Home News Tutta la verità sulla ricongiunzione contributiva

Contro la disinformatia

Tutta la verità sulla ricongiunzione contributiva

21
29

Ci risiamo con la ricongiunzione onerosa. Il 13 febbraio fu Milena Gabanelli a lanciare dal Corriere della sera l’anatema contro il «pasticcio» della legge infame. Il 14 novembre, nove mesi più tardi (di gestazione?), ci riprova Maurizio Belpietro. «Pensioni, la grande truffa» fa il titolo alla prima del suo Libero. E spiega che, per colpa dei maledetti «ricongiungimenti trappola», 650mila italiani «devono pagare» migliaia di euro «per poter incassare» l’assegno per cui hanno già pagato i contributi.

Insomma, la storia si ripete. Come per la Gabanelli, ritengo la tesi di Belpietro non del tutto vera, per quanto forte e seducente. A tratti fuorviante. Rispetto a nove mesi fa, però, oggi c’è un sospetto a spaventarmi: tra esodati da salvaguardare e trombati della ricongiunzione da salvare, qui con un’eleganza democristiana stanno continuando a ipotecare il futuro dei giovani annullando, voce per voce, gli effetti delle riforme sui lavoratori più anziani.

La questione riguarda la cosiddetta ricongiunzione contributiva. Si tratta di una facoltà introdotta ai tempi delle vacche grasse (legge n. 29 del 1979) che permette di unificare (cioè “ricongiungere”) i contributi versati in diverse gestioni (Inpdap, Inps, ecc.) presso un’unica gestione al fine di ottenere un’unica pensione. Tipico esempio è quello dell’impiegato statale (iscritto all’Inpdap) poi passato a lavorare nel privato (con iscrizione all’Inps): con la ricongiunzione, egli può trasferire nell’Inps i contributi pagati all’Inpdap, cosicché l’Inps liquida un’unica pensione.

La facoltà è stata sempre gratuita per i lavoratori dipendenti e a pagamento (onerosa) per quelli autonomi; altri lavoratori (quelli a progetto, le co.co.pro., le partite Iva) non ne hanno mai goduto. Dal 1° luglio 2010 le cose sono cambiate. La legge n. 122/2010 ha stabilito che, chi fruisce della ricongiunzione, dipendente o autonomo che sia, deve pagarsi quel trasferimento di contributi. In questo modo, dunque, per lo meno di fronte alla ricongiunzione, sono state equiparate le posizioni di tutti i lavoratori (dipendenti e autonomi). L’imposizione dell’onere, ha spiegato il ministero del lavoro (nota protocollo n. 5372/2012), risponde a criteri di equità tra diverse categorie di lavoratori. Equiparare lavoratori dipendenti e autonomi è stata una scelta imparziale? Va bene, se ne discuta. Ma urlare alla “grande truffa”, francamente, mi sembra troppo.

Ma perché sarebbe una “grande truffa”? Il Direttore di Libero lo spiega con le storie dei Lettori. Scrive: c’è chi «per ritirarsi e avere l’ambito assegno deve prima sganciare 70 mila euro»; c’è chi «per potersi godere la pensione deve versare 202 mila euro in unica soluzione o 300 mila in comode rate» (è vero che l’Inps ha bisogno di denari, ma la rateazione con il 50% di interessi mi sembra esagerato!); c’è chi «si sente richiedere 100 mila euro per lasciare il posto». Tutte frasi suggestive, ma al limite del vero. Quindi la stoccata finale: «Noi non abbiamo il potere di un ministro, ma per quanto ci riguarda continueremo a occuparci delle migliaia di persone che devono pagare il riscatto allo Stato per ottenere la propria pensione». Sono frasi suggestive, ripeto, ma al limite del vero perché danno per scontato che quella cifra sia il prezzo inevitabile che i lavoratori/Lettori devono pagare per “andare in pensione”. In questo modo inducendo Chi legge all’errata conclusione che la legge n. 122/2010 abbia vincolato a questa sorta di tassa (il Corriere la chiamava “pizzo”, Libero “riscatto”), il “diritto” alla pensione. Invece non è così.

