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Il cavalier serpente

Tutta colpa di Disney

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Ci è capitato di ascoltare, anzi riascoltare, dopo tanto tempo un vecchio LP del nostro caro amico Bruno Lauzi, che, autore e interprete di molte bellissime, intelligenti e poetiche canzoni non aveva resistito (neanche lui!) al subdolo richiamo del mercato infantile. Dando alla luce Johnny Bassotto, La Tartaruga e altri animaletti, pur sempre con l’eleganza di Lauzi, ma contagiati da quello che sembra essere il sale di tutto ciò che è pensato e prodotto per i bambini: il Cattivo Gusto.

Dallo zecchino d’oro alla pubblicità, sono sempre le stesse marcette leziose, più stupide del necessario, con, nell’arrangiamento, il solito fagotto che fa po-po-po, e il piffero che fa fri-fri-fri, nei testi le parole con l’accento, papà, pipì. Per non parlare dei cori di vocine melense o dei piccoli cantanti miagolati.

Basta affacciarsi in questi giorni di carnevale a Piazza Navona per vedere i mostriciattoli in maschera, e precipitare in un frullato tremendo di topolini, fatine, zorri, eccetera. Una vetrina di banale cattivo gusto, senza mai una trovata personale, carina davvero, o semplicemente un po’ diversa.

Perché i bambini, poveretti, che non sono altro che adulti incompleti, non hanno ancora avuto il tempo di conquistarsi una consapevolezza culturale, e quindi estetica. Non possono sapere cos’è l’ironia, e neanche il buon gusto. Non è colpa loro. Copiano, piccoli scimmiotti, quello che vedono in casa, a scuola, in TV, in modo naturalmente acritico: non hanno ancora imparato a giudicare e quindi sono terribilmente conformisti. I genitori o la scuola dovrebbero avviarli. Il problema è che spesso in famiglia il buon gusto non c’è, e allora si tratterebbe di scappare il più presto e il più lontano possibile, e, al momento buono, pochi ce la fanno. Ma delle volte, anche quando questo elemento è presente, avere a che fare con i bambini abbassa il livello mentale di tanti adulti, i quali li vestono con capini importabili, oppure gli si rivolgono motteggiando e squittendo come dementi. “Non sudare!” “Mangia a mamma!”, e via a rimpinzarli come maialetti. Succede che anche un direttore generale si infantilisce, e si comporta neanche come il figlio piccolo, ma come una imitazione esagerata del bambino stesso.

Il feticcio di questo malinteso, di questa deviazione, di questa dipendenza dalle scemenze commerciali indotte da un mercato furbo, insomma del cattivo gusto sapete qual è? Ma il pelouche! Ed è tutta colpa di Disney, che ci martella da sempre con i suoi canoni estetici costruiti su bestiole con teste grandi, occhi spropositati e morbide pelliccette.

E il male è che, in mancanza di altri stimoli (o autostimoli), l’influenza disneyana si allunga anche agli anni che seguono, passa agli adolescenti, ai fidanzatini, e arrivata agli adulti, diventa un infantilismo non evoluto del gusto. Ed ecco che vengono fuori le fioriere tirolesi (Biancaneve e i sette nani) coi ciclamini nelle zone pedonali, i paesetti-presepio dove, come dicono i pieghevoli turistici, “il tempo sembra essersi fermato”, i pupazzi mascotte dei grandi eventi sportivi.

E, per rimanere nel tema delle nostre perfidie, riempiono i teatri e vendono milioni di dischi personaggi come Allevi, la cui vernicetta superficiale è fatta per incantare proprio questi adulti infantili non evoluti. (Tanto per aggiungere perfidia a perfidia, ci permettiamo di inserire in questa parentesi una citazione da La Repubblica del 28 feb. 2011, pag. 66. Il grande pianista bachiano Ramin Bahrami dice di Allevi: “Bach insegna l’umiltà. Non ha nulla di superfluo. Una lezione che il signor Allevi, che si spaccia per un profeta della musica, dimostra di non aver imparato. Ma anche i ciarlatani hanno il diritto di vivere in democrazia”) Troppo? E’ solo una citazione. E comunque noi abbiamo sempre riconosciuto ad Allevi una suprema abilità, non a suonare, ma a vendersi. Un merito anche questo.

Forse proporre il David di Michelangelo invece dei leoncini, orsacchiotti, aquilotte delle varie olimpiadi e campionati è troppo snob, ma una via di mezzo...

Poveri bambini. Se solo sapessero esprimersi, siamo sicuri (ma poi lo siamo davvero? confessiamo di no) che molti di loro butterebbero tutta quella robaccia, dalle canzoncine ai pelouche, nella spazzatura per giocare con una vecchia scatola e un pezzo di spago.

E magari, fargli ascoltare un Mozartino semplice invece dei quarantaquattro gatti non gli farebbe un soldo di danno.

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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi

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