Il voto dei grandi elettori

Trump: Bill Clinton e Michael Moore ancora rosicano

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A meno che non arrivi un’altra sorpresa megagalattica com’è stata l’elezione del Don, il collegio dei grandi elettori americani che si riunisce oggi nei diversi stati degli USA, per votare formalmente il nuovo presidente, confermerà la vittoria di Donald Trump. Le riunioni del collegio elettorale, convocate sei settimane dopo le elezioni presidenziali coinvolgendo 538 grandi elettori, sanciscono la vittoria di un candidato e la sua elezione alla presidenza. Vale la pena ricordare che gli elettori statunitensi non eleggono direttamente il presidente, bensì i grandi elettori, che a loro volta eleggono il “commander in chief”. Trump ha perso il voto popolare con la Clinton,  ma ha ottenuto 306 grandi elettori contro i 232 della rivale. 

In linea con quanto è avvenuto prima della nomination repubblicana, durante e dopo le elezioni, l’establishment politico-culturale americano in queste ore le sta provando tutte, se non per sovvertire sicuramente per rimestare nel torbido, cercando di infangare un risultato che è stato fin troppo chiaro: basta con la classe dirigente che c’è in America. La missione degli antitrumpisti, compreso il repubblicano McCain, è dunque quasi impossibile, ma il numero di grandi elettori sui quali, sempre in queste ore, è stato fatto pressing a tutto campo per fargli abbandonare il Don, è alto, e non avendo i collegi vincolo costituzionale o legislativo (eccetto quegli stati dove i grandi elettori sono obbligati al rispetto del voto popolare, tenete a mente questo particolare) qualche sorpresa può sempre esserci. 

Fin qui i numeri e le regole. Poi c’è la bile e di bile ne scorre ancora in quantità industriali dopo il voto di novembre. Democrats e radical chic di mezzo mondo continuano a rodersi il fegato, avendo dovuto ingoiare la vittoria inaspettata della loro nemesi assoluta, Trump, l’uomo venuto a sbaragliare i fighetti, i media ed il Palazzo, dando voce alla rabbia delle masse e della maggioranza un tempo silenziosa. Così dobbiamo sorbirci un redivivo Bill Clinton, il quale, non potendo far altro che lamentarsi, oggi se la prende con il capo dell’Fbi, Comey, accusandolo di aver fatto perdere le elezioni alla moglie Hillary. Insieme agli hacker russi, ovviamente.

“Bisogna avere un quoziente intellettivo ad una cifra per capire cosa stava succedendo”, dice Bill parlando delle elezioni. Quello che abbiamo capito noi è semplicemente che il capo dell’Fbi – nominato da Obama, forse Bill se l’è scordato – durante tutta la campagna elettorale ha dovuto fare i proverbiali salti mortali per non essere surclassato dalle rivelazioni di WikiLeaks sulla Clinton (altro che hacker russi), con tutto quello di discutibile e a tratti anche un po’ orripilante che è saltato fuori dalle email della Clinton e del suo braccio destro, Podesta, il potente democratico che la notte del voto invece di ammettere la sconfitta disse che bisognava ricontare i voti. 

C’è poi Michael Moore, il registone del polpettoni politicamente corretti. Sentite cosa ha scritto su Facebbok rivolgendosi ai grandi elettori: "In alcuni Stati è illegale che voi votiate in qualsiasi altro modo se non per Trump. Se non votate per lui lo Stato vi multerà. Io ovviamente non posso e non voglio darvi soldi per votare domani, ma se esprimerete il parere secondo la vostra coscienza e sarete puniti per questo, io pagherò la multa per voi". Moore insomma istiga a trasgredire la legge pur di togliere di mezzo il presidente democraticamente eletto. Speriamo che stia scherzando, in caso contrario non ci sorprenderebbe: sul nostro giornale in campagna elettorale abbiamo raccontato gli sporchi trucchi e la corruzione che domina nelle strutture parallele del partito democratico.

A quanto pare, Moore apprezza questi metodi truffaldini. Pensando al registone, ci viene in mente una puntata della commedia di fantascienza "Brain Dead", serie televisiva americana – un "political drama" se vogliamo essere più precisi – che quest’anno ha avuto un grande successo negli Usa. Forse per scene come questa: quando il “chief of staff” di un potente senatore repubblicano fa un incubo notturno, sognandosi la sua ragazza a letto con Michael Moore, l’uomo si risveglia di soprassalto e corre in bagno a vomitare. La serie chissà perché non è stata riconfermata per la seconda stagione. 

 

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