Non è vero, cioè, che la legge n. 122/2010 ha vincolato il “diritto” alla pensione: ha semplicemente chiuso il rubinetto degli incentivi statali, come ha fatto con tante altre categorie di soggetti. Non è vero cioè che quei lavoratori/Lettori, se non pagano quei soldi, non possono «ritirarsi», non possono «godere la pensione» o «lasciare il posto». Infatti, a loro resta un’altra via che si chiama “totalizzazione”, con cui possono comunque sommare lo spezzone contributivo Inpdap a quello Inps senza sborsare un euro! L’unica differenza – sicuramente non di poco conto – è che, mentre con la ricongiunzione la pensione è calcolata con il criterio “retributivo” (più generoso), con la totalizzazione la pensione è calcolata con il criterio “contributivo” (meno generoso): lo stesso e “unico” criterio di calcolo delle pensioni dei giovani, di chi cioè ha cominciato a lavorare dal 1996.

Insomma, utilizzando la totalizzazione invece della ricongiunzione, i lavoratori/Lettori ci perdono ricevendo una pensione più bassa (la stessa, a parità di anni di lavoro, del giovane di oggi). Scusate: ma quando a me più giovane, già al lavoro da 15 anni, viene allungata l’età pensionabile di cinque anni, non risulta ugualmente “ridotta” la pensione visto che la prenderà per meno anni? Capisco le situazioni personali e condivido gli stati d’animo che ne stanno dietro. Ma si deve convenire che è questa una delle alternative per finanziarie le riforme (per trovare soldi): dietro, infatti, ci sta il problema della sostenibilità del sistema previdenza. Un problema che risparmia nessuno: i vecchi e i giovani; i pensionati e i lavoratori. È con questa sostenibilità, e con i freddi numeri rappresentativi, che bisogna fare i conti per valutare l’equità o meno di certe prerogative, perché è soltanto in questo modo che si tengono conto delle aspettative (diritti?) di tutti i soggetti coinvolti: dei pensionati e dei lavoratori che quelle pensioni finanziano con il lavoro (i giovani).

La scelta alternativa all’onerosità della ricongiunzione è quella di scaricare sul futuro, su chi ci sarà dopo, i costi insostenibili di scelte del passato: ma perché quando si tratta di fare sacrifici devono farsene carico essere sempre e solo le giovani generazioni? Il merito della legge n. 122/2010 è stato proprio l’aver fatto ricadere anche sulle vecchie generazioni – certo una parte soltanto di esse (e perché non si colpisce l’altra parte più fortunata?) – il costo di una riforma. Perciò, se si dovesse trovare una soluzione che ristabilisca il diritto alla ricongiunzione gratuita senza troppo penalizzare le giovani generazioni, sarò il primo a rallegrarmene. Intanto teniamo a mente che carpent tua poma nepotes.

  •  
  •  

21 COMMENTS

  1. Ricongiunzione onerose
    Caro Daniele, mi spiace ma dovresti informarti meglio, io visto che sono in queste condizioni sono disposto a incontrarti in qualsiasi posto e spiegarti bene la situazione, ti anticipo il mio caso :
    Ho lavorato dal 1970 per 24 anni in Olivetti INPS, poi dal 94 ho iniziato a lavorare in Omnitel, senza ricevere liquidazione ecc. , l’azienda ha versato i miei contributi nel fondo telefonico fino a Marzo 2010. Quindi io prima della legge ero a casa. Mi mancavono 4 mesi per il raggiungimento dei 40 anni di contributi versati, il sindacato poteva consigliarmi di versare i contributi in INPS, nel qual caso non avrei pagato la ricongiunzione, invece mi ha detto versa le volontarie nello stesso fondo, (ricordati che il fondo telefonico e’ stato soppresso nel 2000, quindi il mio collega assunto dopo tale data vede i contributi finire direttamente in INPS). In sostanza versando 4 mesi di volontarie in un fondo soppresso ho dovuto pagare dopo 40 anni 27.000 euro di ricongiunzione. Se questa ti sembra giustizia, ritieni che non siano calpestati il minimo dei diritti, sei libero di pensarlo, ma mi permetto di suggerirti una ulteriore riflessione. Se poi mi dici che i giovani non avranno gli stessi diritti sono d’accordo con te. Ricordati pero’ che in ITALIA poche persone hanno versato 40 anni di contributi, se avrai la fortuna di versarli e alla fine della corsa ti cambiano le regole, ribadisco che e’ una ingiustizia. A disposizione per qualsiasi chiarimento in merito.

