Twitter si scusa per Trump. E l’Isis?

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Twitter si scusa per Trump. E l’Isis?

22 Maggio 2017

Il cofondatore di Twitter, Evan Williams, ha chiesto pubblicamente scusa in un’intervista al New York Times per il contributo che il social media potrebbe aver dato alla vittoria elettorale di Donald Trump. “E’ stata un brutta cosa, perchè senza Twitter molto probabilmente non sarebbe diventato presidente”, ha detto Williams, aggiungendo, “Mi dispiace”. Saranno davvero una massa d’imbecilli questi americani, a questo punto. Robba da annullarle queste elezioni democratiche che nessuno riesce a digerire. Chissà.

Eppure sorprende che ci voleva Trump per fare alzare le antenne ai signori dei social network. Ci voleva Trump perché qualcuno dicesse che il web è un Far West. Ma sarà stato mai il Don a renderlo tale? Evidentemente non bastavano i video di ragazzi bullizzati, i ricatti sessuali, gli abusi sessuali in diretta Facebook da jihadisti, i filmati di sgozzamenti, i tutorial su come sbudellare gli “infedeli”. Niente di troppo rilevante se paragonato all’elezione del nuovo inquilino della casa Bianca. 

Gli ultimi dati in circolazione – risalgono ad almeno due anni fa – e raccontano di oltre 133 mila tweet da 46 mila profili, di cui oltre 1.500 condividono più di 50 contenuti pro-jihad, con picchi fino a tre volte superiori. È questa, anzi molto maggiore, vista l’anzianità dei numeri, la potenza dello Stato Islamico su Twitter. I risultati arrivavano da un campione che anima le 63 pagine del loro The Isis Twitter Census, uno studio in grado di restituire una inedita demografia dei supporter del Califfato di Al Baghdadi sul social network. Le pagine descrivono il jihadista tipo: sette tweet al giorno, in tre quarti dei casi in arabo (e in uno su cinque in inglese), che raggiungono in media 1004 follower.

Forse i signorini della Silicon Valley avrebbero fatto meglio a scusarsi dell’Isis, per esempio.