Tutta dritta verso l’isola in canoa, ma non sono mica Antonio Rossi

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Tutta dritta verso l’isola in canoa, ma non sono mica Antonio Rossi

12 Agosto 2008

Oggi siamo venuti nella parte opposta della cala, in un punto che si chiama Costa dorata. La spiaggia è rivolta verso l’Italia, e mi fa un po’ impressione guardare il mare ed avere il sole alle spalle: sul Tirreno il sole è alle spalle la mattina. Guardo questa stella, che rappresenta il sé, la personalità dell’io dell’individuo, lo spirito e ciò che rende l’individuo unico, e penso a tutta la sua importanza sociale e astrologica. Il Sole è la nostra identità, il nostro volto nel mondo. La sua orbita governa anche la salute e il benessere e il bagliore dorato del Sole è una forza vitale che ci infonde energia, forza, e la volontà di avere successo. Del resto è l’astro che dona la forza anche agli altri pianeti.

Decido che è abbastanza tardi ed è passato abbastanza tempo per uscire da sotto l’ombrellone e farsi un bagno nonostante la scottatura: mi cospargo ovunque di protezione totale e mi tuffo.

L’acqua cristallina mi dà  una gioia infinita: vado sotto e apro gli occhi e si vede benissimo. Resto molto tempo a mollo, finché non vedo delle canoe legate a un pontile, e dei ragazzi che le prendono e le riposano senza dire niente a nessuno. Capisco che sono delle canoe libere, probabilmente riservate ai clienti di un hotel, ma non mi importa, ne voglio assolutamente una: magari fare un po’ di esercizio mi farà bene al fisico, penso.

Mi avvicino, la slego e ci salgo.

Nessuno mi dice niente.

Comincio a remare e sono felice, va molto veloce come mezzo, e decido di raggiungere l’isola di fronte, che non ho capito se è Molara o Tavolara.

Mi viene spontaneo cantare, e canto una strofa inventata che dice: “Una pagaiata qua, una pagaiata là, una pagaiata na na na na na na na!”.

L’orizzonte tutto intorno è paradisiaco, mare e scogliere e cielo azzurro, e gente felice.

Continuo a remare finché non arrivo nei pressi del relitto di una nave affondata incredibilmente inquietante. Mi ci avvicino piano. Il sole è già abbastanza basso e non si vede più sott’acqua. È una scena terrificante: le lamiere e i fili di ferro, i ganci, tutto spaccato, e ciò che ne resta arrugginito.

Mi viene una paura folle e decido di allontanarmi rapidamente verso l’isola.

Ma sono agitato. E la serenità di prima non torna più. Ripenso alle notizie che ho letto stamattina su internet, all’indagine di Unioncamere che dichiara la realtà su quanto ormai era chiaro a tutti, e cioè che i prezzi dei supermercati sono aumentati a dismisura: del 4,3 % rispetto all’anno scorso. L’indagine si lancia anche in conclusioni personali sugli italiani che non vanno più a fare la spesa sereni, ma sempre attenti a  ciò che acquistano, e se prima la sorte del negozietto sotto casa era stata oscurata dai supermercati, ora sono gli stessi supermercati ad esserlo dai prezzi.

Questa storia dell’aumento disturba parecchio: una dei momenti che mi piacciono di più da quando vivo da solo è andare a fare la spesa per la mia casa. Ne ho un ricordo piacevole per quando da piccolo accompagnavo mia madre e la costringevo a comprarmi di tutto. Ma oggi quella spensieratezza non sarebbe  più possibile, e se mai un giorno farò un figlio dovrò stare attento a non accontentarlo nella circostanza inversa.

Improvvisamente mi riconnetto coi pensieri sulla canoa, e realizzo che l’isola è troppo lontana, e che raggiungerla è una follia. Sono in mezzo al mare, e il sole non più alto e lucente come quando sono partito lo ha reso un nemico: non si vede sotto quel blu scuro e potrebbe esserci di tutto, in più si sta anche increspando, e quelle ondine continue dopo un po’ mi fanno venire la nausea.

Mi giro verso la costa.

Cavolo. È lontanissima.

Comincio a remare con foga, ma sono stanco, chissà quanto tempo è che remo. Eppure non ho alternative: la mia unica salvezza sono io, devo tornare con le mie forze verso riva.

Sono un idiota,  dovevo stare più attento. Il mare può essere anche molto pericoloso, quante volte lo ho sentito dire.

Mi scappa la pipì.

Non ho alternative, devo farmela addosso. Di scendere dalla canoa qui in mezzo al niente non se ne parla. Mi lascio andare, e il getto caldo sulle cosce che poi ristagna sotto al sedere mi d un senso di goduria. Istintivamente sorrido. Poi mi lancio con la mano un po’ d’acqua sul costume, e continuo a remare.

All’inizio sembra che la costa non si avvicini mai, ma poi, piano piano, pagaiata dopo pagaiata si ingrandisce.

Rivedo la nave, e ricominciano le barche in rada. Sono salvo.

L’acqua è anche meno agitata man mano che mi avvicino.

Sono esausto e ho la nausea, ma riesco comunque ad arrivare al pontile, legare la canoa e lasciarmi andare a fare il morto a galla. È riposante, ma non ne voglio più sapere di galleggiare, mi giro e vado sotto. L’acqua fresca del fondale mi riprende parecchio.

Trovo le ultime forze e torno alla spiaggia.

Appena mi vedono i miei amici si alzano e mi vengono intorno: “Mario ma che fine hai fatto? Dove cavolo ti eri cacciato, ti abbiamo cercato dappertutto”. “Mariuccio stai bene? Ma che ti è successo? Hai una faccia”.

“Scusate ragazzi mi sono allontanato senza rendermene conto”.

“Ma dove sei stato?”.

“Ho preso una canoa e ho provato a raggiungere l’isola”.

“Ma che sei matto? Saranno almeno cinque miglia!”.

“No ma infatti non ci sono arrivato. Solo che lungo la rotta mi sono anche imbattuto nel relitto di una nave affondata”. “Certo, quello” lo ha indicato Gigi. “Non era una nave era peschereccio! È affondato negli anni settanta perché ha preso uno scoglio”. “Beh, vederlo da vicino è una cosa terrificante, sa proprio di morte”. “Povero Mariuccio vieni qui” mi ha abbracciato Marta.

Siamo tornati a casa e non ci ho più pensato, ma la notte ho fatto degli incubi terribili: ho sognato di essere di nuovo in mezzo al mare, di notte, sulla canoa con i pesci che mi volevano mangiare e il peschereccio affondato che rifletteva macabro la luce della luna.

PUNTATE PRECEDENTI