    Sergio Garino

  2. Ricongiunzione onerose
    Caro Daniele, mi spiace ma dovresti informarti meglio, io visto che sono in queste condizioni sono disposto a incontrarti in qualsiasi posto e spiegarti bene la situazione, ti anticipo il mio caso :
    Ho lavorato dal 1970 per 24 anni in Olivetti INPS, poi dal 94 ho iniziato a lavorare in Omnitel, senza ricevere liquidazione ecc. , l’azienda ha versato i miei contributi nel fondo telefonico fino a Marzo 2010. Quindi io prima della legge ero a casa. Mi mancavono 4 mesi per il raggiungimento dei 40 anni di contributi versati, il sindacato poteva consigliarmi di versare i contributi in INPS, nel qual caso non avrei pagato la ricongiunzione, invece mi ha detto versa le volontarie nello stesso fondo, (ricordati che il fondo telefonico e’ stato soppresso nel 2000, quindi il mio collega assunto dopo tale data vede i contributi finire direttamente in INPS). In sostanza versando 4 mesi di volontarie in un fondo soppresso ho dovuto pagare dopo 40 anni 27.000 euro di ricongiunzione. Se questa ti sembra giustizia, ritieni che non siano calpestati il minimo dei diritti, sei libero di pensarlo, ma mi permetto di suggerirti una ulteriore riflessione. Se poi mi dici che i giovani non avranno gli stessi diritti sono d’accordo con te. Ricordati pero’ che in ITALIA poche persone hanno versato 40 anni di contributi, se avrai la fortuna di versarli e alla fine della corsa ti cambiano le regole, ribadisco che e’ una ingiustizia. A disposizione per qualsiasi chiarimento in merito.

    Sergio Garino

  3. Gentilissimo Daniele

    Le
    Gentilissimo Daniele

    Le scrivo dopo aver letto il suo articolo: le mie
    ragioni sono generali e cercano di spiegano il senso dell’ingiustizia perpetrata con l’articolo 12 della legge 122/2010.

    In buona sostanza, il senso della mia missiva è quello di sottolineare, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che non è corretto parlare di privilegi
    ingiustamente concessi, ma di diritti – cancellati con un colpo di mano dalla legge 122/2010 – senza che ai lavoratori fosse mai stata concessa la possibilità di scegliere in quale fondo versare i contributi previdenziali.

    In sintesi a me, come a tutti gli altri lavoratori che sono passati da un fondo all’altro non è mai stata data possibilità di scelta e i miei contributi
    sono stati versati nei fondi preposti.

    Ora la scusa è che questa situazione ha determinato uno “squilibrio” e che io sono tenuto a ripianarlo: in altri termini io ho sempre versato i contributi laddove lo prevedeva la legislazione vigente e ora, improvvisamente, devo ricongiungere onerosamente i periodi contributivi, come se la “colpa” dello squilibrio fosse mia! Insomma ho versato i contributi una prima volta – dove lo prevedeva la legge – e ora sono tenuto a pagare una seconda volta!

    Infine l’ipotesi della totalizzazione dei periodi contributivi, che si sta cercando di portare avanti come la soluzione alla problematica delle ricongiunzioni onerose, sarebbe, sì, gratuita, ma porterebbe a un calcolo dell’importo pensionistico interamente basato sul metodo contributivo.

    Tale assunzione, sinceramente, mi appare scorretta nella forma e nella sostanza, in quanto causerebbe, sia nel mio caso sia in quello di tanti altri lavoratori interessati, la perdita della quota parte del metodo retributivo (io ricado in
    entrambi gli scenari), con una significativa penalizzazione, in termini sia di diritti sia di aspettative.

    La prego, infine, di cogliere il senso propositivo del mio sfogo, come invito a sanare una situazione che penalizza profondamente migliaia di lavoratori, senza che a essi sia ascrivibile alcuna mancanza.

    Cordiali saluti
    Paolo

  4. Ci vuole una bella faccia
    Ci vuole una bella faccia tosta a condividere una norma che gli stessi che l’hanno fatta ora se ne vergognano. Che c’entra i vecchi contro i giovani? Qui si tratta di contributi già versati (anche più alti di quelli dell’INPS nel caso dell’INPDAP).
    Ieri sera anche il capo dell’INPS Mastropasqua ha definito ingiusta questa norma e ha detto di aver fatto presente a chi di dovere la necessità di cambiare. Un conto sarebbe poi stato il pagamento di oneri aggiuntivi di qualche migliaio di euro (4 – 5 mila), ma non 50 – 100 e più mila euro.
    E’ proprio vero che chi ha le tasche piene non capisce i problemi veri della gente.

