Tuchia: crisi per il partito di Erdogan
09 Ottobre 2008
di Redazione
Anche in Turchia sbarca la crisi economica e finanziaria internazionale. L’associazione degli industriali e degli uomini d’affari turchi (Tusiad) ha esortato il governo ed il premier Tayyip Erdogan a prendere misure per superare la crisi. Già nei giorni scorsi l’esecutivo aveva avuto numerose richieste per attuare le stesse misure finanziarie di protezione seguendo l’esempio tedesco.
«Siamo molto preoccupati. La crisi economica deve essere gestita molto seriamente. Non è possibile dire che questa crisi non toccherà anche la Turchia». Sono le dichiarazioni della presidente della Tusiad Arzuhan Dogan Yalcindag in riferimento alle recenti rassicurazioni date dal ministro per il commercio estero turco Kursad Tuzmen . Infatti, ancora nei giorni scorsi Tuzmen aveva affermato che la Turchia attraverserà la crisi economica globale «con un danno minimo». Nel frattempo, il settore privato ha cominciato ad avviare misure per ridurre i costi che potrebbero derivare da un aumento della disoccupazione e, alla fine, provocare un crollo del livello di benessere del Paese.
Tale situazione coincide con una forte crisi di sostegno al partito di Erdogan. Secondo un sondaggio condotto dal quotidiano ‘Vatan’, in ottobre il supporto al Partito di Giustizia e Sviluppo (AKP) è calato di sette punti, arrestandosi al 41%. Il sondaggio rivela che è cresciuta la percentuale di turchi che sostiene il principale partito di opposizione, il Partito del popolo repubblicano (CHP), che ha raggiunto il 21 per cento di sostenitori a ottobre, mentre il Movimento nazionalista (MHP) raccoglie il 18,6% degli elettori turchi.
Accanto alle polemiche che accusano il governo di essere incapace di gestire la crisi economica, a pesare sulla credibilità dell’AKP sarebbe anche l’incremento degli attentati terroristici sferrati dal PKK e lo scandalo della charity accusata di frode in Germania che avrebbe forti legami con il governo di Ankara.
