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Turchia, si segue la pista degli Hezbollah

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Sarebbero dieci i fermati  per l'uccisione di tre persone in Turchia, tra cui un interprete di nazionalità tedesca. Ma la vicenda resta ancora tutta da chiarire, anche se si segue la pista degli Hezbollah. Lo ha dichiarato stamane il governatore di Malatyia Ibrahim Dasoz.
Alla pista degli ultrafondamentalisti religiosi portano le modalità dell'esecuzione, in particolare l'incaprettamento e lo sgozzamento, e le prime dichiarazioni rese dai fermati, alcuni dei quali hanno già confessato il crimine "affermando che lo hanno fatto per salvare la religione e come lezione ai nemici dell'Islam". C'è ancora la circostanza che due degli sgozzati erano turchi musulmani convertiti e si sa che gli Hezbollah colpiscono soprattutto i "cattivi musulmani". Sono stati trovati con la gola tagliata in una casa editrice cristiana – forse presbiteriana e di proprietà mista (turca e statunitense secondo la redazione di Istanbul del canale "Ard") - a Malatya, città di circa 400.000 abitanti nella Turchia sudorientale. Malatya è nota come culla del nazionalismo turco di estrema destra incarnato soprattutto dai “Lupi Grigi”, gli stessi a cui apparteneva Mehmet Ali Agca, che nel 1981 attentò alla vita di Giovanni Paolo II. Con questi precedenti, intorno al triplice omicidio a Malatya, a giudicare dalle notizie e dichiarazioni diffuse in queste ultime ore da molti mezzi d’informazione, sembra essersi subito scatenato – soprattutto in Italia - un clima tendente ad innescare un ulteriore occasione di scontro religioso. L'unico ferito, Zafer Günaydýn, si trova in condizioni molto gravi all’ospedale Turgut Özal. Secondo le prime ricostruzioni, il giovane ventiduenne si sarebbe gettato da una finestra nel tentativo di allontanarsi di corsa dalla scena del triplice delitto.

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