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Ue, Dichiarazione di Roma: la Polonia minaccia e Merkel & Co. frenano sull’ “Europa a più velocità”

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La Dichiarazione di Roma verrà firmata da tutti i 27 Paesi dell’Ue. Secondo alcune indiscrezioni è stato raggiunto un accordo di massima tra gli sherpa dei 27 sul testo finale della dichiarazione. Dunque, rientra, almeno per ora, la posizione critica della Polonia che proprio ieri per bocca del leader del partito di governo Diritto e giustizia (Pis), Jaroslaw Kaczynski, aveva annunciato la sua ferma opposizione all’ “Europa a più velocità” ventilata dai più importanti leader europei, minacciando dunque di non firmare la dichiarazione finale.

Le celebrazioni per i 60 anni dalla firma dei Trattati, infatti, dovevano essere l’occasione per suggellare la nascita dei diversi livelli di integrazione, così come prospettata dai leader dei quattro paesi più popolosi dell’Ue (Francia, Italia, Germania e Spagna) al vertice di Versailles. Invece, i big d’Europa hanno dovuto prestare ascolto ai moniti lanciati dai Paesi dell’Est Europa del gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) che si sono detti sempre scettici di fronte all’ipotesi delle “diverse velocità di integrazione”, sicuri che questa situazione avrebbe certificato l’esistenza di Paesi di serie A e paesi di serie B.  

Non a caso, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, cogliendo il messaggio di Visegrad, era stato esplicito nel sottolineare che il 25 marzo a Roma la Dichiarazione per il 60/o anniversario della firma del primo trattato europeo avrebbe dovuto sottolineare prima di tutto il concetto di "unità" dell' Unione europea. Parole, quelle di Tusk, non pronunciate a caso. Il presidente del Consiglio Europeo sa molto bene di essere uno dei motivi dell’opposizione polacca, dato che proprio il suo Paese, la Polonia appunto, in occasione della sua rielezione alla presidenza del Consiglio Ue è stata l’unica ad esprimere parere negativo per la sua riconferma. Motivo? Tusk non è gradito all’attuale governo polacco. E quest’ultimo ha colto l’occasione per lanciare un monito chiaro proprio in vista del Consiglio Europeo di Roma.

Ecco perché Tusk ha calibrato bene le parole per tendere una mano al suo Paese. Ed ecco perché la diplomazia europea si è fatta sotto per cercare un compromesso sul testo. Infatti, mentre la prima bozza faceva esplicito riferimento al discorso della “diverse velocità” ("Gli Stati membri lavoreranno insieme per promuovere il bene comune, nell'intesa che alcuni di noi possono avvicinarsi, andare più lontano e più velocemente in alcune aree, tenendo aperta la porta a chi vorrà unirsi successivamente"), la bozza dell’accordo dovrebbe suonare più o meno così: “Agiremo insieme ogniqualvolta sarà possibile, a differenti ritmi e intensità qualora necessario, come abbiamo fatto in passato entro la cornice dei Trattati e lasciando la porta aperta a coloro che vorranno aggiungersi dopo. La nostra Unione è indivisa e indivisibile”.

 

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