Il sindaco contro i similmatrimoni

Tutto il club Cirinnà va a Cascina

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Da quando Susanna Ceccardi, la combattiva “ragazzetta” della Lega Nord (così definita dal suo incauto e sfortunato avversario, sindaco del PD uscente), a capo di una coalizione di centrodestra ne è diventata sindaco, Cascina  –  40mila abitanti, secondo comune della provincia di Pisa – si è trasformata in una specie di centro del mondo, anzi un umbilicus del rancore, un vero e proprio buco nero nella galassia della sinistra toscana, e non solo. E dire che prima di giugno moltissimi non sapevano neppure se si pronunziava Càscina o Cascìna, con una netta prevalenza statistica della seconda, sbagliata.

Per la verità nelle elezioni di giugno sono sfuggiti al PD altri importanti comuni toscani, primo fra tutti Grosseto, che ha eletto trionfalmente, alla testa di una lista civica di centrodestra, il popolarissimo Antonfrancesco Vivarelli Colonna. E poi Montevarchi, in terra di Maria Elena Boschi, dove i democrats sono stati umiliati dalla bravissima Silvia Chiassai. E poi anche altri, mentre Arezzo aveva già cambiato di segno l’anno scorso: altra memorabile batosta per MEB! 

Ma Cascina fa un male un po’ speciale: riserva di grande tradizione di sinistra, è sempre stata un retroterra di sicura affidabilità comunista e poi piddina per la città di Pisa, che certo di centrodestra non è, eppure talora ha barcollato, come quando Patrizia Paoletti Tangheroni di Forza Italia arrivò clamorosamente al ballottaggio e ancor più clamorosamente perse con una differenza di appena duemila voti, combattendo contro un capillare apparato propagandistico  e contro l’incredula indifferenza – i maligni dicono anche contro una non tanto velata ostilità -di settori importanti del suo partito.

Cascina fa un male un po’ speciale, e dal giorno dopo le elezioni, passato il primo momento di sbigottita confusione mentale, è cominciata la caccia all’errore amministrativo e comunicativo: abbiamo assistito perfino a un esilarante processo retrospettivo a Susanna Ceccardi per una frase sulla canzone Imagine postata mesi prima su un social.

Cascina fa davvero un male speciale, così speciale che sabato 17 sarà schierato in città un poderoso team di sostenitori delle “unioni civili”, praticamente una specie di formazione di guerra, e saliranno sul palco Monica Cirinnà, Senatrice PD – prima firmataria della Legge sulle unioni civili e Sergio Lo Giudice, Senatore PD – membro della Commissione straordinaria Diritti Umani del Senato. A seguire ci saranno gli interventi di Francesca Chiavacci, Presidente Nazionale ARCI, Paola Natalicchio di Sinistra Italiana, Gabriele Piazzoni, Segretario nazionale Arcigay, e ancora Regina Satariano, presidente Associazione Consultorio Transgenere, Roberta Vannucci, presidente nazionale Arcilesbica. Ma cosa è successo, da causare la trasferta di un così poderoso schieramento di “famosi”?

Per farla breve è successo che Susanna Ceccardi ha esternato con decisione la sua contrarietà alla legge sulle unioni civili e alle celebrazioni similmatrimoniali che ne conseguono, e ha dichiarato che si avvarrà di tutti gli strumenti che gli esperti legali le consiglieranno per rimarcare la sua contrarietà politica. Ovviamente, e ci vuole poco a dedurlo, nel pieno rispetto della legge della Repubblica Italiana e nella consapevolezza degli obblighi propri del Comune. Apriti cielo! Recriminazioni a bizzeffe sui toni, sul linguaggio, sui contenuti della presa di posizione – e passi, ci mancherebbe – ma al di là delle legittime divergenze su toni e stile, è emerso un accanimento ad personam, con visita di cortesia di tutto il pullman dei famosi, palesemente con l’intento di mettere in soggezione mediatica la “ragazzetta”.

Il club Cirinnà-Lo Giudice e associati non è soddisfatto di aver ottenuto per imposizione di Renzi una legge pessima con modalità almeno discutibili sotto il profilo della correttezza parlamentare. Il club vuole l’adesione entusiastica dei sindaci, con tante foto ricordo, e ogni dubbio, ogni voce perplessa o contraria deve essere intimorita con la parata di celebrità: insomma il solito “Io so’ io e tu…" eccetera eccetera.

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