Home News Turchia: i veri laici sono Erdogan e Gul

Turchia: i veri laici sono Erdogan e Gul

2
33

Diciamolo con franchezza una volta per tutte, il governo filoislamico moderato di Erdogan non è una minaccia per la Turchia. Al contrario, è con ogni probabilità il governo che porterà il paese all'ammodernamento economico, civile ed istituzionale. È il governo che svecchierà la carta costituzionale turca, che cercherà di ridurre l'ingerenza politica dell'apparato militare, che cercherà di abbandonare la lettura del kemalismo come dottrina di Stato. È il governo che s'impegnerà a riconoscere le varie memorie, armeni compresi, accettando una realtà multiculturale e multilinguistica, e mettendo fine ad un clima di tensione e violenza. È il governo musulmano moderato che sostituirà alla laicità nazionalista e kemalista dei partiti dell'opposizione e dell'esercito una laicità all'occidentale, ovvero garantista e liberale. Quella laicità in cui gli stessi turchi credono con convinzione come hanno dimostrato alle politiche dello scorso luglio.

Per il governo islamico moderato di Erdogan e per il neo-presidente della Repubblica Gul, braccio destro del Premier, la visita del ministro Bonino a Istanbul e Ankara della scorsa settimana si è rivelata l'occasione per dimostrare ai paesi della Ue, nonché alla commissione europea indipendente sulla Turchia di cui la Bonino fa parte, quanto oggi la contrapposizione tra filoislamici e laici, tra i "cattivi" islamizzatori dell'AKP e i "buoni" difensori della laicità dello Stato, non abbia alcun senso. Alimentata dalla copertura mediatica e da una logica della semplificazione della notizia che tutto spettacolarizza, la dicotomia islamici-laici è tutt'ora il cavallo di battaglia di un'opposizione che, a corto di argomentazioni, ha risvegliato il nazionalismo kemalista e quello di estrema destra gridando alla minaccia islamizzante personificata dall'AKP.

Il ministro Bonino ha ricevuto dal neo Presidente Gul rassicurazioni sui progressi relativi ad un nuovo testo costituzionale che affronterà i diritti delle minoranze e quel famigerato articolo 301 del codice penale che punisce il vilipendio dell'identità turca e impedisce, di fatto, la libertà di opinione e di espressione riguardo il genocidio degli armeni e la discriminazione dei curdi. Il ministro italiano ha anche appreso dal Presidente che presto incontrerà il Nobel turco per la letteratura Orhan Pamuk. Per aver parlato degli armeni, lo scrittore era stato incriminato dalla giustizia turca e minacciato dai gruppi ultra-nazionalisti di estrema destra. A questo gesto di distensione politica, si deve aggiungere anche il viaggio nel sud-est curdo che il Presidente Gul ha affrontato nei giorni scorsi. Ecco, tradotto in fatti concreti, lo spirito laico del politici musulmani che i turchi hanno messo alla guida del Paese. È così strano ammettere che dei credenti musulmani possano essere dei politici laici, pragmatici e convinti sostenitori della democrazia?

Se alla Presidenza della Repubblica, al posto di Gul, ci fosse stato ancora il nazionalista e kemalista Sezer, così vicino a quelle più alte cariche dell'Esercito che nelle sale del Consiglio di Sicurezza Nazionale lo affiancavano nella difesa della laicità dello Stato, o se ci fosse stato un esponente del CHp, il maggior partito dell'opposizione fondato dal padre della patria Kemal Ataturk e portatore della sua dottrina di Stato, magari vittorioso alla elezioni di luglio con l'appoggio degli ultra-nazionalisti del MHp, c'è da scommettere che nessuno avrebbe ricevuto il nobel Orhan Pamuk o visitato il sud-est del Paese a maggioranza curda.

Eppure i partiti dell'opposizione, CHp e MHp in primis, da sempre parlano di difesa della laicità dello Stato. Un'opposizione e un Esercito tradizionalmente laici che accusano d'islamizzazione una maggioranza di governo islamica moderata che nei fatti sta dimostrando invece la propria laicità: dove sta l'equivoco?

La questione è di carattere semantico. Quello che i giornali, i partiti dell'opposizione e le alte cariche militari del Consiglio di Sicurezza Nazionale si dimenticano di spiegare, impegnati come sono tutti quanti nel dare dell'islamizzatore a Erdogan e compagni, è il vero significato che l'aggettivo "laico" assume nella loro tradizione kemalista e nazionalista, tradizione che risale ai primi decenni del XX secolo, alla guerra d'indipendenza condotta da Kemal Ataturk e, ancor prima, ai progetti di turchizzazione dell’Anatolia e di panturanismo dei Giovani Turchi.

Per la tradizione storico-politica dell'opposizione e dell'Esercito, lo Stato laico non è sinonimo di separazione tra potere politico e religioso ma di esclusione della religione dall'ambito pubblico e di assoggettamento del culto alle direttive dello Stato. Nella dottrina politica lasciata dal Padre della Patria, lo Stato-Nazione laico coincideva con un regime del partito unico, quello repubblicano fondato da Ataturk stesso (l’attuale CHp), il cui scopo era la formazione di un'identità turca ex novo e la sua difesa dalle minoranze armene, curde, greche, alevite.

