Trump dichiara guerra al Black lives matter
25 Giugno 2020
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato guerra al violento movimento dei Black lives matter, che con la scusante della lotta al razzismo e sull’onda emotiva della morte di George Floyd hanno messo a ferro e fuoco le principali città americane, con la complicità politica e l’immobilità di sindaci e governatori democratici e dell’intera élite liberal, speranzosa di mettere in difficoltà la campagna per la rielezione dello stesso Trump.
Il Presidente lo aveva annunciato davanti ai suo sostenitori, in cui tratteggiando i lineamenti del partito repubblicano ha detto “I repubblicani sono il partito della libertà, dell’uguaglianza e della giustizia per tutti. Noi siamo il partito di Abramo Lincoln e il partito della legge e dell’ordine”, un monito chiaro e diretto agli elettori ancora indecisi. Questa frase non è casuale, ma nasconde al suo interno dei messaggi impliciti e chiari ai cittadini americani, come il riferimento a Lincoln Presidente repubblicano e la stoccata ai democratici storicamente compromessi con il razzismo americano negli Stati del sud. Ma Trump non si è limitato alle parole soprattutto dopo il tentativo fallito per l’intervento provvidenziale della Polizia di Washington D.C. che ha impedito la “. distruzione della statua equestre del Presidente Andrew Jackson, a pochi passi dalla Casa Bianca, tentato dai vandali del black lives matter, infatti il Presidente ha annunciato un ordine esecutivo che “ autorizzerà il governo federale ad arrestare chiunque vandalizza o distrugge qualsiasi monumento, statua o altra proprietà federale negli Stati Uniti con fino a 10 anni di carcere, per legge sulla conservazione della memoria dei veterani”. Una scelta chiara e un messaggio duro verso i teppisti che stanno terrorizzando gli Stati Uniti, e al suo elettorato che ha necessità di essere galvanizzato e rassicurato.
Trump sa bene che i democratici per ragioni politiche e per essere ormai estremamente il partito della minoranza afroamericana si sono radicalmente legati alla protesta e in molti casi ne hanno spalleggiato l’iniziativa, e dunque si sono posti in una posizione difficile e facilmente bersagliabile nelle fasi calde della campagna elettorale.
Adesso al Presidente non resta che mettere in atto il suo ordine esecutivo, sedare le rivolte e impedire gli annunciati attacchi ai simboli cristiani, soprattutto alle vetrate e alle statue di Gesù paventate da alcuni esponenti del BLM che stanno oramai spingendo il movimento verso una lotta anarchica e di per sé razzista – ironia del caso – contro i bianchi come video e immagini quotidianamente testimoniano. Trump ha affermato che nessuno toccherà le statue di Gesù finché lui sarà Presidente, un messaggio chiaro e apprezzato da Evangelisti e Cattolici due elettorati fondamentali per il Presidente.
Le elezioni di novembre si avvicinano e per molti e sempre – contestualizzati – aspetti ricordano quelle del 1968 caratterizzate per le violenze, e quelle elezioni per l’appunto le decise proprio la maggioranza silenziosa, quella a cui si sta rivolgendo Donald Trump.
