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L'Orientale

Ucraina e Crimea, l’Italia non ceda ai separatismi

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Sulla vicenda Ucraina e in venti di guerra in Crimea, l'Italia di Renzi e del ministro degli esteri Mogherini sembra allinearsi alla posizione europea e tedesca: condanna di ogni intervento militare, rispetto della sovranità e della integrità territoriale, ma nello stesso tempo dialogo e sanzioni antirusse messe in freezer. Sullo sfondo, secondo indiscrezioni giornalistiche, la possibilità che la Ue non ostacoli una separazione consensuale tra Kiev e la Crimea sul modello cecoslovacco.

Putin almeno a parole sembra voler scendere a compromossi dopo la zampata del weekend: per ora nessun intervento armato ma la Russia si riserva di decidere in base ai suoi interessi nell'area. Il ministro degli esteri tedesco resta pessimista: dopo l'incontro con il suo omologo russo Lavrov ha fatto sapere che passi avanti sostanziali da un punto di vista diplomatico non sono stati fatti.

Sappiamo a che interessi si riferisce Putin: nell'epoca post-Guerra Fredda la Russia ha visto crollare la sua area di influenza occidentale dalla ex DDR indietro fino alla Ucraina e il terrore del Cremlino rimane l'entrata di Kiev nella NATO: per la Russia sarebbe un colpo mortale. Così, dalla Guerra in Georgia ai presumibili piani russi per il decennio in corso, la missione di Mosca è stata e sarà restaurare un'area di influenza regionale che dalla Bielorussia alla Polonia fino al Mar Nero protegga i suoi confini regionali..

Se Putin persegue un simile obiettivo, viene da chiedersi come il Cremlino prenderebbe una accettazione supina della separazione tra Crimea e Ucraina: probabilmente come un segnale che si può andare avanti nella sua politica neoespansionista, rafforzata dal rebuild militare degli ultimi anni. Il rischio di un Occidente insensibile alle richieste democratiche, inoltre, spingerebbe sulla stessa strada seguita da Mosca altre potenze che democratiche non sono come Cina (nei mari) e Iran (per es. con il Bahrain).

Sappiamo che l'Italia, come la Germania e buona parte dell'Europa, sono "gas-addicted" di Mosca e che la battaglia per le risorse energetiche rappresenta un punto fondamentale nelle trattative tra le diplomazie internazionali. La crisi in Crimea e i piani di Mosca nel futuro prossimo dimostrano però che se da una parte per la Ue diventa sempre più urgente una diversificazione delle forniture energetiche dall'altra che non bisogna cedere alle ipotesi separazioniste: la transizione della Ucraina verso la democrazia e l'economia di mercato dopo il collasso dell'Urss rendono Kiev frontiera ineludibile per un'Europa capace di tutelare i suoi interessi geopolitici verso Oriente.  

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