Udc in bilico tra Pdl e Pd. Ma tra i centristi c’è voglia d’intese col Cav.

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Udc in bilico tra Pdl e Pd. Ma tra i centristi c’è voglia d’intese col Cav.

11 Giugno 2009

“Un dc senza potere è un dc a metà. E di questo soffre moltissimo”. La citazione di democristiana memoria, rimbalza tra via dell’Umiltà e via dei Due Macelli nella settimana-clou che precede i ballottaggi nei Comuni e nelle Province al voto il 21 giugno.  E racconta, seppure a grandi linee, cosa si muove nell’alveo del centrodestra dopo la messe di enti locali strappati al centrosinistra. Il Pdl, forte del consenso elettorale e del patto di ferro con la Lega, ora punta all’intesa coi centristi per chiudere il cerchio, soprattutto al Sud.

Berlusconi ha tracciato la via: riaprire il dialogo con l’Udc, soprattutto a livello locale. I tre triumviri del Pdl stanno sondando il terreno. E Rotondi, leader democristiano del Pdl, ribadisce l’opportunità che il suo partito riprenda a parlare con Pierferdinando e i suoi uomini. Come dire: è arrivato il tempo. Il primo passo è “parlare” – premette il ministro per l’Attuazione del programma  – “poi può darsi che le convergenze matureranno più in là, ma non si può stare nel Ppe da separati in casa”.

Anche tra i centristi c’è una certa voglia di Pdl (per ora sottotraccia, ma c’è). O meglio, di riannodare il filo della matassa che un tempo era la Casa delle Libertà. Non per rifare quello che non c’è più, anche perché la linea del leader  va nella prospettiva di un “grande centro” a lungo mitizzato ma ancora da edificare; piuttosto il tentativo di impostare un’alleanza “per quanto possibile organica”, ipotizza un dirigente nazionale del partito che argomenta la riflessione coi dati delle amministrative sotto mano. E tra i vertici centristi c’è chi sposa la linea filo-berlusconiana per piantare bandierine con la Vela nelle piazze che la sinistra, questa volta, rischia grosso di perdere.

Al primo turno il partito di Casini ha corso con propri candidati nell’80% dei casi, nel 15% sostenendo candidati del Pdl e nel 5% dei casi quelli del Pd: “Già questo quadro fa capire che la tendenza, in via generale, è orientata verso il Popolo della Libertà anche se ciò non vuol dire subire diktat o dover siglare intese per forza, se candidati e programmi non ci piacciono”, ripete lo stesso dirigente centrista.
Lo snodo di possibili convergenze lette in prospettiva, è proprio questo. Almeno nell’immediato.

Tuttavia restano i “se”. Uno su tutti: il valuteremo caso per caso, declinato da Casini all’indomani del risultato elettorale.  Il concetto riporta alla tattica delle “mani libere”, eppure nei ranghi centristi c’è chi auspica che alla fine, il capo “scelga da che parte stare”. Sulla partita delle amministrative l’orientamento prevalente è quello di confermare le alleanze locali con il Pdl sancite al primo turno: è il caso della Campania, della Sicilia, della Sardegna e della Toscana. I centristi giurano che non faranno mai accordi con un Pd che sta con la sinistra radicale e con Di Pietro: è la pregiudiziale posta sui tavoli locali, eppure sembrano profilarsi alcune eccezioni che non confermerebbero la regola.

Ad esempio il Piemonte, dove il candidato centrista alla presidenza della Provincia Michele Vietti col 4,6% al primo turno,  rischia di essere l’ago della bilancia nella sfida diretta tra Claudia Porchietto del Pdl (41,5%) e Antonino Saitta del Pd (44,3%). Qui le carte non sono ancor scoperte e si lavora di tattica. Lo stesso Vietti a Porta a Porta non si è sbilanciato ripetendo il refrain del suo leader:  decideremo sulla base delle proposte programmatiche e del profilo (moderato) del candidato. Ma nelle file del partito della Vela c’è chi ipotizza un probabile feeling (elettorale) col Pd e non lo esclude neppure per la piazza di Taranto, anche se in Puglia le trattative col Pdl sono avviate. A Brindisi, invece, l’intesa Udc-Pd pare già cosa fatta, al punto che la chiusura della campagna elettorale sarebbe già stata definita, con tanto di big nazionali in campo e sul palco: D’Alema e Casini.

Diverso il caso Cosenza. Qui la sfida diretta per la presidenza della provincia è tra Giuseppe Gentile del Pdl (37,2%) e il candidato del centrosinistra Mario Oliverio (46,9%), ma il 10,4% incassato dall’Udc Roberto Occhiutto sarà determinate ai fini degli apparentamenti. L’accordo c’è ed è col Pdl: è stato raggiunto proprio ieri e per lunedì in Calabria sarà ufficializzato nella conferenza stampa alla quale parteciperanno anche il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri e il vicepresidente vicario Gaetano Quagliariello.  

Dunque, le diplomazie dei partiti sono al lavoro e non c’è dubbio che per quanto riguarda il campo del centrodestra, molto del dialogo futuro con l’Udc dipenderà dall’esito degli apparentamenti in vista del 21 giugno.

C’è un’altra questione sulla quale nel partito di Casini si registra un certo malumore. Ha a che fare con la tornata elettorale ma riguarda più direttamente le europee. Il partito ha portato a casa quasi un punto percentuale in più rispetto al 2004 e alle politiche 2008 e da questo punto di vista gli animi sono sereni, anche perché “siamo riusciti  ad ottenere un risultato positivo pur in una fase in cui si cerca di polarizzare lo scontro politico”, spiegano dai ranghi centristi.

Il punto non è questo. Semmai, i malumori riguardano le candidature decise dal partito (quindi dal suo leader): sono cinque gli eurodeputati che voleranno a Strasburgo (nel 2004 erano tre), ma nelle teste di lista, cioè in posizione di elezione sicura – è la critica dei militanti Udc – si sarebbe preferito puntare su “personalità esterne al partito con un’immagine forte e riconosciuta dall’opinione pubblica” che su parlamentari e comunque dirigenti che conoscono il territorio. Nel mirino finiscono così le candidature “blindata” di Magdi Cristiano Allam, del principe Emanuele Filiberto di Savoia (poi rimasto fuori da Strasburgo), di Tiziano Motti, imprenditore emiliano e dello stesso Ciriaco De Mita (ex Pd). Insomma su cinque eletti, solo due hanno l’Udc nel proprio di dna: Carlo Casini (storico presidente del Movimento per la Vita) e Francesco Romano Saverio, coordinatore regionale della Sicilia.

Certo,  puntare su personaggi noti o provenienti dalla società civile è la strategia ormai adottata da tutti i partiti per intercettare più voti possibili, anche oltre i recinti identitari. E del resto il Cav. lo ha capito per primo. Ma è altrettanto vero che certe mosse “hanno creato un po’ di scompiglio”, ammette il dirigente centrista.

 Messaggi per Casini: a breve e lungo termine. Con una chiosa, anche qui di democristiana memoria, che rimanda a possibili convergenze col Pdl: “In politica si può sempre dialogare, recuperare…”
Pure se il divorzio tra Berlusconi e Casini non è stato consensuale.

 
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