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La svolta di Donald

Trump e la guerra profonda al “Deep state”

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Donald Trump – lo si sapeva dal giorno del suo insediamento – è un Presidente anti establishment, eletto dalla base del Partito Repubblicano a conclusione di un processo di trasformazione dell’America che ebbe inizio nel 2008, con la crisi economica , l’elezione di Obama e l’incrinarsi di quel “ sogno americano” che ha fatto l’immagine e l’orgoglio di una nazione. Gli Stati Uniti sono un paese semplice all’apparenza, ma complesso al solo scorgere oltre quella patina tipicamente anglosassone che funge da copertina: la storia recente ci ha insegnato che mai come negli USA si è realizzato un vero e proprio scontro costituzionale fra élite e popolo, fra istanze liberal e desiderio di conservare i valori propri di una nazione giovane, ma forte della sua seppur breve ma gloriosa storia. Non è un caso che proprio negli Stati Uniti esista un c.d. “Deep State” lo stato profondo, oppure uno Shadow governament, quel governo invisibile fatto di rapporti intricati e costruiti nel tempo, e interessi vari . Quelli che noi Italiani, più tradizionalmente definiamo “politica dei salotti” ma che in America si è nel corso del tempo più stratificata e organizzata.

Non è un caso che uno dei Presidenti più invisi al Deep state fosse proprio JFK, e la sua tragica e misteriosa fine – il più grande insabbiamento della storia degli Stati Uniti – né è la riprova vivente.

Il Presidente Trump da quando è approdato alla “Casa Bianca” ha intrapreso una guerra senza quartiere a questo terzo livello in cui politica e affari si incrociano, e soprattutto in questo ultimo anno ha assestato non pochi colpi ad un mondo che gli ha dichiarato guerra sin da quando scese la scala mobile della Trump Tower per annunciare la sua candidatura alla Presidenza. Sicuramente l’epidemia di Coronavirus o virus cinese, ha accelerato il processo dello scontro e anche il recente aumento delle proteste dei Black lives matters, insospettisce per la sua carica propagandistica come l’ennesimo focolaio innescato dal Deep state contro Trump. Dalla sua il Presidente dopo aver tagliato i finanziamenti all’OMS – uno dei tanti carrozzoni internazionali – 400 milioni all’anno, dieci volte di più di Pechino, il Presidente ha bloccato il disegno di legge 6666 dei democratici, una proposta che mirava a tracciare l’intera popolazione con la scusa del covid. Dopo aver bloccato l’implemento del 5G e aver aperto una piattaforma per denunciare le censure dei social network, il Presidente Usa si è mosso a sostegno dell’Australia e di altri 116 paesi che chiedono un indagine sulle responsabilità cinesi nella pandemia di Covid-19.

L’altro impegno assunto da Trump da tempo anche se non esplicitato per via delle tensioni interne fomentate dai democratici, è quello di riportare la Russia nel G7, ritornando alla più auspicabile forma del G8; il Presidente Trump infatti ha chiesto apertamente alla Cancelliera Merkel di includere nel G7 Russia, India, Australia e Corea del Nord. Non bisogna infatti dimenticare che proprio i democratici e l’Amministrazione Obama, e con Segretario di Stato Hillary Clinton hanno posto l’acceleratore nelle tensioni con la Russia, ponendo in essere una nuova guerra fredda scellerata.

Le elezioni di novembre si avvicinano e il Deep state sta in ogni modo cercando di ostacolare il Presidente Trump con ogni mezzo. Nonostante la candidatura di Biden non dia molte sicurezze i democratici e il terzo livello stanno tentando quotidianamente di incrinare la Campagna di Trump.

Non ci resta che attendere le prossime mosse di questa partita a scacchi, in cui la posta in gioco è il futuro degli Stati Uniti e piaccia o no ammetterlo dell’intero globo terraqueo per i prossimi anni.

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