  5. In poche parole, chi segue
    In poche parole, chi segue CANALE 5, ITALIA 1 e RETEQUATTRO è a favore dell’articolo, chi segue i canali RAI a da dire, come sempre. buona giornata

    Mario Rossi

  6. Tutta la verità sulla ricongiunzione contributiva
    In relazione alle sue affermazioni e “certezze”, mi permetto di porle alcuni quesiti che fanno riferimento al mio caso personale reale: Perché si continua a sostenere che la totalizzazione è una alternativa alla ricongiunzione onerosa introdotta dalla 122/2010 ove, invece, per chi ha maturato il diritto con età e contributi, quindi non i 40 previsti (non potendo fare diversamente per scadenza di contratto, come nel caso mio)ciò non è vero se non attendendo i 65 (oggi 67?) anni con una decurtazione considerevole? dove sarebbe l’alternativa? Da più part viene fatta una affermazione che le ricongiunzioni onerose verso altri istituti diversi da INPS ci sono sempre state e che, se sono tali, è perché portano con se privilegi e vantaggi. Di fatto si vuole creare un alibi per aver reso onerose le ricongiunzioni verso INPS. Infatti non si riesce a capire dove siano i vantaggi e privilegi che si hanno “dovendo” per necessità e non per costruirsi privilegi o diritti (nel mio caso già acquisiti) ricongiungere verso INPS cioè verso l’Ente Previdenziale pubblico deputato a garantire l’Assicurazione previdenziale a tutti i cittadini! Sarebbe ora che queste affermazioni venissero smentite anche dagli organi di stampa e di informazione oltre a chiedere a INPS e/o Ministero di dimostrare con casi reali dove questo avviene!!!
    2
    Circa la legge 122/2010 che ha introdotto in corsa l’onerosità verso INPS se ciò è perché costava sostenere tali ricongiunzioni (???), perché tale onere a risanare le casse INPS deve ricadere solo su quelli che, senza colpa, hanno avuto necessità e la capacità di cambiare cassa di previdenza durante l’attività lavorativa ed hanno ora la necessità di riunirle? (non vantaggi o privilegi come si dice!) Dove è l’ equità e la parità dei diritti (e doveri)?

    Che differenza c’è:
    tra un lavoratore il cui status di lavoro si è modificato, per evidenti motivi di crescita professionale ed economica (e non mi sembra così disdicevole come si pontifica da tutte le parti in questi giorni!) passando da un contratto a gestione INPS a uno a gestione INPDAP nonché, di seguito, maturando il diritto alla pensione nel 2010 con la somma anni più età, ma ora si vede avanzare una richiesta di 160000€ per la ricongiunzione verso INPS (177.000 rateizzato su 53 rate!), causa il contratto ultimo che gli scadeva improrogabilmente a giugno 2011,
    e uno che ha fatto lo stesso percorso di crescita professionale con stessi diritti maturati, ma tutti in una stessa gestione, senza soluzione di continuità (che fortuna il posto fisso, vero?).
    Il secondo non paga nulla, il primo si (e non poco!). Dove é l’equità. Io la chiamerei sperequazione da parte di una legge che crea due pesi e due misure (discrimina) a parità di condizioni oggettive.
    Spero sarà cortese da porgere un cortese riscontro pubblicamente.

