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Trump dichiara guerra al Black lives matter

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Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato guerra al violento movimento dei Black lives matter, che con la scusante della lotta al razzismo e sull’onda emotiva della morte di George Floyd hanno messo a ferro e fuoco le principali città americane, con la complicità politica e l’immobilità di sindaci e governatori democratici e dell’intera élite liberal, speranzosa di mettere in difficoltà la campagna per la rielezione dello stesso Trump.

Il Presidente lo aveva annunciato davanti ai suo sostenitori, in cui tratteggiando i lineamenti del partito repubblicano ha detto “I repubblicani sono il partito della libertà, dell’uguaglianza e della giustizia per tutti. Noi siamo il partito di Abramo Lincoln e il partito della legge e dell’ordine”, un monito chiaro e diretto agli elettori ancora indecisi. Questa frase non è casuale, ma nasconde al suo interno dei messaggi impliciti e chiari ai cittadini americani, come il riferimento a Lincoln Presidente repubblicano e la stoccata ai democratici storicamente compromessi con il razzismo americano negli Stati del sud. Ma Trump non si è limitato alle parole soprattutto dopo il tentativo fallito per l’intervento provvidenziale della Polizia di Washington D.C. che ha impedito la “. distruzione della statua equestre del Presidente Andrew Jackson, a pochi passi dalla Casa Bianca, tentato dai vandali del black lives matter, infatti il Presidente ha annunciato un ordine esecutivo che “ autorizzerà il governo federale ad arrestare chiunque vandalizza o distrugge qualsiasi monumento, statua o altra proprietà federale negli Stati Uniti con fino a 10 anni di carcere, per legge sulla conservazione della memoria dei veterani”. Una scelta chiara e un messaggio duro verso i teppisti che stanno terrorizzando gli Stati Uniti, e al suo elettorato che ha necessità di essere galvanizzato e rassicurato.

Trump sa bene che i democratici per ragioni politiche e per essere ormai estremamente il partito della minoranza afroamericana si sono radicalmente legati alla protesta e in molti casi ne hanno spalleggiato l’iniziativa, e dunque si sono posti in una posizione difficile e facilmente bersagliabile nelle fasi calde della campagna elettorale.

Adesso al Presidente non resta che mettere in atto il suo ordine esecutivo, sedare le rivolte e impedire gli annunciati attacchi ai simboli cristiani, soprattutto alle vetrate e alle statue di Gesù paventate da alcuni esponenti del BLM che stanno oramai spingendo il movimento verso una lotta anarchica e di per sé razzista – ironia del caso – contro i bianchi come video e immagini quotidianamente testimoniano. Trump ha affermato che nessuno toccherà le statue di Gesù finché lui sarà Presidente, un messaggio chiaro e apprezzato da Evangelisti e Cattolici due elettorati fondamentali per il Presidente.

Le elezioni di novembre si avvicinano e per molti e sempre – contestualizzati – aspetti ricordano quelle del 1968 caratterizzate per le violenze, e quelle elezioni per l’appunto le decise proprio la maggioranza silenziosa, quella a cui si sta rivolgendo Donald Trump.

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1 COMMENT

  1. Ottimo articolo, semplice e chiaro. Unica cosa: Evangelici (credenti cristiani di fede evangelica) e non Evangelisti (autori del Vangelo o volto che hanno il ministero di evangelista).

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