Il processo di laicizzazione dello Stato coincideva con l'esercizio di un controllo diretto sulla presenza della religione musulmana, considerata religione di Stato ed elemento fondante dell'identità turca. Quella ereditata dal kemalismo, è quindi una laicità mescolata a un forte sentimento nazionalista che non lascia spazio alle minoranze linguistiche e religiose, che non colloca la religione fuori dallo Stato ma dentro lo Stato perchè da esso regolata. Istituzione voluta da Ataturk tra le sue riforme dopo la proclamazione della Repubblica turca, la Diyanet, ovvero la Presidenza per gli Affari Religiosi, è dal 1924 che amministra il culto islamico e gestisce la presenza della religione nella sfera pubblica. Il celebre divieto d'indossare il velo negli uffici pubblici e nelle università, oggi al vaglio del Parlamento per una sua modifica in senso liberale e garantista, è stato imposto a suo tempo proprio dalla Diyanet.

In sintesi, la laicità a cui fa riferimento per tradizione politica l'opposizione del CHp e del Mhp è strettamente invischiata con un nazionalismo intransigente, non certo filoeuropeo, e con un modello di Stato che regola e organizza gli elementi considerati fondanti l'identità nazionale turca, tra cui appunto la religione islamica. A questo paradigma di laicità nazionalista, che non a caso negli ultimi mesi ha risvegliato i gruppi ultra-nazionalisti di destra, si contrappone l'atteggiamento laico dell'AKP e dei suoi uomini. Uno spirito laico di matrice democratica e liberale, più vicino alla tradizione laica Occidentale, garantista verso quelle minoranze che alle ultime elezioni non hanno esitato a votare per un governo musulmano laico.

Non ha più senso raccontare la realtà politica turca in termini di scontro tra filoislamici e laici. In discussione non è il ruolo della religione rispetto a istituzioni e organi di governo.  Oggi lo scontro politico verte su due concezioni differenti di laicità. Quella dell'opposizione, legata alla tradizione kemalista e dunque intransigente verso le minoranze, illiberale e poco garantista verso la libertà di religione degli stessi turchi, e quella della maggioranza islamica moderata, più democratica e possibile collante e punto d’incontro con l'Europa e con l'Occidente.

%0A

Le due differenti laicità si traducono di conseguenza in una maggioranza riformista e progressista, intenzionata a portare la Turchia in Europa, e in un’opposizione, insieme allo Stato Maggiore, conservatrice, nazionalista e reazionaria che non vede di buon occhio l’ingresso nella Ue.

Dopo l’elezione di Gul a Presidente della Repubblica, tale scontro di laicità ha raggiunto, oltre che il Parlamento, anche il Consiglio di Sicurezza Nazionale nel quale, fino alla presidenza di Sezer, la laicità nazionalista e kemalista era l’unico valore ispiratore. Ora, con Gul a presiedere il Consiglio di Sicurezza Nazionale in veste di Capo di Stato (oltre a nominare il Capo di Stato Maggiore), generali ed ufficiali non avranno vita facile.

Lascio spazio, in conclusione, alle parole di Hrant Dink, il direttore del settimanale bilingue armeno-turco “Agos”, ucciso da un giovane ultra-nazionalista lo scorso gennaio nel centro di Istanbul, davanti alla sua redazione. Si tratta di uno stralcio preso dall'ultima intervista rilasciata dal giornalista a fine 2006 alla rivista italiana “Tempi”. Alla domanda dell’intervistatore sul presunto processo d’islamizzazione in corso nel Paese ad opera del governo Erdogan, Dink, che non può essere certamente tacciato di partigianeria nei confronti dell’AKP, ha risposto:

“È vero il contrario: l'Islam in Turchia è in fase calante e questo coincide con un governo gestito da credenti. Il processo di democratizzazione che il paese sta vivendo è merito del governo islamico, e questa è una chance per la Turchia e per il mondo. Il vero pericolo non è l'islam, ma il nazionalismo. Il nazionalismo è sotto il controllo diretto dello Stato, che lo usa a suo piacimento. Adesso lo sta alimentando per indebolire il governo islamico in vista delle elezioni del 2007. Secondo i più recenti sondaggi la percentuale di turchi favorevoli all'adesione alla Ue è in diminuzione. Perché, secondo lei? È una delle conseguenze del ritorno di fiamma del nazionalismo, che ha per obiettivo la sconfitta di Erdogan alle elezioni”.

  •  
  •  

2 COMMENTS

  1. Ci sono altre analisi,sulla
    Ci sono altre analisi,sulla lenta e costante pervasività dell’islamismo in Turchia.D’altra parte la prima e più dura reazione al discorso del Papa a Ratisbona venne proprio dal governo turco.Comunque tutto questo non dovrebbe riguardare l’ingresso della Turchia in Europa.Già è eurabia,vogliamo mantenere qualcosa di “euro”?

  2. Islam Turchia
    Vengo di una familia italiana che risiede di oltre 500 anni (cinquecento) a Istanbul(Constantinopoli).
    1. Un islam moderato non esiste.
    2. Le minorita non musulmane sono praticamente stati eliminati dopo il crollo del impero Ottomano 1920. Che era a suo tempo molto piu liberale del governo islamista attuale.
    3.L’unico pro del governo islamista attuale e che sono pro americani e per il sistema kapitalista.
    4.Purtroppo l’unica via e il kemalismo anche sotto forma di pressione.
    Grazie

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here