  7. Giudizio di Dio?
    Cari amici de “l’Occidentale”, la Vostra posizione mi pare più Taliban che occidentale.

    Se era stato stabilito per legge che alcuni lavoratori avevano diritto ad andare in pensione con un calcolo di tipo retributivo, altri con un calcolo misto, altri con il contributivo secco, allora perchè (se si voleva cambiare la legge in maniera meno onerosa per l’Inps) non si è cambiata quella vecchia legge SPECIFICANDO CHIARAMENTE quale era l’obbiettivo del Legislatore introducendo questa benedetta 112/2010???
    CHI E’ CHE FA DISINFORMAZIONE? Così invece, con questa legge PASSATA SOTTO SILENZIO con il tacito consenso di TUTTE le forze politiche, si è creato il PANICO.
    E’ una cosa SERIA chiedere centinaia di migliaia di EUR a chi fa domanda di ricongiunzione?
    Io personalmente ho SEMPRE versato all’INPS: per 25 anni per il tramite del Sostituto d’Imposta (il datore di lavoro), per gli ultimi 7 anni versando i Contributi di Lavoratore Autonomo direttamente all’INPS. Chiaramente il problema mi toccherà tra 12 o 13 anni, ma non mi pare proprio di avere versato di meno, in quanto autonomo, di quanto avrei versato come dipendente. La ditta per cui lavoravo è fallita ed ho apero la Partita IVA ed ho pagato tasse e contributi salati e pepati.
    Perchè quando sarà ora dovrò optare per la totalizzazione, quando tutti i miei versamenti sono andati all’INPS? Ci sarà certamente una bella “spiegazione tecnica”, a me pare una presa in giro

  8. Ci risiamo proprio caro Cirioli
    Si,si, ci risiamo di nuovo caro Cirioli, con la questione delle ricongiunzioni onerose e con le sue tesi vicine a chi ha architettato la truffa ma lontane da un minimo di logica e di competenza. Continua a non voler capire che il discorso non è legato al metodo di calcolo retributivo vs contributivo, ma è legato alla differenza creata dalla pessima legge delle ricongiunzioni, tra chi ha lavorato sempre e solo in un ente/azienda e chi ha lavorato in comparti diversi. Perchè i primi possono andare in pensione con un assegno mensile quasi doppio rispetto a quelli che hanno cambiato lavoro, ma che hanno versato gli stessi contributi degli stanziali? Ci rifletta e risponda a questa semplice domanda. Posso convenire con lei che il retributivo è un metodo da tempi di economia allegra, ma allora questi politici, presunti tecnici, e questi tecnici, aspiranti politici, abbiano il coraggio di abrogarlo per tutti e non si limitino a intervenire, random, su gruppi marginali e privi di rappresentanza politica e sociale, con scuse e pretesti privi di logica e di legittimità. Questa si sarebbe EQUITA’! Ma 40 milioni di persone incazzate in piazza non le vuole nessuno. E allora, tanto per far cassa si colpisce col metodo della decimazione. Poi, comunque, si trova sempre qualche giornalista che li giustifica e li difende.

  9. art. 12 delle legge 122/2010
    Le faccio presente che l’11 luglio 2011 la Camera ha approvato all’unanimità la mozione 1-00690 concernente “Iniziative relative alla disciplina dei contributi pensionistici”. Nella dichiarazioni di voto della mozione, il Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Luca Bellotti, esprimendo il parere del Governo, ha riconosciuto che: “gli effetti concreti che la riforma ha prodotto sul tessuto sociale hanno in parte travalicato le iniziali intenzioni del legislatore.” – L’On.le Giuliano Cazzola del PDL ha dichiarato che “le norme del decreto-legge n. 78 del 2010 erano finalizzate ad impedire che una disposizione assunta in materia di età pensionabile su indicazione dell’Unione europea (l’equiparazione dell’età di vecchiaia tra uomini e donne nel pubblico impiego) potesse essere elusa mediante il trasferimento della posizione contributiva all’ Inps, per chi ne avesse, ovviamente, la possibilità. Tale trasferimento avrebbe comportato l’applicazione del requisito dei 60 anni, anziché di quello dei 65 anni a regime nel 2012. Il fatto è – e il Governo lo ha riconosciuto – che lo strumento assunto per disincentivare tale trasferimento (quello di rendere onerosa la ricongiunzione anche nei casi in cui prima era gratuita) è divenuta una norma di carattere generale, valida per chiunque avesse il problema di congiungere periodi lavorativi effettuati in differenti gestioni o enti. Di conseguenza, tanti lavoratori che contavano sulla possibilità di ricongiungere gratuitamente storie contributive distinte, si sono trovati all’improvviso a doverlo fare in modo oneroso, a volte anche parecchio oneroso.”La mozione impegnava il Governo ad assumere le iniziative di competenza, ove possibile anche in sede di interpretazione autentica, per chiarire ab initio i casi di effettiva applicabilità di quanto previsto, in materia di ricongiunzione onerosa, nel decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
    Allora le chiedo come mai ad un errore, riconosciuto all’unanimità da tutta la Camera dei deputati e dal Governo che lo aveva commesso, non è stato ancora corretto? Rispetto al problema di copertura finanziaria posto dalla Ragioneria Generale dello Stato, si ricorda che nell’applicare la norma in ingresso il vantaggio era stato valutato nullo, mentre adesso per recuperare l’ingiustizia, la copertura non solo è necessaria ma viene calcolata in modo artificioso e palesemente al rialzo (come se tutti i potenziali interessati fossero disposti a pagare le ricongiunzioni).

