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Ue, chiuso il deficit l’Italia ha bisogno delle riforme

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I conti tornano. "Merito di tutti gli italiani e dell'azione dei precedenti governi", così Enrico Letta commenta la raccomandazione dei tecnici Ue sulla chiusura della procedura per deficit nei confronti dell'Italia, comunicata via Twitter dal commissario Tajani. Il primo segnale l'Italia è riuscita a darlo, rispettando l'obiettivo del deficit al 3% rispetto al Pil 2012, che dovrebbe continuare a scendere seguendo il programma di stabilità condiviso da Roma con Bruxelles. Il risultato, sbloccare 12 miliardi che a Letta e ai suoi ministri servono come pane e che nel 2014 si spartiranno i Paesi virtuosi e in grado di rispettare il patto di stabilità. Ma la notizia è che abbiamo fatto bella figura, davanti ad altri Paesi, come Spagna, Francia, Olanda, per i quali adesso si chiede più tempo per dare una sterzata al deficit eccessivo. Dopo Cipro, il prossimo capitombolo potrebbe essere quello di Malta. Per 4 anni gli italiani si sono sacrificati oltre le peggiori previsioni, hanno accettato la "cura Monti" e adesso si può tornare a respirare, ma facendo attenzione, perché Bruxelles, ingorda, dopo i conti pubblici ora vuole risultati sul piano delle riforme, come sottolinea Barroso. E anche sui conti dobbiamo continuare a vigilare. L'Imu ha reso l'equilibrio dei conti pubblici un obiettivo ancora più ambizioso. Le clausole di salvaguardia sottoscritte a suo tempo dai governi italiani pesano. E l'outlook dell'Ocse, che prefigura un ribassamento ulteriore del Pil e ancora disoccupazione per tutto il 2013, è una tegola che non ci voleva. Ma forse il peggio è passato.

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