Turchia. Pkk: “Torneremo alle armi a fine mese se Ankara ci colpisce”

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Turchia. Pkk: “Torneremo alle armi a fine mese se Ankara ci colpisce”

19 Ottobre 2010

I separatisti curdi del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) metteranno fine entro il mese al cessate il fuoco proclamato unilateralmente se la Turchia non fermerà i tentativi di catturare i suoi elementi e attaccare il gruppo sulle montagne del Kurdistan iracheno, dove si nasconde. Lo ha annunciato in un’intervista al quotidiano Independent Murat Karayilan, leader del Pkk, dicendosi certo che Ankara si stia alleando con Iran e Siria per condurre un attacco militare senza precedenti contro i separatisti.

"Il governo turco ha approfittato di tutti i nostri cessate il fuoco per cercare di circondarci e distruggerci", ha detto Karayilan da una località segreta sul Monte Qandil, nel nord dell’Iraq. "Aspetteremo altri 15 giorni – ha aggiunto – Se succederà qualcosa di positivo estenderemo il nostro cessate il fuoco unilaterale, ma se non ci saranno passi concreti, faremo quello che è necessario per difenderci".

Un cessate il fuoco proclamato dal Pkk è stato violato a giugno, quando un esponete del gruppo si è fatto esplodere vicino a un minibus a Istanbul provocando la morte di quattro persone. Il provvedimento è poi stato prorogato fino al 31 ottobre dopo che il governo turco ha assicurato al leader in carcere del Pkk, Abdullah Ocalan, che avrebbe cercato una soluzione pacifica del conflitto, che si protrae dagli anni Ottanta e ha fatto decine di migliaia di vittime, in gran parte di etnia curda.

Una strategia per mettere fine al conflitto, che prevedeva la concessione di maggiori diritti alla minoranza curda che vive in particolare nel sud-est della Turchia, è stata predisposta dal governo del premier Recep Tayyip Erdogan, ma è poi stata accantonata per timore di perdere consensi, ma anche per paura che fosse usata contro il partito di Erdogan dall’opposizione e dall’esercito.

"Se saranno messi in atto attacchi contro di noi – ha detto Karayilan – tutto il popolo curdo prenderà parte alla strategia di difesa". "La questione non è tra lo stato turco e il Pkk – ha precisato – ma tra lo stato turco e il popolo curdo". La scorsa settimana l’esercito turco ha ottenuto il via libera definitivo del parlamento a un nuovo mandato di un anno per operazioni militari oltre la frontiera con l’Iraq, per colpire i separatisti curdi. Il mandato, rilasciato per la prima volta nel 2007, è già stato esteso per due volte, nel 2008 e nel 2009. Da allora la Turchia mantiene le sue truppe schierate lungo il confine con il Kurdistan iracheno e conduce blitz e inseguimenti sulle montagne del paese vicino. Ieri si è aperto tra le proteste a Diyarbakir, la città principale del sud-est della Turchia, un maxi-processo a carico di 150 cittadini di etnia curda (tra cui una decina di sindaci e altri politici) accusati di far parte dell’Unione delle Comunità del Kurdistan (Kck), braccio politico del Pkk.