Ue. Corte di Giustizia condanna l’Italia per le Golden Shares
26 Marzo 2009
di Redazione
La Corte di giustizia europea ha condannato l’Italia per le azioni speciali (golden shares) riservate allo Stato in determinate società per azioni. L’Italia, si legge in una nota della Corte europea, ha violato le regole del Trattato Ue sul libero stabilimento e la libera circolazione dei capitali.
La sentenza precisa che il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 10 giugno 2004 relativo, appunto, alla definizione dei criteri di esercizio dei poteri speciali detenuti dalla Stato per l’applicazione delle norme per l’accelerazione delle procedure di dismissioni di partecipazioni dello Stato e degli enti pubblici in società per azioni, "è formulato in modo generico ed impreciso".
Per i giudici Ue la mancanza di precisione sulle circostanze che consentono di esercitare questi poteri pregiudicano gli investitori che non sanno quando questi poteri possono trovare applicazione. Nel mirino i poteri speciali di opposizione all’assunzione da parte di investitori di partecipazioni rilevanti, che rappresentino almeno il 5% dei diritti di voto, e alla conclusione di patti o accordi tra azionisti che rappresentino almeno il 5% dei diritti di voto; veto all’adozione delle delibere di scioglimento delle società, di trasferimento dell’azienda, di fusione, di scissione, di trasferimento della sede sociale all’estero, di cambiamento dell’oggetto sociale, di modifica dello statuto che sopprimono o modificano i poteri speciali, la nomina di un amministratore senza diritto di voto. Una di queste clausole, ricorda la Corte, è stata inserita negli statuti di ENI, Telecom Italia, Enel e Finmeccanica.
"Ciò – si legge – scoraggiarerebbe gli investitori che intendono stabilirsi in Italia al fine di esercitare un’influenza sulla gestione delle imprese. Inoltre esso va oltre quanto necessario".