  10. Risposta a Paolo Mannucci
    Caro Mannucci, rispondo alla Sua domanda. Le rispondo dicendo che Lei ha ragione, che si tratta di una “discriminazione”, e questo l’avevo già scritto nell’articolo. Ma è una discriminazione fra Voi (della vecchia generazione), mentre nel mio articolo pongo un’altra questione: la discriminazione tra vecchia generazione e giovane generazione. Ossia sul perché, per evitare discriminazioni sui “diritti acquisiti” bisogna sempre violare i “diritti maturandi”. A questo punto sono io a chiedere a Lei: perché io (più giovane) devo pagare gli stessi contributi (anzi molto di più!) di chi oggi è in pensione (o sta per andarci) sapendo che, rispetto a questi ultimi, prenderò meno della metà della loro pensione? Infine, Le posso garantire che non sto “giustificando o difendendo” nessuno, tranne i giovani, i miei figli e un futuro che vorrei meno atroce di quanto si prospetta con la sfrenata corsa alla difesa di troppi “diritti” (che uno Stato non può permettersi) e con la scarsa lotta all’assunzione di quei pochi “doveri”, a quali ormai tutti tentano di sottrarsi. Appunto come concludevo l’articolo:carpent tua poma nepotes.

  11. quesito
    Confesso di essermi perso nel dedalo delle leggi citate, e mi scuso per la mia ignoranza sull’argomento pensioni. Ma vorrei, se possibile, che qualcuno rispondesse al semplice seguente quesito. Due dipendenti A e B vanno in pensione dopo 40 anni di contributi versati. Il Sig A è stato sempre dipendente della stessa Ditta, ed i suoi contributi sono stati versati all’INAM. Il Sig B ha cambiato molte volte lavoro, i contributi sono stati versati ad enti diversi, ed i più recenti all’INAM. Per un puro caso, gli stipendi percepiti dai due soggetti sono stati quasi uguali nell’arco di tempo considerato; e quindi (credo) anche i contributi versati. La domanda A e B percepiranno la stessa pensione? Se la risposta è SI, è ragionevole giustificare quanto accade: può trattarsi di casi singolari. Se la risposta è NO, le spiegazioni sono vaniloquio.

  12. quesito
    Confesso di essermi perso nel dedalo delle leggi citate, e mi scuso per la mia ignoranza sull’argomento pensioni. Ma vorrei, se possibile, che qualcuno rispondesse al semplice seguente quesito. Due dipendenti A e B vanno in pensione dopo 40 anni di contributi versati. Il Sig A è stato sempre dipendente della stessa Ditta, ed i suoi contributi sono stati versati all’INAM. Il Sig B ha cambiato molte volte lavoro, i contributi sono stati versati ad enti diversi, ed i più recenti all’INAM. Per un puro caso, gli stipendi percepiti dai due soggetti sono stati quasi uguali nell’arco di tempo considerato; e quindi (credo) anche i contributi versati. La domanda A e B percepiranno la stessa pensione? Se la risposta è SI, è ragionevole giustificare quanto accade: può trattarsi di casi singolari. Se la risposta è NO, le spiegazioni sono vaniloquio.

  13. Due futili considerazioni (per Rosario Nicoletti)
    Dissertazione 1/
    Il Sig. A ha lavorato 40 anni, con uno stipendio di 100 su cui sono stati versati contributi per 30, va in pensione e prende 85. Il Sig. B, allo stesso modo, lavora 40 anni, con lo stesso stipendio di 100 ma su cui vengono versati contributi per 50, va in pensione e prende 40. Quanto prende in più il Sig. A bilancia con ciò che prende in meno il Sign. B. Il Sig. A è il papà del Sig. B.

