Turismo, Bocca: presto per cantar vittoria ma i dati ci dicono che la recessione è alle spalle

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Turismo, Bocca: presto per cantar vittoria ma i dati ci dicono che la recessione è alle spalle

07 Ottobre 2015

Secondo i dati Istat mai come quest’anno il turismo ha trainato l’economia italiana in sofferenza contribuendo a dare i primi segnali positivi in termini di consumi e di occupazione. Abbiamo chiesto a Bernabò Bocca, presidente nazionale di FederAlberghi (e della catena alberghiera S.I.N.A Hotels), quali sono le prospettive di evoluzione e di consolidamento del settore turistico e quale il suo impatto sul mercato del lavoro, anche attraverso le nuove opportunità offerte dall’alternanza scuola-lavoro e dall’apprendistato.

 

D. Presidente, quale preconsuntivo possiamo trarre da una stagione turistica eccezionale?

 

R. Le indagini commissionate da Federalberghi sulla stagione estiva hanno evidenziato due dati confortanti: mentre prosegue ad un ritmo del +2,5% l’incremento della clientela estera diretta in Italia – a conferma dell’ottimo rapporto qualità-prezzo del nostro sistema ricettivo – si registrano dati significativi anche sul versante della domanda turistica interna, che fa registrare un aumento dell’8,6% di nostri connazionali in vacanza nel periodo estivo da giugno a settembre di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2014. È naturalmente presto per cantare vittoria ma registriamo un significativo cambio di tendenza che ci fa pensare che anche per il turismo lo spettro della recessione possa essere considerato alle nostre spalle.

 

D. Vi hanno concorso fattori straordinari e in parte non riproducibili. Possiamo auspicare tuttavia che si sia depositato in molti l’apprezzamento per la buona accoglienza italiana e quindi un effetto di incremento strutturale? Come si attrezzerà il settore per consolidarlo?

 

R. Indubbiamente dietro ogni successo ci sono elementi non riproducibili ma ci piace pensare che il nostro settore stia gradualmente riprendendo la propria competitività e concorrenzialità rispetto alle destinazioni alternative attraverso un percorso di innovazione intrapreso già da qualche anno. Tuttavia si tratta di una alchimia assai difficile da mantenere: occorre evitare di incorrere in errori che possono compromettere il consolidamento della ripresa. Faccio alcuni esempi: il primo riguarda l’imposta di soggiorno. Si tratta di un balzello che rende meno attrattiva la nostra offerta turistica senza offrire alcun beneficio ai nostri ospiti. Sarebbe un madornale errore generalizzare il provvedimento, come si è sentito proporre da alcune parti. Occorre viceversa pensare a una exit strategy dall’imposta di soggiorno, ad esempio estendendo la platea dei contribuenti e diminuendo il carico a una cifra minima. Il secondo riguarda l’abusivismo dilagante nel settore ricettivo: l’assenza di controlli unita a una regolamentazione regionale lassista quando non di favore ha favorito il proliferare di una offerta, in alcuni casi di scarsa qualità, totalmente opaca rispetto alle regole fiscali, amministrative, giuslavoristiche, di sicurezza. Di questo passo, questa “cattiva” offerta scaccerà quella buona e ci ritroveremo con un settore totalmente ingovernabile.

 

D. L’Istat aveva segnalato già nel secondo semestre un positivo impatto del turismo sul mercato del lavoro, ancor più probabile con le rilevazioni di agosto e settembre. Quale la dimensione degli occupati? Quali le tipologie contrattuali apprezzate dagli operatori?

 

R. Non abbiamo ancora dati consolidati relativi alle ricadute occupazionali del trend positivo registrato negli ultimi mesi. Vorrei tuttavia evidenziare un paradosso che riguarda molte imprese del turismo: la legge di stabilità per l’anno 2015 consente la deduzione dalla base imponibile Irap del costo del lavoro relativo ai dipendenti assunti a tempo indeterminato e inoltre riconosce l’esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali per le nuove assunzioni con contratto tempo indeterminato a tutele crescenti. Si tratta di un segnale importante, che però ci lascia solo parzialmente soddisfatti, in quanto entrambi gli incentivi non si applicano ai rapporti di lavoro a termine, molto diffusi nel nostro settore (secondo i più recenti dati INPS a nostra disposizione sono presenti nel settore 320.540 lavoratori a tempo determinato). Mi chiedo il perché di questa anacronistica suddivisione. Perché non incentivare anche i contratti a termine che si rinnovano di stagione in stagione e che sono una fonte essenziale di reddito per intere famiglie e territori a maggiore vocazione turistica? Non si è tenuto conto del fatto che la decisione di assumere i lavoratori stagionali con contratto a termine non è frutto di una scelta gestionale ma di una condizione obbligata, come ad esempio accade nei casi di chiusura delle imprese in determinati periodi dell’anno. Ricordo peraltro che i contratti a termine stagionali godono di uno speciale diritto di precedenza previsto dal CCNL Turismo per la riassunzione nelle stagioni successive che porta tali lavoratori ad avere continuità lavorativa. In tal senso Federalberghi, insieme alle organizzazioni sindacali dei lavoratori, ha sottoscritto un avviso comune per chiedere al Governo di modificare la normativa includendo anche le assunzioni stagionali tra i destinatari degli sgravi.

 

D. In particolare come utilizzate le nuove opportunità di integrazione scuola-lavoro attraverso gli strumenti della “alternanza” e dell’apprendistato?

 

R. L’alternanza scuola-lavoro rappresenta il principale strumento per favorire un fisiologico ingresso dei giovani nel settore. Per questo Federalberghi ha salutato con favore le disposizioni del decreto legislativo n. 81 del 2015 relative all’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore e a quello di alta formazione e ricerca che prefigurano – per la prima volta – un sistema duale di formazione e lavoro. Attraverso tali strumenti e la pratica dell’alternanza sarà possibile ridare linfa alla tradizione “esperienziale” del nostro settore, che ha consentito di tramandare attraverso le generazioni le qualità dell’ospitalità italiana.

 

(Tratto da Amici di Marco Biagi)