Tutta la democrazia del Pd è finita con le primarie

0
25

Si è detto con aria trionfalistica che eravamo dinnanzi ad nuovo partito che vuole disancorarsi dal novecento per volare leggero verso il futuro della politica italiana ma, a ben vedere, il PD ha cominciato con il “divorziare” prima dalla grammatica e poi, ma subito, anche dalla politica. Vediamo perché. La separazione tra il Partito e il concetto di democratico si è vista fin da subito, cioè appena ripresi dalla folle sbornia delle primarie. Dopo i proclami in merito all’avvento di una nuova ed inedita “rivoluzione popolare” che aveva visto tre milioni di italiani- per carità di patria non disquisiamo sul numero- che si erano sentiti i depositari del futuro del partito dal basso, si scopre che i coordinatori provinciali e comunali del Partito saranno nominati dal nazionale. Insomma, si sovverte ogni iter logico che dovrebbe vedere l’iscritto chiamato a scegliere il livello locale del partito tanto che ci chiediamo: ha senso il rapporto stretto tra base e rappresentanza territoriale? In FI la designazione riguarda solo il livello regionale ma per i provinciali ed i comunali si fanno congressi, si presentano mozioni, si chiede all’iscritto di scegliere il volto del partito nel suo territorio. La piramide rovesciata, che vedeva la base al vertice in una compiuta rivoluzione copernicana dove il popolo sceglie chi lo guida, ha %0Aritrovato la sua tradizionale postura: il vertice è il vertice e la base è tornata irrimediabilmente ad essere la base, in questo caso senza diritto né di voto né di voce.

Democratici, quindi? No davvero. Ma, ed ecco lo smacco, oltre a perdere il concetto di “democratico” si perde anche quello di Partito.

Perché questo monstrum? La risposta è semplice. Un partito, per essere tale, ha bisogno di una sua identità; la forma del partito si può discutere, ma sulla sostanza ci deve essere chiarezza. Un tempo avremmo chiamato questa “sostanza” l’ideologia del partito o le idee forti, oggi scopriamo che questa sostanza gli uomini di Veltroni la chiamano “etica”. Vabbè, ci sta. Etica viene da ethos, ethos vuol dire costume, il costume può essere un modus vivendi, un modus vivendi può essere la sintesi delle idee forti. La domanda è: quali sono le idee forti? Prima novità: non si tratta di idee ma di persone che insieme disegnano queste idee. Ed ecco che la lista degli “etici” è servita: Claudio Martini Governatore della Toscana; Furio Colombo che dell’antiberlusconimso ha fatto un valore morale;  Gad Lerner giornalista d’assalto; Luigi Bobba l’uomo delle Acli che, in terra infedelium, ha fatto della cristianità una testimonianza da catacomba; Matteo Renzi Presidente della Provincia di Firenze.

Siamo certi che se non fosse stato bocciato avremmo avuto il lista anche l’Assessore Agostino Fragai che, insieme al Presidente Martini, ha scoperto per primo nel mondo, che gay si nasce. Per inciso è bene dire che siamo tutti trepidanti di sapere come anche noi mortali possiamo scoprirlo. Fuori, è evidente, dalla circolo dei “mandarini etici” è rimasta Paola Binetti perché, a differenza di Bobba e altri ancora, sostiene che sia lecito dire quello che pensa seppure rispettando il patto di non fare quello che dice.

Non sono dettagli sono segnali che ci dicono due cose. La prima: dopo l’iperdemocrazia delle primarie arriva il messaggio vero: zitti tutti, si fanno le cose in casa e godetevi l’opportunità di fare gli spettatori. Secondo: non siamo un partito, tanto è vero che il livello locale lo nominiamo, e non ci interessa un bel nulla della nostra identità anche perché più cose possiamo essere e più elettoralmente possiamo lievitare. Ecco che si macera ogni identità possibile e credibile.

C’è solo un punto che rende questo percorso politico degno di nota: si tratta di un aspetto tutto filosofico. Dopo secoli dove il pensiero mai aveva messo in discussione l’assunto di Parmenide che “l’essere è e non può non essere e il non essere non è e non può essere” i Veltrones ci hanno dimostrato che non solo il “non essere è”, ma che ha anche un nome: Partito Democratico. Con buona pace del grande Parmenide.

 

Stefania Fuscagni è Consigliere Regionale della Toscana di Forza Italia

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here