Home News Trump again, again, again

Verso il Voto

Trump again, again, again

0
285

Nel 2016 le fighette, come le chiama Team America, presero un palo in fronte così grosso che ancora devono rianimarsi dal trauma. Trump Presidente. Avevano totalmente sottovalutato la candidatura del Don. La situazione a quattro anni di distanza più o meno è la stessa. I Signori della fuffa, i sondaggisti, danno in media il vecchio addormentato d’America Biden avanti di 7 punti, ma per Rasmussen il vantaggio è solo di 2 punti. La sfida all’OK Corral dunque sembra ancora aperta.

Professori e commentatori attaccati alla canna di Twitter continuano a indignarsi per i messaggi “volgari e oltraggiosi” del Don, come fa la sora cecioni antifassista appisolata la sera sul divano davanti a Grubby TV, ma per chi ha una vita fuori dalla bolla twittarola è noto che Trump sui social  ci prende tutti amabilmente per i fondelli.

L’archetipo del politico vanesio, Trump, ha capito che il cellulare devi strapparlo di mano al social media manager che ti segue, usandolo per compulsare tu candidato di persona i tuitti, e fare casino. Dalla sua il Don ha pure agguerriti buontemponi digitali capaci di aggirare la censura facebookiana sulle sponsorizzate con tecniche fantasiose, oltre a una truppa ben equipaggiata tra i vari Reddit e compagnia. Meglio degli hacker russi!

E ancora. Gli esperti di politica internazionale tremano all’idea di un nuovo mandato del Trump, com’era?, “isolazionista”, ma anche loro hanno sbagliato tutto: al posto di Bannon ormai da tempo al timone degli esteri c’è Mike Pompeo, per gli Usa Gerusalemme è Capitale, la Guardia Rivoluzionaria iraniana è stata decapitata, gli Accordi di Abramo con MBZ sono stati un successone, la questione palestinese è finita nel ripostiglio. L’elenco potrebbe continuare.

Insomma il copione è uguale, sottovalutare Trump in tutti i modi, ma c’è una differenza da quattro anni fa ed è l’economia, bellezza. Le elezioni si decidono sempre sull’economia, sulla nostra condizione materiale, come dimostrarono nel 2016 le tute blu del Midwest voltando le spalle a Obambi, Hillary e il Pd network.

E’ vero che il 2020 è un anno da dimenticare, che il Capitalismo occidentale è sotto lo schiaffo del Coviddi, che Trump  ha affrontato la pandemia sperando nella discutibile “immunità di gregge” ormai sdoganata anche dalla professoressa Capua ma, fino al giorno prima che deflagrasse il Wuhan Virus, Trump ha dimostrato che si possono creare posti di lavoro, aumentare i salari, rendere un Paese più grande e ricco.

Prima della pandemia, la disoccupazione negli Usa era scesa al 3 e mezzo per cento, il dato più basso da mezzo secolo. I disoccupati afroamericani erano al 6,8%, il dato più basso dai primi anni Settanta. In 17 mesi con Trump al comando, sono state create 1 milione di offerte di lavoro in più, una benedizione per gli over 45 espulsi dal mercato del lavoro. L’incremento medio annuo dei salari è stato del 3 per cento.

I lavoratori con diploma di scuola superiore hanno visto aumentare il proprio reddito di quasi il 10 per cento, alla faccia di chi diceva che la forbice tra ricchi e poveracci si sta allargando. Ieri Wall Street ha perso colpi sempre per colpa del Wuhan Virus e delle incertezze legate al voto per le presidenziali, ma ci ricordiamo i rally della borsa negli anni scorsi?

Tutto questo mentre Trump alzava la diga che protegge lo standard occidentale dagli eversori di BLM, dalla cancel culture e dal regime gentile del tirannicamente corretto. La nomina di Amy Barrett alla Corte Suprema è stata la ciliegina sulla torta. Per questo il voto del 3 Novembre non è
scontato come sembra.

Se Biden vince perché la spinta gliela danno le suffragette antisemite allergiche al libero mercato di The Squad, sappiamo come finirà l’economia americana, una deriva verso lo statalismo della Vecchia Europa socialista o sovranista tanto è uguale, solo debito a gogò. Se vince Trump invece, se arriva in tempo il vaccino e finisce la maledetta pandemia, le imprese Usa avranno meno tasse, gli americani avranno meno burocrazia e più grandi progetti infrastrutturali, quindi lavoro, crescita, progresso.

Obambi aveva promesso milioni di posti di lavoro con la svolta green e si è visto com’è finita, marcia indietro. L’ex vice Biden prono al Green New Deal di Lady O.C. rispolvera lo stesso libro, incriminando la fratturazione idraulica perché bisogna “andare oltre l’industria petrolifera”. Salvo poi rettificare,  no, il petrolio non si può archiviare nei prossimi giorni, almeno finché a Joe serviranno i voti della Pennsylvania, dove la gente vuole lavorare, mica prendere lo
stipendio per stare a casa.

In conclusione, Biden su tanti aspetti della vita economica di una superpotenza come gli Usa rappresenta un’incognita. Con Trump almeno una cosa è certa: fracking again, again, again.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here