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Verso il voto Usa

Trump e Biden, la sfida senza la politica estera

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Impossibile orientarsi tra le due categorie tradizionali, “vincente” o “perdente”, dopo “The Debate”, conclusosi poche ore fa, tra il presidente Usa ricandidato, il repubblicano  Donald Trump, e lo sfidante, ex vie presidente, il democratico Joe Biden, perché a spuntarla, nel gradimento, checché ne diranno i sondaggi che seguiranno, non è stato nessuno. In uno scenario in cui è mancato uno dei temi principali: che mondo vorranno Trump o Biden, visto che nessuna domanda, sull’argomento, c’è stata?  È forse la spia che avverte che, comunque vada il 3 novembre, il giorno delle elezioni, gli Usa hanno scelto il disimpegno sul pianeta? È probabile, in un battibecco in cui Biden è sembrato presentarsi come il  “puro” che non può e neanche deve degnarsi di guardare in faccia l’avversario, se non in alcune occasioni.

Tra l’altro l’ex vice di Obama non di rado ha puntato gli occhi dentro alla telecamera per parlare direttamente agli elettori, scavalcando il conduttore, Wallace, e, naturalmente, chi gli era alla su destra, Trump. Trump, invece, ha sempre puntato Biden, dando però la sensazione, a volte, di volersi accreditare presso l’interlocutore. Anche perché se da un lato le molte interruzioni di Trump hanno spezzettato il confronto  e irritato il moderatore di Cleveland, è altrettanto vero che nessun dialogo diventa possibile e proficuo se a ogni dato fornito, ad ogni puntualizzazione del presidente viene opposto o un risolino sarcastico o una scossa di testa di burla, oppure l’insulto di “pagliaccio” o di “bugiardo”, come ha fatto Biden di continuo.  Insomma, nel faccia a faccia ha regnato, su tutto, la delegittimazione dell’avversario, tra gli scontati argomenti delle tasse di Trump, la gestione del coronavirus, il voto postale, la situazione degli afroamericani in America la recente nomina di Barrett alla  Corte Suprema, il sistema sanitario Obamacare ecc. Se ne riparlerà il prossimo 15 ottobre, nel secondo dei tre “face to face” previsti.

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