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La crisi della finanza e il boom del vino

Tutto per sapere come i mercati hanno toccato il fondo (del barile)

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E’ un segreto ben nascosto ma il migliore investimento negli ultimi dieci anni non e’ stato il mattone, ne’ il petrolio o le azioni Apple ma una cassa di vino, Lafite Rotshchild per l’esattezza. E non e’ stata l’eccezione, i vini piu’ prestigiosi sono moltiplicati in valore grazie alla dirompente domanda russa e cinese per degli status symbol piu’ ricercati. [1]

Puo’ sembrare poco intuitivo, ma osservando mercati meno ortodossi (soprattutto se riflettono decisioni private fatte da operatori nei mercati principali) si possono osservare trend molto interessanti. Nelle ultime settimane a Londra sono usciti due pezzi di ricerca molto interessanti sul mercato del Vino (e parlando dei Grand Vins bisogna utilizzare un pluralis maiestatis) e su come questi mercati si stiano comportando.

Il Livex 100 e’ l’equivalente dell’S&P 100 applicato al vino, ed include i vini piu’ rilevanti al mondo per investimento. La lista farebbe commuovere Veronelli (Yquem, La Tache, Lafite, Latour, Mouton etc.) e solamente due vini non sono francesi, Sassicaia ed Ornellaia, e nessun vino tedesco e’ incluso (l’approccio renano ai problemi puo’ tenere in ordine i conti ma difficilmente produce buon vino). Gli aquirenti di questi vini sono un mix di antica nobilta’, ordinata borghesia in loden, noveaux riches e, in un crescendo globalizzato, russi e cinesi in cerca di status. 

Le due ricerche si sono soffermate su un trend interessante. Il Liv-Ex si e’ comportato in maniera simile ai principali mercati nel 2011 e cio’ e’ dovuto principalmente ad un rallentamento della domanda orientale, comportandosi non troppo diversamente dai titoli quotati a Piazza Affari, con tanto di articoli parlando di crisi, bolla oramai esplosa etc.. La conclusione che ne hanno tratto gli analisti di NewEdge e’ che il prezzo del Liv-Ex e’ un buon predittore dei corsi azionari, o detto piu’ semplimente se si spende molto in vino le cose andranno bene…

Bene nelle ultime settimane c’e’ stata una corsa dei grandi wine merchants (l’equivalente delle banche d’affari nel mercato nel vino) a comprare, discretamente come tutti i negozianti di Pall Mall, qualsiasi cosa ai prezzi attuali. Ad esempio il prezzo di 6 magnum (equivalente di 12 bottiglie comuni) della vendemmia 1971 de La Tache, il vino dei vini, a EUR 140,000 (piu’ IVA) e’ ritenuto un ottimo affare.

Non e’ uno scherzo ed il gin martini al Duke’s e’ servito in bicchieri piu’ piccoli di una volta, qui si anticipa l’intervento della ECB, festeggiando con vini italiani e francesi.

 


[1] Anche il wine merchant piu’ scafato racconta imbarazzato di come i propri clienti a Shanghai amino mostrare la nuova ricchezza al mondo, quindi non importa se il Bourgogne si sposa male con la cucina del Sichuan, via con shots di vino e mi raccomando, che l’etichetta sia ben visibile agli altri tavoli…

 

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