Turchia, arrestati giornalisti Cumhuriyet: Erdogan soffoca stampa, verso pena di morte

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Turchia, arrestati giornalisti Cumhuriyet: Erdogan soffoca stampa, verso pena di morte

Turchia, arrestati giornalisti Cumhuriyet: Erdogan soffoca stampa, verso pena di morte

01 Novembre 2016

Ieri è stato un lunedì nero per la stampa in Turchia, dove la repressione scatenata da Erdogan dopo il fallito colpo di stato nei mesi scorsi continua a tutta forza. 12 giornalisti del quotidiano Cumhuriyet, compreso il direttore Murat Sabuncu, sono finiti in manette, accusati di sostegno alle “organizzazioni terroristiche” di Fethullah Gulen e del Pkk e per presunte “irregolarita’” nell’elezione del consiglio direttivo del giornale. Altri 4 tra giornalisti e amministratori della testata sono nella lista dei ricercati della polizia. 

“Non ci arrenderemo”: è il titolo a tutta pagina che compare sulla prima pagina della edizione di Cumhuriyet di oggi. Cumhuriyet, l’ultimo grande quotidiano di opposizione al presidente Recep Tayyip Erdogan, il più antico giornale laico del Paese, per ora sfuggito alla chiusura, ha descritto gli arresti del suo direttore e, tra gli altri, degli editorialisti e di un vignettista, come “un colpo di stato” contro la stampa libera. Per il presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, “è l’ennesima linea rossa attraversata in Turchia contro la libertà di espressione”. 

Secondo Amnesty International, l’attacco all’”unico giornale di opposizione a larga diffusione rimasto rientra nel tentativo sistematico di silenziare tutte le voci critiche”. Cumhuriyet aveva già dato un enorme fastidio al sultano Erdogan con lo scoop sul passaggio di armi degli 007 in Siria, qualcuno scrisse destinate a Isis. L’ex direttore Can Dundar è fuggito in Germania dopo 3 mesi di carcere e una condanna in primo grado a 5 anni per rivelazione di segreto di stato. La polizia ha perquisito la sua abitazione davanti alla moglie Dilek, a cui era già stato ritirato il passaporto.

“Mi sento dentro una delle mie caricature. Come spiegheranno al mondo tutto questo?”, dice incredulo Musa Kart, storico vignettista del giornale, mentre viene arrestato davanti alla redazione di Istanbul, dove fino a sera hanno manifestato centinaia di persone, tra cui diversi deputati di opposizione. Per il partito socialdemocratico Chp, da sempre vicino a Cumhuriyet, Erdogan sta attuando un “contro-golpe“. Dopo il tentato putsch, denuncia l’associazione dei giornalisti turchi, 168 media sono stati chiusi, almeno 105 giornalisti arrestati e oltre 750 tessere stampa ritirate. Centinaia di reporter sono rimasti senza lavoro. Dopo il colpo di stato, quasi 37 mila persone sono state arrestate e oltre 100 mila licenziate o sospese dalle pubbliche amministrazioni. 

Non solo. Adesso si apprende che la Turchia potrebbe stilare una “misura limitata” per riportare in vigore la pena di morte, se sarà raggiunto un accordo politico. Lo ha dichiarato il premier turco, Binali Yildirim. Dopo il fallito “coup”, Erdogan si è detto favorevole alla reintroduzione della pena capitale. Il Paese l’ha formalmente eliminata nel 2022, nell’ambito del processo di adesione all’Unione europea, ma esecuzioni non avvenivano dal 1984. “Se ci sarà accordo sulla pena capitale, ci potrà essere una misura limitata. Non saremo sordi alle richieste del popolo”, ha detto Yildirim. 

Da Ankara dichiarazioni sprezzanti contro la Ue anche sulla libertà di stampa: “non significano niente” per la Turchia, fa sapere il solito Yildirim. “Colleghi, le vostre linee rosse, bla bla bla, non le vediamo. Qui, la nazione che traccia linee rosse è la nostra nazione. Cosa avete a che vedere voi altri con queste linee? Tracceremo una linea contro le vostre, lasciate stare questa storia”, ha detto Yildirim in un discorso pronunciato davanti al parlamento. La polizia turca ha intanto arrestato 21 funzionari dell’Autorithy delle comunicazioni radio televisive (Rtuk), sempre accusati di essere d’accordo con Gulen.

Il Paese e la sua economia intanto stanno subendo duri contraccolpi: crolllo del 32,7% per il settore del turismo nel terzo trimestre del 2016, 8,3 miliardi di dollari in meno rispetto alle entrate fatte registrate un’estate fa. A pubblicare il dato l’Istituto nazionale di Statistica turco (TUYK), secondo cui il numero di turisti entrati nel Paese è calato del 30,7%, un quinto dei quali sono turchi residenti  all’estero.