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L'analisi

Tutte le conseguenze delle storica sentenza della Corte costituzionale tedesca

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Am 17.1.1989 verhandelte der II. Senat des Bundesverfassungsgerichtes über die Verfassungsmäßigkeit des Bundeshaushaltsgesetzes für 1981. Damals hatte die SPD/FDP-Koalition die Kreditermächtigung für den Haushalt um 1,9 Millarden DM höher angesetzt als die für Investitionen vorgesehenen Ausgaben. Da nach Meinung der damaligen Opposition, der CDU/CSU-Bundestagsfraktion, hiermit gegen Artikel 115 des Grundgesetzes verstoßen wurde, hatten 231 Abgeordete der CDU/CSU-Fraktion am 6.9.1982 den Antrag beim Bundesverfassungsgericht gestellt, die Bestimmung über die damalige Kreditermächtigung für verfassungwidrig zu erklären. Artikel 115 verpflichtet, die Verschuldung unterhalb der für Investitionen vorgesehenen Ausgaben zu halten. Die Entscheidung in diesem "Abstrakten Normenkontrollverfahren" soll am 18. April 1989 verkündet werden.

Difesa dei poteri degli Stati. Richiamo al valore vincolante dei Trattati. Sono i due punti cruciali che rendono la sentenza della Corte Costituzionale tedesca emessa il 5 maggio un passaggio fondamentale per la vita dell’Unione Europea.

Gli Stati hanno legittimazione popolare e possono cedere poteri agli organismi comunitari soltanto quando ciò consegue da decisioni dei Parlamenti che rappresentano i cittadini elettori. Se gli Stati membri non vigilassero e la Corte di Giustizia europea non verificasse, “concederebbero agli organi dell’Ue un’autorità esclusiva sui Trattati, anche nei casi in cui l’Ue adottasse un’interpretazione giuridica che equivalga per l’essenziale a una modifica del trattato o a un’espansione delle sue competenze”.

I Trattati non possono essere bypassati: essi stabiliscono una ripartizione delle competenze fra Stati membri e organi sovranazionali che non può essere elusa: modifiche nel quadro dei poteri richiedono modifiche dei Trattati. La Corte di Giustizia non ha tutelato questa linea di demarcazione e ciò di fatto “consente alla Bce di espandere gradualmente il proprio ambito autonomo di potere; quanto meno, esonera in gran parte o completamente l’azione di Bce dal controllo giurisdizionale. Tuttavia, per salvaguardare il principio della democrazia e difendere le basi giuridiche dell’Unione europea, è indispensabile rispettare la divisione delle competenze”.

La decisione della Corte tedesca vincola la Bundesbank e il Governo di Berlino. Per questa via mette in discussione la linea strategica seguita dall’Ue dopo la crisi economica del 2008. I Trattati danno funzioni circoscritte alla Bce (stabilità monetaria ovvero controllo dell’inflazione); quando la crisi si acuisce, le divergenze fra le economie nazionali, già molto profonde, si allargano pericolosamente: gli Stati forti reggono, quelli deboli hanno crescenti difficoltà a sostenere il proprio debito. Whatever it takes è la risposta straordinaria a una situazione straordinaria – cioè non prevista dai Trattati che hanno come sfondo l’idea di una continua espansione (il problema è l’inflazione, non la crescita). Prolungata nel tempo, la risposta straordinaria diventa normale: tuttavia, essendo monetaria, non risolve i problemi strutturali, li attenua soltanto e – in cambio – inasprisce i problemi politici. Di fatto è una scorciatoia che sopperisce a revisioni dei Trattati o a iniziative decise dagli Stati (eurobond) che appaiono impraticabili dati i contrasti politici.

Il tempo delle scorciatoie è finito, decreta la Corte tedesca con tutto il peso dell’economia più forte d’Europa. Ciò consegna agli Stati e alle istituzioni quattro messaggi forti.

Primo: solidarietà è un concetto morale, non appartiene alla sfera dell’economia e tantomeno a quella della politica. Usarlo fra Stati, soprattutto se con insistenza, segnala propensione alla chiacchiera o intenti truffaldini. Chi è debole, come l’Italia, può contare solo sulle proprie forze: altrimenti cede ulteriori poteri di decisione sulla propria economia (modello Troika).

Secondo: la Francia ha lanciato una sfida per la supremazia in Europa (difesa comune; rapporti più stretti con Trump; tentativi, più o meno finti, di asse latino), ha dimostrato di non avere i mezzi (economia, alleanze) per reggerla e ora vede suggellata la sua condizione di junior partner – nel migliore dei casi – entro l’assetto duale del potere europeo.

Terzo: la Germania tutela con forza i propri interessi nazionali. E’ sovranista nei fatti. La congiuntura attuale, con lo scontro fra Stati Uniti, che le garantiscono sicurezza e riempiono di basi il suo territorio, e Cina, alleato economico, non la favorisce e quindi rimarca i rapporti di forza, stringe la presa nel suo più immediato campo d’azione.

Quarto: il richiamo al potere degli Stati non vale solo per l’economia o la Germania. La Polonia, messa sotto accusa dalla Commissione per aver violato l’indipendenza della magistratura, ha subito rivendicato il primato della legge nazionale. Ventisette Stati, così differenziati per storia e cultura, sembrano giunti al limite di un lungo e complicato processo di condivisione giuridica: gli interessi politici divergono e gli stratagemmi tecnici, che hanno dominato per tanti anni, funzionano più.

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