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Trump: il rimpiazzo Obamacare è vicino

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Il presidente Donald Trump ha fretta e vuole rimpazzare quanto prima l'Obamacare, la riforma sanitaria voluta dal predecessore Barack Obama. Il provvedimento potrebbe essere votato già oggi ma il fronte repubblicano è spaccato. Trump ha avuto incontri alla Casa Bianca per spingere la misura e ha alzato il telefono chiamando personalmente alcuni deputati del 'Freedom Caucus', la coalizione di una quarantina di parlamentari conservatori irriducibili che si oppone al provvedimento e che ha chiesto uno slittamento del voto per concordare ulteriori modifiche.

"Dobbiamo cambiare la legge alla radice prima di votarla alla Camera...non ci sono abbastanza voti per farla approvare domani (oggi, ndr)", ha dichiarato Mark Meadows, presidente del 'Freedom Caucus' davanti alla telecamere. Il piano proposto dai repubblicani per smantellare l'Obamacare cancella l'assicurazione obbligatoria per tutti e taglia i fondi a Medicaid, il programma di assistenza sanitaria per i i più poveri. Un rapporto parlamentare, stilato da un ufficio di bilancio, stima che con la riforma del Grand Old Party (Gop) perderebbero la copertura sanitaria 14 milioni di persone entro il 2018. 

I media meschini già borbottano: Paul Ryan, lo speaker alla Camera, rischia di rimetterci la faccia. Perché il suo cognome infatti ha ispirato l'American Health Care Act, il ddl ribattezzato "Ryancare" per fare il verso all'"Obamacare" (o Affordable Care Act) ancora ieri definito per l'ennesima volta "disastroso" dal presidente Donald Trump. Ryan e Trump hanno bisogno di 216 voti repubblicani favorevoli e possono permettersi soltanto 21 disertori. Anche perché i democratici hanno chiara la loro strategia: lasciare che i repubblicani facciano crollare da soli il loro stesso piano e tenere discorsi che critichino pesantemene una proposta che rischia di lasciare 24 milioni di americani in più senza un'assicurazione medica.

Non bisogna essere troppo esperti per capire che se non ci fossero i numeri, sarebbe un problema non da poco, non solo per Ryan e il Gop in generale ma anche per la Casa Bianca. Per Trump sarebbe la prima sconfitta legislativa. E i mercati finanziari non vedono l'ora di speculare. Resta da vedere se Spicer aveva ragione ieri a mostrarsi fiducioso o se ha peccato di presunzione quando ha detto che "non c'è un piano B. C'è soltanto un piano A e ce la faremo". 

Ma soprattutto da capire quanto banali sono questi pronostici.

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