Trump chiama Putin ma pensa alla Cina

Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Trump chiama Putin ma pensa alla Cina

Trump chiama Putin ma pensa alla Cina

29 Gennaio 2017

Se persino il corrispondente di Repubblica dagli Usa, Rampini, uno che non avrebbe scommesso un dollaro sulla vittoria di Donald Trump alle elezioni, adesso, dopo la telefonata tra il Don e Putin, scrive che Trump è riuscito dove Obambi aveva fallito, ovvero il “reset” delle relazioni tra Russia e America, significa davvero che questa prima settimana alla Casa Bianca è stata impressionante. 

Nel giro di pochi giorni abbiamo visto Trump firmare una serie di decreti che, nell’ordine, hanno smontato la riforma sanitaria di Obama, riaperto la strada ai grandi gasdotti, confermato ai vicini messicani che dovranno pagarsi il muro al confine con gli Usa, bloccato l’ingresso di immigrati e/o rifugiati provenienti dai Paesi sponsor del terrorismo, fino a ieri, un intero sabato trascorso al telefono con Putin, Merkel, Hollande, il giapponese Abe, dopo l’incontro di venerdì scorso con l’inglese Theresa May

Del giro di telefonate con i capi di stato stranieri, quella che ha fatto più discutere è stata la conversazione con Vladimir Putin, telefonata che fa già gridare al miracolo cioè alla fine delle sanzioni economiche contro la Russia. Va detto però che a definire la chiacchierata “positiva”, confermando la collaborazione contro il terrorismo islamico (già andata in scena all’epoca di Bush figlio), è stata Mosca, molto loquace, mentre il comunicato della Casa Bianca è stato scarno, senza alcun cenno alle sanzioni. 

Certo rispetto a Obama stiamo passando a una fase di maggiore collaborazione ma ricordiamoci pure che, durante la visita della May alla Casa Bianca, mano nella mano con Trump come novelli Reagan e Thatcher, la vispa Theresa ha fatto capire al Don che per adesso non se ne parla di togliere le sanzioni a Mosca. 

La May, e la Merkel, ci hanno tenuto molto anche a precisare che la NATO, l’alleanza che Trump ha definito “obsoleta”, per loro non lo è affatto. Il nuovo segretario di stato americano, Tillerson, forse per smarcarsi dalle accuse di aver fatto affari in Russia quando era un supermanager, nei giorni scorsi ha usato parole molto dure contro il Cremlino. Idem per altri ministri del team Trump, come “cane pazzo” Mattis, il numero uno del Pentagono, che ha definito la Russia la “principale minaccia” per gli Usa. E c’è anche il Congresso americano, a maggioranza repubblicana, con membri preminenti del partito che tifano per le sanzioni a Mosca. 

Le cose, quindi, non sono così scontate. Allora perché Trump sta accelerando? Ripensiamo un attimo a ieri. Washington chiama Mosca, Parigi, Berlino, Tokyo, dopo l’incontro con la premier inglese May. Non manca qualcuno all’appello? Qualcuno che oggi a livello internazionale gioca un ruolo anche maggiore della Russia di Putin? 

E’ la Cina, bellezza, il convitato di pietra della girandola di telefonate. Se, come ha detto nei giorni scorsi Robert Kaplan in una intervista al Corriere, gli USA vogliono continuare a “guidare il mondo”, beh, è con Pechino che dovranno vedersela nei prossimi anni. Saranno esagerazioni giornalistiche, ma circolano voci attribuite agli alti gradi dell’esercito cinese su possibili venti di guerra, non solo commerciale, in un futuro non si sa quanto remoto: vedi Mare della Cina Meridionale o magari le due Coree. 

Allora, proviamo a rigirarlo così il film di ieri: Trump chiama Putin perché, al di là del risultato immediato, la sconfitta di Isis, c’è una partita più lontana da giocare, quella con i cinesi, e forse il Don vuole fare come Nixon durante la Guerra Fredda ma a parti rovesciate: il suo predecessore aprì alla Cina in funzione antisovietica; oggi, con il disgelo tra Washington e Mosca, o almeno così sembra, Trump apre alla Russia per fermare l’avanzata di Pechino su scala globale.

***

PS. Trump Presidente! La Nuova America è il titolo del nostro libro su Trump che tra qualche giorno pubblicheremo come prima uscita della nuova collana editoriale dell’Occidentale, Postverità. Nelle immagini a corredo di questo articolo trovate qualche spiegazione in più sul nostro libro. Per maggiori informazioni l’email è r.santoro@loccidentale.it