Trump, le donne e il Nyt: brutta storia per i Clinton
15 Maggio 2016
Sessista Trump? No, al massimo Bill Clinton. Ecco come i giornaloni americani, New York Times e Washington Post, sono caduti nel trappolone teso dal miliardario americano.
Riassunto delle puntate precedenti: nei giorni scorsi Donald, che ha già la nomination repubblicana in tasca, dà un assaggio dei colpi bassi che potrebbe sferrare in campagna elettorale contro Lady Clinton, ora che i due, secondo gli ultimi sondaggi, sono appaiati a qualche punto di distanza.
Trump rispolvera la storia di Bill Clinton e della bella stagista della Casa Bianca, ma non affonda il colpo più di tanto; si può dire che sonda il terreno per vedere l’effetto che fa.
Il New York Times ci casca con tutti e due i piedi. Quarantottore fa il grande quotidiano pubblica una severa inchiesta con tanto di interviste a 50 tra reginette di bellezza, ex collaboratrici del miliardario americano, insomma tutte le donne che il playboy Trump avrebbe molestato a parole o anche nei fatti nel corso della sua carriera di bravaccio.
Secondo alcune testimonianze (ma ce ne sono anche altre, di segno completamente opposto, che abbiamo ascoltato nel corso della campagna elettorale), Trump è un donnaiolo che tratta male il gentil sesso. Una accusa, quella di misoginia, che nelle intenzioni del Nyt dovrebbe mettere il candidato nell’angolo.
Il Washington Post, altro quotidiano di altissimo rango, annusa la pista e segue a ruota i colleghi del Nyt, pubblicando le trascrizioni di un nastro, attribuito al Don, nel quale Trump, fingendosi portavoce di se stesso – tale John Miller – avrebbe raccontato particolari per niente scabrosi sulla sua vita sentimentale.
Non è lo scoop del secolo bensì il tentativo di accerchiare Donald Trump screditandolo davanti agli occhi dell’opinione pubblica ma in realtà i giornaloni, come dicevamo, cascano inconsapevolmente nella trappola tesa dal Don, che dei media e della società dello spettacolo se ne intende.
Perché oggi il Don può tornare facilmente all’attacco chiedendosi su Twitter: “Come mai il fallimentare New York Times non scrive la vera storia dei Clinton e delle donne?”, definendo i media americani “totalmente disonesti” e aggiungendo di aver fornito al NYT “molti nomi di donne che ho aiutato e loro non li hanno usati”.
Insomma, se l’obiettivo del Don era tenere accesi i riflettori sui Clinton, e fare lo sgambetto a Hillary ricordando le bravate di Bill, c’è riuscito perfettamente.
I giornaloni ne escono malconci: non avendo altre cartucce da sprecare, il meglio del giornalismo Usa per affondare l’inarrestabile Donald si riduce allo spetteguless, costruendoci sopra tutta la solita impalcatura perbenista che però, fino adesso, ha portato solo acqua al mulino di Trump.
Nel frattempo il sempre ben informato Washington Post racconta che un gruppo di repubblicani guidato da Mitt Romney si sta muovendo per trovare un candidato alternativo a Trump in zona Cesarini. Notizia già sentita e missione apparentemente impossibile, visto come sono andate fino adesso le primarie in casa repubblicana.
Visto il disastro dell’establishment, avrà pensato qualche direttore ai piani alti della sua redazione, meglio buttarla in caciara, mascariando Trump.
Peccato però che alla fine l’argomento al centro del dibattito sia tornato ad essere appunto la Casa Bianca, quella dei Clinton, e di una stagista molto esperta di scrivanie.
Come dire, chi la fa l’aspetti.
