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L'Orientale

Ucraina, se Stanishev dà la sveglia al Pse

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Il parlamento russo ha votato all'unanimità l'autorizzazione della richiesta fatta da Putin di schierare le truppe del Cremlino in Crimea, la penisola dell'Ucraina sulla costa settentrionale del Mar Nero. Una provocazione che arriva dopo la richiesta di non intervenire con le armi fatta ieri dalla Casa Bianca e dalle altre cancellerie occidentali. Le truppe russe e non meglio identificate milizie locali avevano già preso il controllo della Crimea, una provincia storicamente pro-russa, prima della dichiarazione di Putin.

Al Congresso del Pse in corso a Roma, il presidente dei socialisti europei, Serghei Stanishev, ha detto: ''Dobbiamo aiutare l'Ucraina a restare democratica, unita come nazione e vicina all'Europa'' chiedendo "chiarezza" sugli eventi in corso. Stanishev, ex premier della Bulgaria, ha origini ucraine, e negli ultimi anni con il leader socialista Parvanov ha giocato un ruolo importante nel favorire una politica estera pro-occidentale, rafforzando l'integrazione della Bulgaria nel blocco euro-atlantico in stretta partnership con Washington.

Gli eventi in Crimea, la zampata di Putin, l'allarme di Stanishev, sembrano aver superato il detto, e il non detto, del Governo italiano e del Pd sulla vicenda. L'Ucraina è un Paese legato al nostro dalla importante comunità che risiede in Italia e per le politiche di investimenti destinate a unire i due Stati. Il premier Renzi non ha commentato la prova di forza di Putin. Il ministro degli esteri Mogherini ha detto che l'Italia "appoggia pienamente" la dichiarazione congiunta di Polonia, Germania e Francia, sulla "necessità di affrontare le sfide in modo inclusivo". Per Mogherini occorre "promuovere il dialogo per la pace", serve dialogare con la Russia, anche se, evidentemente a Mosca non ci sentono. Lo smembramento della Ucraina secondo Mogherini sarebbe "l'ipotesi peggiore".

Per il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che nelle ultime ore ha partecipato ai lavori della Nato a Bruxelles, l'invasione militare russa della Crimea "andrà valutata". Tace il responsabile esteri del Pd, Filibeck, mentre secondo il viceministro degli esteri, Pistelli, "non possiamo permetterci un episodio da Guerra Fredda nel cuore dell'Europa", esattamente cosa sta accadendo in Crimea.

La realtà è che dopo la Georgia il neo-imperialismo russo prosegue in Ucraina, considerata alla stregua di una colonia e lasciata fino all'ultimo nelle mani di un leader, Yanukovich, fedele a Mosca e con le mani sporche di sangue. L'Europa non riesce a farsi sentire, ma ancora più grave è il disimpegno di Obama. Dopo il dispiegamento delle truppe russe, il Presidente Usa si è limitato a dire che "gli Stati Uniti sono al fianco della comunità internazionale nell'affermare che ci saranno dei costi per ogni intervento militare in Ucraina". Non è un messaggio rassicurante per gli ucraini. Mentre l'Occidente pensa di negoziare, Putin agisce con le armi.

Sappiamo che la Russia è determinante per dare vita a un'area euro-mediterranea che sia in grado di essere competitiva con le economie emergenti asiatiche e dell'America Latina, si pensi alla strategica partita del gas. Ma Mosca è sempre stata storicamente divisa tra la sua natura europea, la "Terza Roma", e le pulsioni asiatiche, le spinte ricorrenti a dominare anche con la forza il Caucaso e l'Asia Centrale. Per il Cremlino è venuto il momento di scegliere tra l'essere un pezzo destabilizzante dell'area euro-mediterranea, cedendo alle sue nostalgiche rivendicazioni egemoniche, oppure integrarsi con l'Europa. Le truppe inviate in Crimea non sembrano marciare nella direzione giusta.

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