure in alcune parti riprende l’idea di una proposta che nel 2008 venne presentata da esponenti del Pd, tra i quali Carofiglio.
Questo francamente non lo ricordo. Ricordo che una mozione presentata da alcuni autorevoli rappresentanti della cultura giuridica dell’ opposizione, nella parte emotiva di questa mozione, aveva fatto riferimento ai criteri che dovevano governare la valutazione delle prove che provenivano dagli accusatori.

I suoi detrattori parlano dell’ennesimo provvedimento ad personam.
Questa non è una legge ad personam. E’ una legge che tutela il principio secondo il quale gli strumenti d’acquisizione della prova devono essere rigorosamente verificati. Non credo che possano pensare che questo disegno di legge serva a qualcuno in particolare. Il vero tema della contrapposizione è che taluni esponenti della sinistra che questa innovazione, ove mai diventasse legge dello Stato, potrebbe agire negativamente sui processi. Io non sono d’accordo.

Perché?
Nessuno di quelli che mi attaccano lo spiega. Non ritengo esistano pericoli del genere. Ormai ognuno di noi è sottoposto ad un sistematico controllo: cellulare, bancomat, biglietto aereo. Quindi, la ricerca del riscontro non è cosa difficile. Gli inquirenti non avrebbero difficoltà. E un uomo che dice la verità può fornire mille indicazioni specifiche che conferiscano dignità alla propria dichiarazione. Questo è il punto. Di cosa bisogna aver paura? Perché devono rallentare o vanificare i processi? Anzi, corroborano ulteriormente. Consideriamo che le dichiarazioni possono anche servire alla difesa.

Il quotidiano La Repubblica ha ipotizzato una sorta di nesso tra la sua proposta di legge e le dichiarazioni del figlio di Ciancimino sul senatore Dell’Utri. Cosa risponde?
Guardi, quando io ho presentato il mio disegno di legge di Ciancimino non si parlava. E le sue dichiarazioni non mi interessano personalmente. Se sono fondate saranno corroborate da elementi di prova adeguati. Certamente, non c’è alcun nesso fra questa proposta legislativa e questo signore (Ciancimino jr, ndr). Il nesso lo hanno visto, forse, alcuni osservatori maliziosi che, all’indomani delle dichiarazioni di Ciancimino, inattese e singolari, hanno sollevato questo polverone.