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Trump rassicura l’America profonda per riconquistare la Casa Bianca

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Giovedì si è conclusa la convention repubblicana che ha dato il via alla rincorsa finale alla campagna per la rielezione di Donald Trump. Mancano due mesi alla notte elettorale che cambierà l’America – e non solo – dopo mesi di tensioni e lacerazioni, politicamente indirizzate, che hanno investito gran parte degli Stati.

Trump ha chiuso la convention con un discorso presidenziale, pronunciato sul prato della Casa Bianca, davanti ai rappresentati e delegati del GOP. Nonostante la forma ridotta, la convention repubblicana ha cancellato la triste e rancorosa kermesse dei democratici, trasmessa in formato streaming, senza lasciare traccia nella memoria di nessuno, nonostante l’impegno profuso del clan Obama/Clinton e di tutto il partito democratico, unito solo nell’odio verso Trump.

Un Trump a tinte un po’ reaganiane e con lineamenti nixoniani – campagna del 1968 – ha pronunciato un discorso, che, forse, è fra i più belli ed intensi da quando è stato eletto Presidente. Ha parlato ad una nazione frastornata, impaurita e sull’orlo del caos, ma, soprattutto, ha indirizzato ogni sillaba del suo discorso a quella “maggioranza silenziosa” e a quell’America profonda, che sta subendo il caos isterico del BLM e di tutta la sequela dei movimenti antirazzisti, dietri ai quali si nasconde la peggiore società americana. Saccheggi, violenza e paura: questo è lo specchio di un Paese che, in pochi mesi, è piombato in una spirale di terrore inimmaginabile, amplificata anche dall’emergenza coronavirus.

Trump ha reagito da Presidente, mostrandosi tale, rimarcando che la sua è l’America del “Law and order”, contro quella del BLM e dei democratici e mostrandosi forte contro un avversario, Biden, che non appare – e forse non è – un uomo deciso.

Non è vero ciò che spesso viene suggerito dai media e dagli opinionisti, cioè che Trump parla alle paure dell’America bianca: semmai, il Presidente si rivolge al cittadino medio, impaurito dalla escalation di violenza, all’operaio degli stati industriali del Mead West, bianco o nero che sia, che lavora, paga le tasse e vuole quella sicurezza, che gli occhiolini – evidenti – dei democratici ai saccheggiatori non garantiscono.

Con la convention è iniziato anche il graduale sorpasso nei sondaggi Stato per Stato: infatti Trump è dato in vantaggio in tutti gli Swing State e sembra aver compattato – come da tradizione – il Sud repubblicano, compresi quegli Stati un po’ incerti all’inizio.

Due mesi sono lunghi, soprattutto per Biden, che vede assottigliarsi il vantaggio anche nel voto popolare su base nazionale. Il Presidente, inoltre, conta molto sui confronti e ne vorrebbe il doppio rispetto ai tre stabiliti: in questa sede il candidato democratico potrebbe ulteriormente crollare.

Comunque ’appello alla “silent majority” – già decisiva nel 2016 – è stato lanciato. Ora vedremo se si ripeterà lo scenario del 1968 o se il duo Biden-Harris subirà il destino dell’altra coppia democratica Mondale-Ferraro nel 1984: si dirà erano altri tempi ed altri uomini, ma l’America è sempre l’America  che vuole essere guidata da un “Commander  in Chief ”.

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