Home News Trump riapre le chiese, le moschee e le sinagoghe. «Sono una parte essenziale della vita di milioni di americani»

'In America, we need more prayer'

Trump riapre le chiese, le moschee e le sinagoghe. «Sono una parte essenziale della vita di milioni di americani»

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«Chiedo ai governatori di consentire l’apertura delle nostre chiese e dei nostri luoghi di culto», ha dichiarato il presidente Usa, Donald Trump, venerdì scorso, durante un incontro nella sala riunioni della Casa Bianca. «Se non lo faranno, li scavalcherò». Insomma, The Donald è stato chiaro: se i governatori degli stati americani non consentiranno, di nuovo, la frequentazione, da parte dei fedeli, di chiese, moschee, sinagoghe, dunque tutti i luoghi di preghiera, di tutte le religioni, sussumerà su di sé i poteri necessari per oltrepassare l’inerzia, se non i divieti, che, a causa dell’emergenza da coronavirus, stanno tenendo chiusi i “Worship”, definiti «servizi essenziali». Anche a costo di un «override», di un “superamento”, di bypassare “the governors”. Ma come, si è chiesto Trump: alcuni governatori hanno ritenuto essenziali le cliniche per l’aborto e i negozi di liquori, ma non hanno inserito chiese e altri luoghi di culto in quella categoria? Com’è possibile? Pertanto, ha detto, «i ministri, i pastori, i rabbini, gli imam e gli altri leader della fede potranno contare sul fatto che le loro congregazioni saranno al sicuro mentre si riuniranno e pregheranno». Punto. Tra l’altro anche il dipartimento di giustizia ha cercato di sostenere tutte quelle persone e questi gruppi che nelle settimane passate si sono fatte sentire nell’affermare che i loro diritti religiosi sono stati violati, nel periodo del lockdown. Tanto che, in aprile, in occasione di un briefing, il dipartimento ha sottolineato l’interesse a preservare il «diritto fondamentale al libero esercizio della religione, espressamente protetto dal Primo Emendamento».

D’altronde, come scindere la salute organica e biologica, da quella spirituale? Anche l’Organizzazione mondiale della sanità – nel mirino di Trump, ma anche dell’Ue, in quanto ritenuta reticente sulle responsabilità cinesi nella diffusione del virus – nel definire il concetto di “salute” rileva che si tratti di uno stato di «completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un’assenza di malattia o di infermità». L’Oms lo scriveva nel 1946, ma è un principio tuttora valido, visto che è ancora alla base della dicitura ufficiale dell’organizzazione. Le linee guida del Cdc, il Centers for disease control and prevention, emanate venerdì scorso hanno quindi stabilite una serie di raccomandazioni per frequentare i luoghi di culto, in merito al distanziamento sociale, alle pratiche di pulizia e all’uso delle coperture per il viso. Il Cdc è stato anche molto chiaro sulla duttilità di applicazione delle linee guida, senza irrigidimenti e con realismo: l’attuazione di quanto disposto dovrebbe essere guidata da ciò che è fattibile, pratico e accettabile, tale da adattarsi ai bisogni e alle tradizioni di ogni comunità di fede. Per milioni di americani – ha ricordato il Cdc – il praticare la fede è parte essenziale della vita. Un annuncio, quello di Trump, venerdì scorso, preceduto, il giorno precedente, dallo stesso presidente, il quale aveva osservato che i governatori democratici non trattano le chiese con rispetto. Il tutto in un’ottica nella quale il riaprire i luoghi di culto, arriva mentre Trump spinge per riavviare il Paese, in virtù, anche, dei suoi stretti legami con i cristiani evangelici, un gruppo che non ha nascosta la propria frustrazione per i blocchi a causa della pandemia di coronavirus e che per Trump sarà fondamentale per la sua rielezione in novembre, quando ci saranno le presidenziali. Sempre durante l’incontro alla Casa Bianca, moderato dal nuovo portavoce di Trump, Kayleigh McEnany – a cui ha preso parte anche Deborah Birx, esperta della task force sanitaria che sta fronteggiando il virus cinese – il presidente Usa ha rimarcato quanto il ruolo della religione possa essere determinante in questo periodo di grave crisi.

Per Trump, infatti, «In America, we need more prayer, not less», abbiamo bisogno di pregare di più, non di meno. Parole di un leader politico laico, pubblicamente equidistante da tutte le confessioni, e sempre equiparate. Anche nel press briefing di venerdì scorso, a Washington, come quando ha fatto notare che «le persone stanno chiedendo di andare nelle loro chiese, nelle loro sinagoghe, nelle loro moschee. Molti milioni di americani sentono i luoghi di culto come parte essenziale della loro vita». Riflessioni che nel vecchio continente si odono come una eco lontana.

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