    Dissertazione 2/
    Il Sig. A e il Sig. B cenano insieme alla locanda “Pantalone”. Il Sig. A mangia il doppio del Sig. B. Il Sig. B chiede di pagare alla “romana”.

  14. Risposta alla risposta di Cirioli
    E’ vero, i nipoti raccoglieranno i nostri frutti. Lo so bene perché di nipoti ne ho già due, in Italia, e forse ne avrò qualcun’altro all’estero, dove l’altro figlio se ne è andato da ben otto anni per avere una vita dignitosa, stufo di finti stage gratuiti e di sottopagati lavoretti. Io, con fare professorale, lo esortavo a non essere “choosy” e ad accettare tutto quello che gli veniva offerto, d’altronde aveva in tasca solo una semplice laurea presa in una normale prestigiosa università italiana, mica in una grande università per corrispondenza di Tirana o dell’Uzbekistan, e un master in economia e la conoscenza di un buon inglese, avendo studiato per una anno in Gran Bretagna. Lui mi rispondeva che non voleva essere “choosy” ma non accettava neanche di “essere preso per il culo!”. Così ha risposto ad un annuncio, è stato selezionato e si è immerso nelle brume nord europee. Per noi genitori, il doloroso distacco iniziale si è ben presto tramutato in una gioia nel vederlo, anche se prevalentemente su Skype, felice e realizzato. Ma è dovuto andare a raccogliere i frutti lontano dal suo campo naturale, perché evidentemente razziato da famelici vicini. Lei, della mia domanda, ne fa una questione di rapporti intergenerazionali, una sorta di rottamazione Renziana, un dalli dalli alla pensione di nonno!! Ma poi perché solo il nonno che ha cambiato lavoro e non tutti i nonni, anche quelli lavorativamente stanziali? Beh, sappia che noi prima di essere “quasi” anziani siamo stati giovani ed abbiamo vissuto una stagione in cui i nostri padri avevano aspettative pensionistiche molto più alte di quelle che lei intravvede nella nostra famelica menefregaggine nei confronti di voi giovani. Mi spiego: il mio ex capo, circa 15 anni fa, andò in pensione con, si tenga forte, un assegno mensile pari al 105% (si, ha letto bene, centocinque) dell’ultimo stipendio. Io, se ricongiungessi in Inpdap pagando un jackpot di 350mila euro prenderei l’80% dell’ultimo stipendio, se ne pagassi 300mila all’Inps prenderei il 70%, e totalizzando i due periodi prenderei il 50%, è c’è chi ancora si ostina a dire che la totalizzazione è gratuita! Stupidi o ignoranti? Alcuni miei ex compagni di liceo se ne sono andati in pensione con i “graziosi” 14 anni 6 mesi e 1 giorno, se donne, e 19 anni 6 mesi e 1 giorno, se uomini. Sono già in pensione da 20-25 anni, e si lamentano pure. Potrei continuare con altri terribili esempi, ma ho pietà di lei, ed anche di me. Tutto questo per dire che anche noi, ex giovani, abbiamo visto le generazione che ci hanno preceduto mangiarsi gran parte dei frutti, teoricamente destinati al nostro inverno. E paradossalmente chi ha mangiato più frutti di tutti, fino a satollarsi, sono stati proprio quei Ministri del Lavoro che hanno fatto le riforme epocali della previdenza. Si rilegga il libro di Mario Giordano e rispolveri come, tanto per fare un paio di esempi, Dini e Amato si sono cesellati le loro pensioncine di decine di migliaia di euro mensili, prima di far scendere la scure sul popolo bruto, sottolineando il loro intervento, “duro ma necessario”, con un tocco di cultura citando: “carpent tua poma nepotes”. Le assicuro che la mia piccola battaglia non è solo per una rivendicazione economica, ma è prevalentemente di natura giuridica e di giustizia sociale. Non ci sto a farmi fregare con una legge incostituzionale e illogica, con una legge che è un palese errore che i promotori difendono con motivazioni fatue per non voler ammettere di aver sbagliato. E i frutti che voglio far raccogliere ai nipoti, miei e di tutti gli altri, non debbono essere solo fatti da cose materiali, ma, soprattutto, da diritti rispettati, da politici onesti e da principi di alto valore etico.
    Cordialmente.

