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Trump ha tutte le chances per uscire bene dalla sfida al Covid-19

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All’inizio ci siamo cascati praticamente tutti. Pensavamo che fosse una banale influenza. E invece non è così. L’emergenza Covid-19 sta facendo emergere tutte le fragilità dei sistemi politici, a partire dalla bassa capacità dei governi di prevedere i rischi del mondo globalizzato, oltre alla loro superbia di pensare di poter combattere contro nemici infinitesimamente più piccoli, ma enormemente più grandi di loro. L’emergenza ha dimostrato, anche, come in tempi di crisi la comunità esiste e si stringe attorno al proprio capo, ben oltre il suo gradimento. Così è accaduto anche per Trump: all’inizio aveva sottovalutato il Coronavirus. Ma ora ha riguadagnato il tempo perduto.

Sembra che abbia fatto tesoro in maniera del tutto geniale di quella che fino a qualche settimana fa era una calamità che stava per distruggere tutto il consenso costruito con anni impegnativi di sforzo economico che gli avevano dato molto successo.  Si è dedicato ad un appuntamento fisso alle 17, la “prime time, l’ora alla quale gli americani vedono la tv per cena e tutti i giorni assistono alla diretta del loro Presidente che parla, li conforta ed evidentemente bene, visto che la sua popolarità sale. Insomma ha sfruttato le abitudini profonde degli americani per consolidare un rapporto finanche personale con gli elettori.

L’istituto di sondaggi statunitense Gallup ha pubblicato una rilevazione secondo la quale il gradimento di Trump sarebbe risalito al 49%, un aumento in realtà non eccessivo ma corredato col sostegno alle sue misure, che sembrano apprezzate dal 61% degli americani, è un segnale importante. Questo vuol dire ovviamente che come nel Vecchio Continente, anche lì l’unione determina un attaccamento trasversale, fatto che post-epidemia potrebbe tradursi in una seducente arma di attrazione per gli elettori conservatori del Partito Democratico in maniera del tutto speculare a quello che sta cercando di fare Biden con i repubblicani moderati.

Dall’altra parte invece le primarie democratiche sono inevitabilmente sospese creando un danno terribile per il partito: Sanders in considerazione di numeri ben poco piacevoli, si è appena ritirato e Biden, nonostante il prezioso vantaggio, non è ancora stato nominato candidato ufficiale e non può perciò avviare ancora alcuna, prematura, campagna presidenziale. In pratica l’unico che sta giocando è proprio Trump. Lo svantaggio è che di fatto si gioca tutto sulla gestione del momento critico: se ci saranno più dei 200.000 morti (massimi) stimati, o se l’economia non ripartirà come sperato, i Democratici avranno qualche riserva, sia pur minima, da opporre in campagna elettorale. In caso contrario, se Trump riuscisse a contenere sia i morti che i danni economici, gli sarà veramente proibitiva la campagna elettorale e si rischia una rielezione del Tycoon quasi pro-forma.

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