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La fine dell'epoca Violante

Tutto è pronto per l’offensiva al Cav. ma sul pentitismo sta calando il sipario

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 Il canovaccio è stato scritto con calma. Con precisione è stata studiata la tempistica. I protagonisti studiano da qualche anno e hanno avuto tutto il tempo per mandare a memoria le battute. Dopo quindici anni di indagini, il gip di Napoli si è deciso a chiedere l'arresto di Nicola Cosentino, fino a qualche giorno fa candidato più che certo alla Regione Campania. I fatti che lo inchioderebbero sono stati raccontati da pentiti di camorra. Il più loquace di essi è un cocainomane, riferiscono, con qualche problema psichico. Teatro delle malefatte di Cosentino è l'area tormentata che gravita attorno a Casal di Principe, nel casertano. Terra di camorra, dove le probabilità di morire con piombo in corpo sono più alte che in qualsiasi altra zona d'Italia.

Palermo, Napoli, Firenze, Milano: cioè il processo d'appello a Marcello Dell'Utri, come apripista alla preda grossa Berlusconi; le inchieste di camorra contro Casentino, a Napoli; le indagini sulle stragi del '93 a Firenze; il processo per corruzione in atti giudiziari nel capoluogo ambrosiano. Tutti sanno che è solo questione di tempo, al punto che è venuta meno perfino l'attesa, perché da queste Procure, come un sol uomo, altrettanti gip si facciano avanti per pronunciare il nome fatidico di Silvio Berlusconi.

Non deve sorprendere, perciò, che un Paese intero ostenti un disinteresse tanto smaccato per cronache tanto annunciate e prive ormai della benché minima suspence. Nessuno si è sorpreso quando da Palermo è giunta la notizia che nella memoria della Direzione investigativa antimafia al processo d'appello contro Dell'Utri è stato allegata una deposizione del pentito di mafia Gaspare Spatuzza che chiama in causa il presidente del Senato Renato Schifani. Colpevole, nel racconto di Spatuzza, di aver incontrato il boss Filippo Graviano e l'imprenditore Pippo Cosenza, in odore di mafia ma mai condannato. Per fare o decidere che cosa? Qui la memoria di Gaspare Spatuzza vacilla. Dopo diciannove anni ha trattenuto soltanto qualche nome. Nulla di più.

Spatuzza, le cui rivelazioni su Berlusconi e sulla genesi criminale di Forza Italia erano attese con l'ansia spasmodica di un romanzo di Tolkien, rischia di essere il necroforo di una lunga stagione giudiziaria scandita dal "pentitismo". Nato come filone di indagine da esplorare per disarticolare le organizzazioni del grande crimine, il "pentitismo" è subito entrato nella logica di una "gestione dinamica", per dirla con le parole di Giancarlo Caselli, uno dei più grandi registi del filone. Caselli costruì i processi a Giulio Andreotti, finiti come si sa. Quella stagione ha dato risultati su almeno due fronti: scarsi o irrilevanti nella lotta contro la mafia, devastanti nella manipolazione della vita politica.

L'attesa per il capitolo finale, quando Spatuzza o un suo sodale faranno il nome di Silvio Berlusconi, è a un livello piuttosto basso. La fucileria della stampa "anti" dovrà dannarsi l'anima per tenere desta l'attenzione dell'opinione pubblica se vuole evitare che la notizia decisiva venga salutata da un'alzata di spalle.

Comunque vada, sul pentitismo, dinamica o statica che sia stata la sua gestione, sta per calare il sipario. Lo sfruttamento intenso sul piano della lotta politica ne ha minato ogni credibilità. Luciano Violante, ideatore e architetto ineffabile di questa stagione, l'ha archiviata prima per primo. Con un libro, qualche intervista mirata e soprattutto con un rapido viaggio a Palermo per dire ai magistrati che lui, di un'intesa fra Stato e mafia non aveva mai sentito parlare.

Gaspare Spatuzza rischia perciò di arrivare fuori tempo massimo. Gli altri attori stanno smontando le tende. Ma stavolta il circo non avrà più altre piazze ansiose di ospitarlo. E forse a Silvio Berlusconi neanche servirà di presentarsi in televisione per convincere gli italiani della sua innocenza. Potrebbero essersi convinti già grazie a Gaspare Spatuzza.

 

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5 COMMENTS

  1. Qualunque cosa può andar
    Qualunque cosa può andar bene se serve a liberarci da questi politici mafiosi che appestano le camere e i palazzi, da destra a sinistra, corrotti e corruttori,marci dentro e pure ignoranti. La cosa che più mi schifa è che questo paese ormai è drogato, il peggio non ci indigna più…e scoprire che ogni due politici ci sono tre mafiosi suscita come risposta: è normale, si sa, sono tutti così. E basta… poi il silenzio della rassegnazioni. Siamo governati dalla mafia, lo sappiamo, e ci sta bene.
    Che tristezza, in altri paesi sarebbero scesi tutti in piazza, con forconi e fucili, a fare un falò di tutta questa porcheria strapagata e privilegiata!!!

  2. Non la fa troppo facile?Un
    Non la fa troppo facile?Un ministro brasiliano può dire che nel governo ci sono presenze fasciste,(fra l’altro senza che detto governo senta il dovere istituzionale,se non politico,di reagire).Ma il presidente del consiglio accusato di mafia è un’altra cosa.Vada a spiegare agli altri governi che si tratta di una barzelletta!Come dice lei certi magistrati hanno avuto anni per preparare queste mosse.Ed il centrodestra nei suoi anni di governo che ha fatto?Fino ad ora solo chiacchiere.Ed ora,forse,ne paga le conseguenze.

  3. Possibile che nessuno veda
    Possibile che nessuno veda in questo procedere della magistratura (con il beneplacito della sinistra) un GOLPE?
    Qui si sta cercando di abbattere un governo democraticamente eletto con la forza, mascherata da giustizia.
    Nessuno ha sposato Berlusconi, alla fine del mandato, se non ha soddisfatto, gli Italiani DEMOCRATICAMENTE lo potranno sostituire, ripeto DEMOCRATICAMENTE non così. Questa è dittatura.

  4. Servi del padrone negli anni di piombo immacolati cavalieri oggi
    Tutto è marcio o mafioso o drogato in Italia… meno male che almeno si sono salvati i magistrati, intemerati e ineccepibili. Che fortuna per noi, in mezzo a questa porcheria strapagata e privilegiata, almeno loro no. Che bellezza, che si siano radunati lì.

  5. Si sa, si sa…
    ….come sono finiti i processi a Andreotti. Associazione per delinquere, prescrizione – Associazione di tipo mafioso, assoluzione. Proprio cattivi questi magistrati, uno se ne sta lì tranquillo e beato e proprio quando credi di averla fatta franca ti arrivano e pretendono che tu risponda a delle domande… che mondo.
    http://www.diritto.net/content/view/709/8/

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