  15. Precisazione al Sig Cirioli
    Forse ho dimenticato di scrivere, ma non era difficile immaginarlo, che i Sig A e B hanno lavorato contemporaneamente, hanno cessato nello stesso momento, ed hanno pagato gli stessi contributi (su questo si è fatto cenno).
    Per il resto, quel che ho scritto è in italiano, lingua comunemente conosciuta: e la risposta rientra tra i vaniloqui.

  16. e basta, quante chiacchiere,
    e basta, quante chiacchiere, concordo nell’articolo, lo vogliamo capire che in italia il pubblico impiego è fallito, e che siamo sommersi di tasse per pagare i pensionati pubblici….maledetta sinistra, maledetta cgil…….non ci sono paragoni da fare Dott. Cirioli, solo chi lavora nel privato può capire alcune cose ed abituarsi al diritto AL lavoro, no come questi sciacalli nel pubblico impiego che scaldano sedie e sono sempre a lamentarsi, e finitela una volta per sempre…….

  17. Giovedì, alla Camera, si discute di modifiche
    Giovedì prossimo, 22 novembre, è prevista la riunione del comitato ristretto della Commissione lavoro alla Camera per discutere di:
    a) modifiche all’articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, in materia di ricongiunzione onerosa dei contributi previdenziali; b) disposizioni in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi e di estensione del diritto alla pensione supplementare.
    Con buona pace per tutti.

  18. ricongiunzioni onerose
    gentile dott. Cirioli
    sono una scongiunta, mi sono permessa, peccando di ubris verso il pubblico, di licenziarmi e passare al privato. E ora la nemesi: i miei contributi valgono, ma solo se li ripago, €353.000 in 163 rate, così pagando 50 anni di contributi potrò avere la pensione (a 74 anni non prima dovendo versarla all’INPS se mi basta!) come la collega rimasta nel pubblico.
    Lei parla di giovani, sono nata nel 1952,la riforma Fornero non mi è piaciuta, ma la condividevo, da qualche parte bisognava cominiciare, è toccato a me, pazienza e avanti.
    Questo ho sempre insegnato ai miei figli, senso del dovere, responsabilità. E sa dove sono ? una nel Nord Europa,al freddo, ma felicemente realizzata. L’altro in procinto di andarsene, appena si laurea. E non sono nè sfigati (laurati a 24 anni con laura quinquennale) nè bamboccioni:
    I miei figli, giovani e italiani pagano scelte scellerate. La loro madre e il loro padre continuano a lavorare, l’ironia della sorte ci vuole entrambi ex lavoratori pubblici.Siamo una famiglia di scongiunti e sparpagliati in giro pe ril mondo.
    E io dovrei accettare una norma che discrimina solo me? Perchè non hanno il coraggio di dire: da ora tutti con il contributivo, vedrà che festa in parlamento! Vedrà cosa si inventeranno! Lo sa che dal primo gennaio i parlamentari non versano più l’8% di contributi, come facevano fino al 31 dicembre, versano il 33% come noi mortali. E sa chi paga? Indovini.
    grazie
    Ida Bortoluzzi

  19. mio padre è nella stessa
    mio padre è nella stessa situazione
    TROPPI SOLDI PER IL RICONGIMENTO

    io mi chiedo se uno nella sua vita avesse accumulato tutti quei soldi vorrebbe anche la pensione?
    A casa fanno fatica a vivere e gli enti non vogliono ne dare la pensione ne restituire gli anni versati di contributi all’enasarco a mio padre……non é GIUSTO

    Ma nessuno vuole fare una causa comune?
    sono sicura che come mio padre ce ne sono tantissimi

  20. How to use beats by dre headphone?
    wbueia http://abc-louisvuittonoutlet.com fdxbwn http://www.canadagoosehut.com fazexp http://www.mymontblancforcheap.com sawexh http://beatsbydrecheapp.com nwdiis http://alouisvuittonoutlet-au.com kckzrx [url=http://abc-louisvuittonoutlet.com]louis vuitton handbags[/url] lsfnc [url=http://www.canadagoosehut.com]canada goose[/url] fwzhu [url=http://www.mymontblancforcheap.com]mont blanc[/url] rzchj [url=http://beatsbydrecheapp.com]cheap beats by dre[/url] qhpnke [url=http://alouisvuittonoutlet-au.com]louis vuitton bags[/url] ocko

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here