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La convention di Orlando

“Trump is back”: critica Biden e resta nel Gop. Con un occhio al 2024…

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«Trump is back», si potrebbe dire, parafrasando il motto di Biden, «America is back». Anzi, l’ex presidente non se n’è mai andato, visto che tutte le voci che lo davano fuori dal partito repubblicano sono state smentite. Già, poiché domenica, nella giornata conclusiva del Cpac, la Conservative Political Action Conferenze 2021 del Gop, a Orlando, in Florida, The Donald ha chiuso i lavori annunciando che non lascerà il partito. Di più. Ai partecipanti, quasi tutti rigorosamente senza mascherina, ha fatto sapere che «I may even decide to run again». Insomma, porte aperte alla possibilità che possa ricandidarsi alle prossime elezioni presidenziali del 2024.

Trump, dunque, non molla, resta nel Gop, mettendo da parte i repubblicani riottosi sul suo nome, come Mitch Mc Connel e Mitt Romney, “trumpizzando” ancora di più i conservatori d’America. Non sarà pertanto un Trump nel solco della tradizione repubblicana, ma un Grand Old Party a trazione “trumpista”. Una spina nel fianco anche per Biden, anche perché la sensazione, nel lungo intervento di ieri, è che l’ex presidente nei prossimi quattro anni sarà il contraltare dell’amministrazione democratica oggi alla Casa Bianca: una sorta di “governo ombra” che incalzerà sulla politica estera, sull’economia e sui vaccini, tema ieri ripreso da Trump, il quale ha rivendicato la produzione del siero nel corso dell’ultima parte del suo mandato.

«America must come first», ha tuonato il tycoon dal palco, tra ripetute standing ovation dei conservatori, ricordando il successo della sua politica estera con l’Accordo di Abramo. Un patto “storico”, l’ha definito Trump, che ha attaccato Biden su più fronti. A partire dalla gestione del conflitto in Afghanistan, per la quale Biden, in attesa del 30 aprile, data ultima per il ritiro delle truppe americane, ancora non ha deciso se i soldati presenti sul territorio torneranno in parte o in blocco negli Usa, nonostante l’accordo firmato da Trump coi Talebani, che prevede un ritorno totale in patria delle forze armate.

Sotto accusa anche il costo dell’energia nel paese, «con i prezzi giunti al massimo», ha detto Trump, rimarcando che i dem agli Usa «propongono il socialismo». Un Biden, secondo Trump, «distruttore di posti di lavoro sin dal primo giorno del suo insediamento», che «non controlla i confini», mentre «noi adesso non siamo stati mai così forti militarmente». Un Trump a tutto campo, che ha anche chiesto che non si metta in discussione «il secondo emendamento», quello sulla libertà del possesso delle armi. Un principio giudicato «da proteggere».

L’ex presidente ha anche chiesto che «gli studenti tornino subito a scuola», contrariamente a quanto in vigore oggi come misura di contenimento del virus. Un «no» secco è arrivato anche sulla “Cancel Culture”, quel movimento ideologico anti ermeneutico che si propone di abbattere il passato acriticamente, secondo canoni stereotipati del mainstream oggi dominante.

Anche i sondaggi, tuttavia, sembrano dare una spinta a Trump relativamente ad un suo ritorno sulla scena politica. In quello somministrato ai presenti all’evento del Cpac, ha ottenuto il 68% dei consensi. Jim McLaughlin, invece, un esperto scelto da Trump della McLaughlin & Associates, ha presentato altri due rilevamenti. Tra i repubblicani che hanno preso parte al campionamento, il 55% ha scelto Trump nel sondaggio in cui era egli era presente tra i papabili alla corsa del 2024, con il governatore della Florida, Ron DeSantis, che si è aggiudicato il 21%, arrivando secondo. In un altro “Straw Poll”, senza il nome di Trump, in cima alle preferenze è giunto lo stesso DeSantis su altri nomi proposti nella lista. Più alta del 68% è stata la percentuale di chi, tra i partecipanti al Cpac, vorrebbe che le politiche adottate da Trump nei suoi quattro anni a Washington fossero adottate dal partito repubblicano, a prescindere che sia Trump od un altro a guidare un futuro esecutivo conservatore: il 95%.

Sondaggi, questi, indicativi sugli umori del partito, i quali però potrebbero non rappresentare la reale tendenza delle opinioni. Il senatore Rand Paul, per esempio, del Kentucky, ne vinse tre di fila durante le primarie del 2016, ma poi fu costretto a lasciare dopo i caucus dell’Iowa. Idem per il senatore Mitt Romney, dello Utah, che si aggiudicò quattro sondaggi Cpac (nel 2007, 2008, 2009 e 2012): ma al solo sentire pronunciare il suo nome, tra i trumpiani vengono giù bordate di fischi e sberleffi.

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